Disboscamenti abusivi: «a Capo Caccia devono essere ripiantati pini e ginepri»

Ordinato il ripristino della vegetazione costiera dopo il taglio abusivo di sei mila metri quadrati di bosco secolare sul promontorio alle spalle di Alghero. La denuncia del Gruppo di intervento giuridico e l’intervento del Corpo forestale dello Stato impongono ai proprietari della struttura alberghiera il recupero ambientale del territorio compromesso. Il legale rappresentante dell’Hotel Capo Caccia sfida ancora il ridicolo ed evoca fantomatiche «regole antincendio» per spianare il ginepreto


di STEFANO DELIPERI, Gruppo di intervento giuridico

¶¶¶ Sfregiato nel dicembre 2020 da un intervento abusivo di taglio di pini e ginepri, per il promontorio di Capo Caccia arrivano ora buone notizie. Il Comune di Alghero comunica di aver avviato la procedura di ripristino ambientale a carico e spese dei trasgressori, le società immobiliari titolari dell’area in veste proprietaria e locatrice. Avranno venti giorni per eventuali osservazioni e si procede, dopo, all’emissione dell’ordinanza esecutiva.

Come Gruppo di intervento giuridico (Grig) avevamo chiesto più volte l’intervento di ripristino. E vale la pena, a questo punto, ripercorrere l’intera vicenda. Sfacciatamente, «il disboscamento totale effettuato su un bosco misto di Ginepri e Conifere eseguito per una porzione di circa 6000 metri quadrati è stato realizzato in assenza di qualsiasi autorizzazione paesaggistica ed anche della valutazione di incidenza ambientale» nell’area dell’Hotel Capo Caccia, scrivevamo nel nostro esposto. La struttura alberghiera fu acquisita nel 2019 da una cordata di imprenditori capeggiata da Francesco Biasion, titolare della società siderurgica Bifrangi e del vicino “Condominio Eurotel Capocaccia”, altra struttura ricettiva che ha visto lustri di analoghi contenziosi giudiziari. Il taglio boschivo «in danno di un soprassuolo caratterizzato dalla presenza di Ginepri secolari e numerosissime piante di Pino», costituisce un vero e proprio delitto ambientale, in area particolarmente protetta. 

A seguito dei nostri esposti, l’area è stata posta sotto sequestro preventivo da parte del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale, per evitare che il danno ambientale fosse ancora maggiore. L’area costiera di Porto Conte rientra nell’omonimo parco naturale, è tutelata con vincolo paesaggistico e con vincolo di conservazione integrale. Ed è, inoltre, immediatamente contigua alla zona di protezione speciale e nel sito di importanza comunitaria, ai sensi delle direttive sulla tutela degli habitat e sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica. Nell’area è presente, fra l’altro, un «mosaico di habitat composto da Matorral arborescenti a Juniperus e arbusteti termo mediterranei e pre desertici» (come da nota dell’Azienda speciale Parco di Porto Conte del 6 agosto 2019).

La Società immobiliare era perfettamente a conoscenza del quadro vincolistico, in quanto debitamente e preventivamente informata dal Corpo forestale e di Vigilanza ambientale. E il Grig ha sostenuto fin da subito l’azione degli organi di sorveglianza, inoltrando puntuali istanze di accesso civico, informazioni ambientali, sollecitando i provvedimenti di ripristino ambientale alle Amministrazioni pubbliche competenti, alla polizia giudiziaria e alla Procura della Repubblica di Sassari. In caso di dibattimento penale, ci costituiremo come parte civile con la richiesta di esemplare condanna dei responsabili.

Vi sono state, comunque, immediate reazioni indignate da parte degli amministratori locali di maggioranza e opposizione, delle associazioni ambientaliste e, soprattutto, da parte di tanti cittadini, mentre ha tentato di minimizzare il rappresentante legale del Condominio Eurotel Capo Caccia, parlando di «regole antincendio».

La situazione oramai è chiara a tutti: Il taglio della vegetazione a Capo Caccia non era autorizzato, ed è stato quindi abusivo. A questo punto – oltre al procedimento penale già avviato su impulso del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale – è necessario avviare il ripristino ambientale come richiesto dal Comune di Alghero. Oltre 38 mila e 700 cittadini, da parte loro, hanno già sottoscritto la petizione per la salvaguardia delle coste sarde, per il mantenimento dei vincoli di inedificabilità costieri nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina, stabiliti dalle normative vigenti e dalla disciplina del piano paesaggistico regionale. Migliaia e migliaia di cittadini chiedono a gran voce una scelta di salvaguardia ambientale, una scelta per preservare il futuro, una scelta di civiltà. Com’è, appunto, il ripristino ambientale a Capo Caccia. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, complesso alberghiero Hotel Capo Caccia; in alto, ceppaia degli alberi abbattuti; al centro, sequestro preventivo del Corpo forestale dell’area disboscata; in basso, manifestazione per il ripristino del bosco costiero

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Nato a Cagliari nel 1964, ha vissuto in varie città e cittadine nella Penisola prima di ritornare in Sardegna. Non ne aveva nessuna voglia, ma oggi non se ne andrebbe via nemmeno pagato a peso d’oro, perché – nonostante tutto – la qualità della vita non ha molti paragoni. Maturità classica, laurea in giurisprudenza, è funzionario direttivo della Corte dei conti. Pratica sport e trekking in particolare, è presidente dell’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico odv. Autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nelle materie del diritto ambientale, ritiene che conoscenza e applicazione delle norme sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica siano fondamentali per assicurare un presente e un futuro a noi e alla nostra amata Terra.