Uno dei quattro reattori della centrale atomica lungo il Rodano, a 120 chilometri dal’Italia è sotto esame in questo periodo per decidere se spegnerlo definitivamente e disattivarlo oppure prorogarne l’attività per altri dieci anni. Si tratta di un reattore entrato in funzione quasi 50 anni fa e che ha avuto in passato qualche problema anche per il rilascio eccessivo di trizio radioattivo. I dati delle radiazioni radioattive fornite dalla Francia ipotizza per i cittadini piemontesi una dose complessiva di poco più di 0,1 milliSievert. Ma i conti non tornano. Esiste, difatti, una soglia riconosciuta a livello internazionale denominata soglia di non rilevanza radiologica” che è di 0,010 millisievert all’anno. Dobbiamo pretendere che una nuova Valutazione di impatto ambientale tenga nel debito conto anche il numero delle persone esposte, specialmente in Piemonte e in Valle D’Aosta


L’analisi di GIAN PIERO GODIO, Osservatorio dei Cittadini sul nucleare *

Il Bugey è una regione della Francia, relativamente vicina a Lione, e la centrale nucleare che prende il nome da questa regione sorge a Saint-Vulbas, lungo il Rodano. È una delle più importanti della Francia, con in funzione quattro reattori da 2.785 MW termici ciascuno. Uno di questi reattori nucleari, il numero 3, è sotto esame in questo periodo per decidere se spegnerlo definitivamente e disattivarlo oppure prorogarne l’attività per altri dieci anni. Si tratta di un reattore entrato in funzione quasi 50 anni fa e che ha avuto in passato qualche problema anche per il rilascio eccessivo di trizio radioattivo. 

I movimenti ambientalisti francesi ne richiedono da tempo la chiusura, mentre Électricité de France (Edf, proprietaria dell’impianto) propone di allungarne la vita di altri dieci anni con una procedura di valutazione di impatto ambientale che coinvolge anche l’Italia. La documentazione presentata da Edf è pubblicamente disponibile nel sito https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/11992/18692, ma non mostra le curve di dose di radiazioni in caso di incidente grave, e si limita a dichiarare che in l’Italia, trovandosi a 120 km da questa centrale, si sarà soggetti ad una dose complessiva di poco più di 0,1 milliSievert. Questo valore appare però assai sottostimato, dato che, ad esempio, le stime effettuate dalle autorità italiane per un incidente nucleare grave alla centrale francese di Saint Alban, che è più lontana di circa 30 km, indicano in Piemonte una dose alla popolazione molto maggiore, specie per i bambini e già nei primi quattro giorni dall’incidente, come mostrato dalla documentazione ufficiale pubblicata dal Dipartimento italiano della protezione civile.

Oltre a richiedere una più completa e convincente valutazione del rischio di esposizione per la popolazione italiana, sarà importante far notare che esiste una soglia riconosciuta a livello internazionale denominata “soglia di non rilevanza radiologica” che è di 0,010 millisievert all’anno, e pretendere che le centrali nucleari francesi non sottopongano il territorio italiano ad esposizioni superiori a tale valore, tenendo nel debito conto anche il numero delle persone esposte, specialmente in Piemonte e in Valle d’Aosta. D’altronde, se gli italiani hanno scelto, con ben due referendum, di non volere correre rischi derivanti dalle centrali nucleari nel nostro paese, non si vede la ragione per la quale dovrebbero accettare passivamente di essere esposti ai rischi derivanti dalle centrali nucleari francesi, sebbene si tratti di rischi indubbiamente minori grazie alla distanza e alla presenza della catena protettiva delle Alpi.

(*) https://www.facebook.com/osservatoriosulnucleare

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Già tecnico dell’Enea di Saluggia, presidente di Legambiente Piemonte ed autorevole esponente di Pro Natura. Memoria storica e attivista infaticabile del movimento antinucleare italiano, si batte da trent’anni per mettere in sicurezza le scorie radioattive sparse nel nostro Paese, ancora oggi ospitati in siti inidonei o a rischio per la sicurezza del territorio.