Costruire un rigassificatore nella zona protetta per la tutela di un bene dell’umanità Unesco e un metanodotto in piena area archeologica è l’ennesima forzatura funzionale agli interessi dei grandi player dell’energia: Enel e Snam. Il luogo del misfatto è uno dei simboli della civiltà mediterranea, patrimonio dell’umanità, trattato come area di servizio per il fossile. Un territorio fragile, con alti tassi di disagio sociale ed economico è usato come area di sacrificio perché considerato politicamente debole. I territori poveri sono più “utilizzabili”. Le comunità stanche sono più “governabili”. Il fatalismo e l’indifferenza sono i perfetti alleati del potere. Difendere la Valle dei Templi non è una battaglia “ideologica”; opporsi a un rigassificatore non è roba “da ambientalisti radicali”; chiedere coerenza con la transizione ecologica non è “ingenuità”. Non tacere è un dovere civico


◆ Il commento di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la Sostenibilità

Area portuale e molo di attracco di Porto Empedocle

Quello che accade ad Agrigento non è una svista. Non è un errore tecnico. Non è nemmeno una “complessità amministrativa”. È una responsabilità politica. Da anni gran parte della politica sa perfettamente che dietro il progetto di un rigassificatore in “buffer zone” Unesco e del metanodotto in area archeologica non c’è alcuna “necessità strategica” per il territorio, ma solo l’ennesima forzatura funzionale agli interessi dei grandi player dell’energia: Enel e Snam. Il luogo del misfatto è uno dei simboli della civiltà mediterranea: la Valle dei Templi. Patrimonio dell’umanità, trattato come area di servizio per il fossile. Questa non è transizione ecologica. È colonialismo energetico interno. Chi governa, a Roma come in Sicilia, posto che hanno svelato in maniera fin troppo sfrontato l’orrendo progetto, non può nemmeno nascondersi dietro le ricorrenti formule vuote: “non è competenza mia”, “la procedura è in corso”, “decidono i tecnici”, “vedremo”. Frasi subdole che non sono prudenza istituzionale. Sono alibi. E gli alibi, in politica, sono la forma elegante della complicità. Il gioco è sempre lo stesso: si fa finta di discutere di procedure mentre si decide di potere. Si invoca la neutralità tecnica per coprire una scelta politica. Si scarica sui cittadini il costo di scelte che non sono mai state condivise. Il punto non è solo l’impianto. Il punto è il metodo. 

Via Atenea che percorre il centro storico di Agrigento

Agrigento diventa un laboratorio di dominio: un territorio fragile, con alti tassi di disagio sociale ed economico, usato come area di sacrificio perché considerato politicamente debole. Questa è la verità che molti fingono di non vedere: i territori poveri sono più “utilizzabili”. Le comunità stanche sono più “governabili”. D’altronde il fatalismo e l’indifferenza sono i perfetti alleati del potere. E così si alimenta una narrazione tossica: che difendere la Valle dei Templi sia una battaglia “ideologica”; che opporsi a un rigassificatore sia roba “da ambientalisti radicali”; che chiedere coerenza con la transizione ecologica sia “ingenuità”. È l’argomento tipico di chi ha smesso di credere nella democrazia sostanziale semmai vi abbia creduto e si accontenta di amministrare l’esistente, anche quando l’esistente è una violenza sul territorio. Ma non considera in alcun modo la gravità della politica che tace; non è neutrale: sta dalla parte del più forte. La politica che distingue all’infinito, sta scegliendo di non scegliere. La politica che parla di valori ma si inchina agli interessi ha già deciso da che parte stare. Qui non siamo davanti a un errore. Si è da tempo davanti a un consolidato  modello di potere: territori periferici come discariche di decisioni impopolari; patrimoni culturali ridotti a variabili di costo; cittadini trasformati in comparse di un film scritto altrove. 

Rendering del molo cui dovrebbe sorgere il rigassificatore di Porto Empedocle

E attenzione: questa non è solo una ferita per Agrigento. Si tratta di un precedente pericoloso per l’Italia. Se passa l’idea che si può industrializzare una “buffer zone” Unesco nonostante le rigorose norme per la tutela, in nome di un’emergenza energetica permanente, allora nessun sito è davvero al sicuro. Per questo la lotta contro il rigassificatore non è “di parte”. È una lotta di civiltà contro la regressione democratica. È una linea di confine tra politica e amministrazione degli interessi forti. Chi oggi tace su Agrigento domani tacerà su qualunque altro territorio sacrificabile. Chi oggi giustifica l’abuso, domani chiamerà “realismo” la devastazione. E quando tutto sarà compromesso, diranno che “non si poteva fare altrimenti”. La frase preferita di chi ha sempre potuto scegliere, ma ha scelto il potere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi senza pubblicità. Aiutaci a restare liberi

Dona ora su Pay Pal

IBAN

È presidente di Confimpresa Euromed e di Confidi per l’impresa, Imprenditore agrigentino, si batte da anni contro il rigassificatore, in buffer zone Unesco e il metanodotto in area archeologica: che definisce un “progetto folle”, a pochi passi dalla Valle dei Templi, a ridosso della casa di Luigi Pirandello in contrada Kaos.