Le lobby delle plastiche e delle bevande ad alto contenuto di zucchero la spuntano un’altra volta. Per tutelare salute e ambiente dovremo aspettare un altro anno, quando i dati scientifici indicano l’urgenza di intervenire da tempo su comportamenti sbagliati e prodotti dannosi. In Italia consumiamo il doppio della quantità di zucchero consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, siamo ai primissimi posti in Europa per sovrappeso: con la pandemia, sono aumentati del 30%  i disturbi alimentari, tra cui l’obesità. Con la legge di Bilancio per il 2022, il governo lancia la spugna ancora una volta 


L’analisi di VITO AMENDOLARA

Rinviata al primo gennaio del 2023 la Sugar tax, ma c’è poco da festeggiare

AGGREDITI DA UNA infodemia massacrante, allettati dal dibattito sulle ingenti risorse in arrivo dal Pnrr e impegnati a rincorrere le notizie sulla corsa per il Colle, è stata alzata una cortina fumogena capace di obnubilare notizie e fatti che concretamente interessano la vita dei cittadini, senza voler sminuire l’importanza dei temi del mainstream quotidiano. La legge di bilancio di quest’anno, apparsa al fotofinish, presenta, tra gli altri, un provvedimento che lascia sbigottiti: l’ennesimo rinvio, questa volta al 1° gennaio 2023, dell’entrata in vigore dell’imposta sulla plastica e sulle bevande zuccherate, che come noto ha effetti dannosi per l’ambiente e per la salute di tanti cittadini, soprattutto bambini.

La prima, nota come Plastic tax, è un’imposta pari a 45 centesimi di euro, che, chissà quando, si dovrà applicare a ogni chilo di prodotti in plastica monouso venduto, mentre la seconda, Sugar tax, dovrà gravare sul consumo di bevande edulcorate: 10 euro per ettolitro, per i prodotti finiti e 25 centesimi per chilogrammo per i prodotti che necessitano di essere diluiti. Nel 2019, con la legge di bilancio n. 160/19 era stata introdotta l’imposta sul consumo delle bevande ad alto contenuto di zucchero, atteso che in Italia consumiamo il doppio della quantità di zucchero consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Gli zuccheri assunti con le bevande entrano in corpo più velocemente e sovraccaricano pancreas e fegato, aumentando il rischio di diabete infarto e tumori all’apparato digerente

L’Entrata in vigore della Sugar tax, fissata al 1° gennaio 2021, rinviata successivamente al 1° gennaio 2022, è stata ulteriormente spostata al 2023, su richiesta del Governo contenuta nel “Documento programmatico di bilancio per il 2022” approvato dal Consiglio dei Ministri del 19 ottobre 2021, nonostante fossero già state emanate le regole attuative con D.M. del 12 maggio 2021. Appare superfluo sottolineare che la decisione assunta dal Governo è apparsa puntualmente nella Legge di Bilancio 2022, approvata dal Parlamento con il 35° voto di fiducia posto dal Governo Draghi.

Sin qui l’iter burocratico, ma quel che ci interessa sapere per la nostra salute è che, a differenza degli zuccheri presenti nel cibo solido, quelli assunti attraverso le bevande edulcorate entrano nel corpo più velocemente, ad un ritmo tale che può sovraccaricare il pancreas e il fegato, condizione “ideale” che, se protratta nel tempo, rischia di causare malattie non trasmissibili, come il  diabete e l’infarto. Non solo. Sul sito dell’Airc del luglio 2019 è apparsa la notizia di uno studio compiuto in Francia i cui risultati indicano che lo zucchero nelle bevande alcoliche aumenta di gran lunga il rischio di tumori. Se tali dati scientifici li incastoniamo nei primati di obesità e sovrappeso che detiene il nostro Paese, la tempesta per la nostra salute diventa “perfetta”.

In Italia un bambino su 8 è obeso; dopo Cipro, guidiamo la classifica dell’obesità infantile in Europa

Fermiamoci un attimo e ragioniamo. Se la Sugar tax fosse entrata in vigore sin dal 2021, con i 250 milioni di euro che avrebbe portato nelle casse dello Stato, sarebbe stato possibile sviluppare una grande campagna di sensibilizzazione per evitare il consumo di bevande zuccherate, come dire: “unire l’utile prevenendo il danno”. Con un punto fermo: questa imposta, in vigore in oltre 50 Paesi (compresi Inghilterra, Francia, Germania) sta dando risultati molto soddisfacenti sul piano sociale. In Italia, invece, si è preferito accogliere le istanze delle lobby, rinviandone ancora una volta l’entrata in vigore, forse perché la salute degli adulti e il futuro dei nostri figli e di là da venire, dimenticando, senza voler scadere nella retorica, che il futuro è rappresentato dalle scelte intelligenti e opportune che, fatte oggi, servono anche per il domani. 

Ricordiamo che il 9° Rapporto sull’obesità, redatto dall’Istituto Auxologico Italiano, ha documentato che, con la pandemia, sono aumentati del 30%  i disturbi alimentari, tra cui l’obesità; 6 uomini su 10 e 4 donne su 10 sono in eccesso di peso, mentre tra i giovani fra 18 e 34 anni il 34% è sovrappeso; dopo i 35 anni, si sfiora il 50%. Sono obesi l’11,75% degli uomini e il 10,3% delle donne; fra i 7 e gli 8 anni, un bambino su 8 è obeso, con l’Italia al 2° posto in Europa, dopo Cipro. Per il Governo, questi dati evidentemente non rappresentano un’emergenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana

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