Il 2022 che sarà. I laureati di Scienze ambientali esclusi dai concorsi del Recovery Plan

Sembra incredibile ma il livello della nostra politica è ancora oggi inquadrabile in una sorta di “anafalbetismo ambientale”. Pietro Brandmayr, presidente dell’Unione zoologica italiana: «A scuola facciamo studiare per tre anni la Divina Commedia canto per canto» dice, «mentre si tolgono progressivamente le ore di scienze naturali impoverendo anziché potenziare le conoscenze scientifiche in campo ambientale e naturalistico». Una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Mario Draghi


L’articolo di FRANCESCO MEZZATESTA

PER LE SCIENZE Naturali il 2022 non si presenta nel migliore dei modi. Mentre si blatera di Green development e cambio di rotta del cosiddetto “sviluppo” ecco che vengono esclusi  i laureati di scienze ambientali e naturali dai concorsi del Recovery Plan (Pnrr). Una cosa simile sta purtroppo avvenendo a conferma del gap tutto italiano in materia ambientale. È come se in mezzo alla pandemia evitassimo di consultare i virologi.

A scuola si riducono le ore di scienze naturali, anziché potenziare le conoscenze scientifiche

Sembra incredibile ma il livello della nostra politica è ancora oggi inquadrabile in una sorta di “anafalbetismo ambientale”. Il prof Pietro Brandmayr, presidente dell’Unione zoologica italiana, aderendo all’iniziativa della Federazione italiana Scienze della natura e dell’ambiente (Fisna) che raggruppa venti associazioni e società scientifiche, ha lanciato l’allarme scrivendo al presidente del Consiglio e ai ministri competenti. «A scuola facciamo studiare per tre anni la Divina Commedia canto per canto» dice, «mentre si tolgono progressivamente le ore di scienze naturali impoverendo anziché potenziare le conoscenze scientifiche in campo ambientale e naturalistico». 

Nei bandi promossi da diverse Regioni per consulenza e supporto tecnico nelle scelte per valutazioni ambientali (Via) di progetti e programmi (Vas) riguardanti piani per la tutela delle acque, dell’aria, dell’inquinamento acustico, elettromagnetico, luminoso, di tutela del paesaggio e territorio vengono indicati ingegneri civili, geologi e biologi ma non chi la natura nel suo complesso conosce meglio di altri, cioè i laureati in Scienze naturali e ambientali.  

È il mondo capovolto. I ricercatori laureati e nemmeno quelli usciti dalle 18 Università italiane che hanno attivato una laurea magistrale in Scienze della natura come dalle 26 sedi specializzate in scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio non potranno dare il loro contributo di naturalisti professionisti. «Del resto», dice Giorgio Boscagli, coordinatore del Gruppo dei 30 che impedì che venisse snaturata la legge quadro 394 sui Parchi nazionali, «se il ministro della cosiddetta Transizione ecologica tace e anzi rilancia il nucleare come possiamo pensare che all’attuale quadro politico stia a cuore la conservazione della natura?». A differenza di altri Paesi europei, nelle nostre scuole primarie non si insegna la conservazione della natura ma al massimo si parla dell’inquinamento che però rappresenta la patologia del corpo naturale mentre, prima della patologia, andrebbe fatta conoscere l’anatomia e la fisiologia della natura, cioè come funzionano ecosistemi e habitat. Basterebbe unire alla teoria la pratica outdoor accompagnando i bambini in brevi passeggiate alla scoperta anche di semplici elementi di biodiversità e in un paio di generazioni, crescendo la “cultura della natura”, migliorerebbe la percezione delle emergenze ambientali. 

Nelle nostre scuole primarie non si insegna la conservazione della natura

Elisa Anna Fano presidente della Fisna lancia un appello a tutti coloro che leggeranno questo pezzo: «Chiunque di noi abbia a cuore la conservazione naturalistica e ambientale del nostro Paese scriva al Presidente del Consiglio ([email protected]) e al ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ([email protected])  chiedendo di potere fare partecipare al bando anche e soprattutto i professionisti preparati e laureati in  scienze della natura». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lettera aperta al Presidente Draghi

La lettera del presidente dell’Uzi Pietro Brandmayr al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai ministri Renato Brunetta, Daniele Franco, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Maria Cristina Messa e al Capo Segreteria del Governo Stefania Profili:

In qualità di Presidente dell’Unione Zoologica Italiana (Uzi – Ets, www.uzionlus.it), porto alla vostra attenzione un bando connesso al Pnrr per la “Ricerca di esperti in ambiente” [leggi nota 1] secondo quanto previsto dalla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 284 del 29-11-2021

Il bando che aveva scadenza il 6 dicembre prorogato al 7 dicembre, ha molte posizioni aperte in diverse Regioni italiane.

Le valutazioni di impatto ambientale di progetti, piani e programmi possono essere fatte da ingegneri e geologi ma non dai laureati in scienze ambientali

Le attività richieste riguardano:

– attività di consulenza e di supporto tecnico – specialistico nella gestione delle attività di Valutazioni Ambientali (Via e Screening) di progetti, piani e programmi (Vas);

– attività di consulenza e di supporto nella redazione e gestione di piani di carattere ambientale per enti pubblici territoriali (Piano Aria integrato; Piano di Tutela delle acque; Piani di Tutela dall’inquinamento acustico, elettromagnetico, luminoso);

– attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione delle componenti naturali, ambientali, paesaggistiche, culturali, socioeconomiche, demografiche e insediative del capitale territoriale;

– attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione della sostenibilità territoriale ed ambientale di piani e programmi di competenza di enti pubblici territoriali e di valutazioni di impatto ambientale di progetti ed opere dell’ingegneria civile o di altre attività.

Possono partecipare ingegneri, geologi, biologi, ma non i laureati in scienze naturali e ambientali (LM 60; LM 74) che hanno una formazione specifica su molti di questi argomenti.

18 università statali non hanno la possibilità di collocare i propri laureati in professioni per le quali si sono preparati seguendo i corsi di studi previsti dalla legge

È una grande scorrettezza culturale che di Gestione di Capitale Naturale o di Valutazioni di impatto ambientale si possano occupare gli ingegneri, ma non i dottori Naturalisti e Ambientali.

Infine, è sorprendente come ci siano 18 Università statali italiane che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM-60 Scienze della Natura e 26 Sedi, sempre statali, che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM 75 Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e per il territorio [leggi nota 2], e non vedano la possibilità di collocare i propri laureati in professioni alle quali sono preparati, secondo la normativa vigente.

Ringraziando per l’attenzione invio distinti saluti.

— Pietro Brandmayr


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About Author

Medico e naturalista, nel 1970 iniziò a promuovere la crescita della Lipu di cui è considerato il “padre fondatore adottivo” occupandosene per oltre vent’anni. Nel periodo in cui il movimento ambientalista italiano era agli albori, creò il “Centro recupero rapaci” di Parma, un particolare “ospedale per uccelli rapaci feriti”, il primo in Italia. Per il suo impegno di “ambientalista storico “ ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi tra cui l’”Airone d’oro” (1986) e l’”European Award for the Environment” (1987) ricevuto a Londra dal Principe Carlo. Nel 1991 è stato nominato dal ministro dell’Ambiente presidente della Commissione per la conservazione della natura. Divulgatore naturalista scrive articoli su temi legati alla tutela ambientale e ha pubblicato diversi libri relativi alla conoscenza della biodiversità e in particolare al riconoscimento degli uccelli e al comportamento dei cani. Oggi concentra la propria attività sulla difesa di rondini e rondoni.