Fori di Traiano, di Augusto, di Cesare, di Nerva e il Tempio della Pace: «l’archeologia al posto della via»

Due scatti a confronto: in alto i Fori nel 1910; in basso oggi: la via dei Fori spezza l’unità dello spazio archeologico [credit Rephotography]

Riportando alla luce le rovine archeologiche dell’Impero romano più importanti del mondo la via dei Fori si trasformerebbe in cinque strepitose ed emozionanti piazze pedonali. Negli anni Settanta del secolo scorso il sindaco Petroselli ci provò con le domeniche pedonali: una strategia di unificazione della città realizzata conferendo a un progetto urbanistico e archeologico anche uno straordinario valore aggiunto di natura sociale e democratica. Il progetto è stato “archiviato” nel 2001 con la decisione della Soprintendenza di imporre un vincolo di conservazione sulla via dei Fori da allora tutelata al pari dei sottostanti resti archeologici. La parola al neo sindaco Roberto Gualtieri: il no al tram sulla via dei Fori sia il primo passo a favore dell’archeologia; il secondo passo, la demolizione di una strada inutile


 L’analisi di VEZIO DE LUCIA

Le rovine del Tempio della Pace

NEI GIORNI SCORSI il Consiglio comunale di Roma ha respinto la proposta di una linea tranviaria lungo la via dei Fori Imperiali. Nell’occasione, Giovanni Caudo ha ricordato la vicenda del cosiddetto Progetto Fori che fu pensato alla fine degli anni Settanta del secolo scorso quando il soprintendente archeologo Adriano La Regina denunciò i danni provocati dall’inquinamento al patrimonio archeologico e propose di demolire la via dei Fori Imperiali per riportare alla luce le rovine dell’Impero romano — le più importanti rovine archeologiche del mondo — sepolte sotto la strada. 

Per la prima volta, i resti archeologici non sarebbero racchiusi in un recinto specializzato per essere invece equiparati «ad altre parti storiche — medievali, rinascimentali, barocche — che la città non ha mai smesso di usare» (Italo Insolera e Francesco Perego in Archeologia e città. Storia moderna dei Fori di Roma, 1983). Insomma, riportati alla luce, i Fori di Traiano, di Augusto, di Cesare, di Nerva, e il Tempio della Pace sarebbero trasformati in cinque strepitose, emozionanti piazze pedonali.

In alto, il Foro di Cesare; in basso, il Foro di Traiano

Nel 1979, con l’elezione a sindaco di Luigi Petroselli il Progetto Fori occupò il centro del dibattito politico e culturale e, secondo me, si raggiunse allora il livello più alto per l’urbanistica di Roma capitale. Nell’ottobre del 1980 il sindaco smantellò la via della Consolazione che separava il Campidoglio dal Foro Repubblicano, e subito dopo, con l’eliminazione del piazzale fra il Colosseo, l’arco di Costantino e il resto del complesso Foro-Palatino si ricostituì l’unità dello spazio archeologico fra il Campidoglio e il Colosseo, che non fu più uno spartitraffico.

All’inizio del 1981, un’altra splendida iniziativa di Petroselli fu la chiusura domenicale al traffico della via dei Fori. Alle visite guidate organizzate dal Comune, partecipavano migliaia di persone nello stesso clima festoso dell’Estate Romana di Renato Nicolini, ma le domeniche pedonali furono soprattutto un elemento decisivo della strategia del sindaco di unificazione della città realizzata conferendo a un progetto urbanistico e archeologico anche uno straordinario valore aggiunto di natura sociale e democratica: la romanità, cioè il rapporto con l’antica Roma, non doveva più essere un’esperienza esclusiva per studiosi e ceti benestanti e benpensanti, ma una parte essenziale della vita quotidiana dei cittadini romani. 

A favore del Progetto Fori furono i quattro quotidiani a maggiore diffusione a Roma, che diventarono anzi protagonisti dell’operazione: Corriere della sera, l’Unità, Paese sera, Il Messaggero, il cui direttore Vittorio Emiliani scese in campo personalmente. 

In alto, il Foro di Augusto; in basso, il Foro di Nerva

Ma il 7 ottobre del 1981, Petroselli improvvisamente morì, a quarantanove anni, mentre parlava al comitato centrale del Pci. E con lui finì il Progetto Fori. Antonio Cederna scrisse su Rinascita dello “scandalo” di Petroselli: lo scandalo di un sindaco comunista che aveva capito, a differenza di tanti anche autorevoli storici e intellettuali, l’importanza del passato nella costruzione del futuro di Roma. Con la morte di Petroselli buonsenso, ragionevolezza prudenza e opportunismo avvolsero lentamente il progetto. I suoi successori, da Ugo Vetere a Virginia Raggi, hanno tutti continuato a evocarlo, però ciascuno intendendo una cosa diversa, comunque mai mettendo in discussione la sopravvivenza della strada (con la sola eccezione di Ignazio Marino che rilanciò il progetto all’inizio della sua sfortunata esperienza). 

L’archiviazione era stata formalizzata, per così dire, nel 2001 con la decisione della Soprintendenza ai beni architettonici che impose un vincolo di conservazione sulla via dei Fori da allora tutelata al pari dei sottostanti resti archeologici. Leonardo Benevolo scrisse sul Corriere della Sera che si era persa l’occasione di realizzare un «sublime spazio pubblico» e fu colto «da un sentimento di sconcerto e di rabbia». 

Sconcerta il fatto che la via dei Fori possa diventare intangibile quando, grazie ai provvedimenti di Walter Tocci assessore alla mobilità (sindaco Rutelli) il traffico è quasi azzerato e andrà ancora meglio con l’apertura delle stazioni di Piazza Venezia e Colosseo della metro C. A quasi un secolo dalla retorica della via dell’Impero di Benito Mussolini, sopravvivono tre inutili corsie per senso di marcia, come se la via dei Fori fosse la Cristoforo Colombo.

La parola è al sindaco Roberto Gualtieri: il no al tram sulla via dei Fori dovrebbe essere il primo passo a favore dell’archeologia; il secondo passo, la demolizione della via dei Fori, una strada inutile© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Urbanista, è stato: direttore generale del ministero Lavori pubblici; consigliere regionale del Lazio (Pci); assessore all’Urbanistica del comune di Napoli (sindaco Bassolino); presidente dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli; consigliere nazionale di Italia Nostra; segretario generale dell'Istituto nazionale di urbanistica. Fra i suoi libri: Se questa è una città; Le mie città; Nella città dolente; Napoli, promemoria. Ha collaborato con Il Messaggero, l’Unità, il manifesto. Progettista del piano comprensoriale di Venezia e della Laguna, dei piani provinciali di Pisa, Lucca, Caserta, dei piani regolatori di Pisa, Lastra a Signa, Eboli e di altri comuni.