Sotto silenzio, con addirittura il plauso di due esponenti di spicco del Pd toscano, è stato approvato in Senato un emendamento presentato da Luca De Carlo, eletto con Fratelli d’Italia, che liberalizza il taglio di boschi e delle foreste anche se vincolati. Non sarà più necessario il parere delle soprintendenze. Così si aggira la legge Galasso e si fa saltare un baluardo della difesa del nostro patrimonio ambientale. Tutto in nome del profitto immediato di una piccola lobby, quello delle segherie. Un colpo micidiale alla bellezza dell’Italia da parte di chi, a cominciare dal nome del partito di maggioranza relativa, finge di volerla difendere
◆L’analisi di SAURO TURRONI
► Non si fermano davanti a nulla, non c’è bene prezioso, interesse collettivo, bene comune che non debba essere sottoposto agli interessi di qualunque lobby che bussi alla porta di qualche esponente della maggioranza. Questa volta il caso dei boschi, tutelati dai Beni culturali e del Paesaggio, la cui tutela da adesso in avanti si farà a colpi di sega. È il frutto dell’emendamento approvato in Senato al decreto Asset a firma del presidente della IX Commissione Luca de Carlo, bellunese “sensibilizzato” dalle associazioni di categoria che tutelano i tagli ai boschi per far saltare la norma di tutela introdotta fin dal 1985 dalla legge Galasso e trasferita poi nel codice dei Beni culturali e del paesaggio che fino ad oggi prevedeva un parere della soprintendenza a tutela di uno degli elementi costitutivi del paesaggio
Da qui in avanti sarà sega selvaggia. Si potranno tagliare alberi dovunque senza alcuna autorizzazione da parte di chi ha il compito di tutelare il paesaggio, anche in aree di notevole interesse pubblico, oltre a zone percorse dal fuoco, con rimboschimenti in corso, eccetera. Non importa che boschi e foreste si trovino in aree vincolate perché considerate di notevole interesse pubblico; la “tutela” ora è compito di chi si occupa di boschi per motivi economici e via, si taglia. Anche nelle aree più preziose, con cospicui caratteri di bellezza, gli alberi monumentali, i parchi che si distinguono per la non comune bellezza. Dappertutto, sega continua.
E tutto questo fa parte degli “Interventi urgenti a sostegno di attività economiche strategiche per il made in Italy” «al fine di incentivare e sviluppare le potenzialità della filiera nazionale foresta-legno e favorire il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri anche potenziando le possibilità di approvvigionamento della materia prima». «Grazie a questa modifica, sostanzialmente, le pratiche selvicolturali – hanno dichiarato impudentemente i presentatori dell’emendamento scritto dalla lobby delle segherie – saranno considerate ‘tagli colturali’ ai sensi di entrambi i vincoli paesaggistici e pertanto non necessiteranno più di alcuna autorizzazione paesaggistica».
E quindi i boschi del Comelico, dell’Agordino, del Cansiglio, dell’Amiata non troveranno più chi potrà opporsi a chi vorrà farne pellet e legna da ardere, che in realtà saranno i principali impieghi degli alberi tagliati. Il made in Italy a cui si richiama l’emendamento riguarda in realtà la sostituzione del pellet e della biomassa legnosa di altri paesi che viene importata in Italia per soddisfare l’enorme domanda presente nel nostro Paese grazie agli incentivi che purtroppo sono stati dati a chi, usando le stufe per riscaldarsi, emetteva grandi quantità di Co2. Le imprese e il comparto che si agevolano sono quelle della legna da ardere. I nostri boschi e le nostre foreste, a causa dei frequenti tagli a cui sono stati sottoposti negli anni, sono giovani e non si prestano alla produzione di legno per costruzioni, mobilifici ed altri usi a maggiore valore aggiunto.
Non poteva certo mancare il sostegno degli esponenti del Pd a questa operazione sciagurata: infatti pochi minuti dopo l’approvazione dell’emendamento, due consiglieri regionali toscani dei Dem, Ceccarelli e Benucci, hanno esultato, rivendicando di fatto a sé il merito per la soluzione individuata. A loro dire, ben due anni prima avevano provveduto ad inviare una proposta di legge ai loro compagni in Parlamento con cui proponevano di superare il vincolo imposto per “notevole interesse pubblico” per i boschi in aree tutelate, considerando “tagli colturali” gli abbattimenti in zone vincolate.
Ma ciò che è più grave è il fatto che l’emendamento approvato in Senato ha leso gravemente l’articolo 9 della Costituzione, sottoponendo un bene tutelato per motivi paesaggistici ad altri interessi, economici in questo caso. Per dirla come va detta, le ragioni delle seghe non hanno nulla a che fare con le ragioni della tutela. Questi principi sono stati fra l’altro affermati negli ultimi 40 anni da numerose sentenze della Corte Costituzionale. I boschi, i fiumi, le coste, la montagna eccetera sono elementi costitutivi del paesaggio, e, se si desse retta a questi difensori di interessi privatissimi, si dovrebbe poi affidare in seguito la tutela delle coste alle capitanerie, quella delle le montagne alle comunità montane, le zone archeologiche all’Anas, i fiumi alle protezioni civili, i circhi glaciali ai cavatori.
Tanto varrebbe abolire il Codice del Paesaggio, uscire dalla Convenzione europea firmata a Firenze nel 2000, per tornare indietro di più di 39 anni. E, forse, ancora a prima della legge Bottai del 1939. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Perché CerviaAmbiente sbaglia a premiare l’archistar Stefano Boeri
► (s.t.) — Se premiando l’archistar Stefano Boeri si voleva rilanciare il “CerviaAmbiente” si è fatto un grossolano errore. Ormai non è più neppure green washing ricoprire di alberelli e cespugli costose operazioni immobiliari fatte di grandi torri di greve cemento. Riproponendo lo stesso modello edilizio a Milano come a Tirana o a Dubai significa solo, ancora una volta, consumare suolo e cementificare.
Torri sono e torri restano, la pellicola arborea di cui sono ricoperte migliora forse l’aspetto paesaggistico degli insediamenti, ne fa balzare alle stelle i prezzi e aggiunge solo maggiori profitti a chi investe. Questi insediamenti non creano città pubblica, sono una interpretazione del tutto privata di una modalità costruttiva e ciò che è peggio è che spacciano queste operazioni puramente immobiliari e speculative come trasformazioni positive per la città.
Ma non è così. Nelle città c’è bisogno di boschi che però sono orizzontali, boschi che devono trovare posto in aree liberate dal cemento, con operazioni di de-sealing, cioè dii interventi di desigillazione o deimpermeabilizzazione del suolo, individuando porzioni di territorio adatte per essere liberate dall’asfalto e dal cemento, per essere riportate nelle condizioni idonee a far crescere erba, alberi e arbusti.
Ci saremmo aspettati, dopo aver visto premiati nel “CerviaAmbiente” delle origini Barry Commoner, Leonardo Benevolo, Italo Insolera, Antonio Cederna, Mario Fazio, Gianfranco Amendola, Giorgio Nebbia, Sting, Konrad Lorenz e altre personalità distintesi per la difesa del Pianeta, che si evitasse di premiare i cementificatori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
