Maria De Filippi, da vent’anni, ad ogni autunno spalanca le porte del suo impero con la consueta aria di chi sta per regalare un sogno a qualche gentile e speranzoso ragazzo del popolo. Scouting reale o scouting col trucco? Ed ecco a voi un ciclo biologico tanto (im)perfetto quanto grottesco, imbastito da colossi della discografia internazionale e contratti con multinazionali…


◆ La recensione di ALESSANDRO GATTI

I nuovi allievi 2026 e la prof sempreverde degli ultimi vent’anni

► Come da più di vent’anni, a inizio autunno, su Canale 5, si riaccendono i riflettori di Amici. 

E — mentre Maria De Filippi spalanca le porte del suo impero con la consueta aria di chi sta per regalare un sogno a qualche gentile e speranzoso ragazzo del popolo — basta scorrere la lista dei banchi per capire che la tanto conosciuta narrazione del “ragazzino scoperto per caso mentre cantava in cameretta” è ormai una favoletta adatta solo per i creduloni. 

Tra i “nuovi” talenti entrati nella scuola la percentuale di gente vergine di sala d’incisione o contratti discografici è assai vicina allo zero. E, attenzione, non parliamo di piccole etichette di quartiere, ma di colossi della discografia internazionale: contratti firmati con multinazionali che dovrebbero costruire un solido mercato, ma che invece sembrano giocarsi il SuperEnalotto in quei club dove una volta entravano per scovare talenti nascosti. 

Il meccanismo, che ho studiato e di cui vi riporto anche qualche esempio che calza a pennello, è un ciclo biologico tanto (im)perfetto quanto grottesco: 

Talent → Contratto → Flop → Bulimia da visibilità → Licenziamento → Altro (eventuale) talent. 

Shari sul “palcoscenico mariano” il 2 novembre 2026

Prendiamo Shari, per citare un nuovo ingresso nella scuola: nel radar Sony già dal 2022, con una partecipazione al Festival di Sanremo nel 2023, collaborazioni importanti, numeri belli gonfi. Eppure, sempre lì lì per ricominciare da capo. Ma non solo lei, che, poverina, essendo la compagna del rapper Salmo, è già stata presa di mira, e io non voglio unirmi a questa shitstorm. 

C’è anche Andrea Heros, che prima di presentarsi al banco mariano aveva già pubblicato diversi brani sotto protezione di una piccola etichetta indipendente, che difficilmente conoscerete: la Warner. 

Punta dell’iceberg dell’errore chirurgico della musica pseudo pop degli ultimi anni: Lorenzo Salvetti. Non seguo il calcio, ma la non manager/consulente discografica dovrebbe cambiare mestiere e diventare una cronista, credo sarebbe brava. 

Vi riporto i dati: 

Dicembre 2024: Quarto posto ad X Factor. Festa, coriandoli. 

Marzo 2025: Esce la prima debole cartuccia, sempre firmata Warner “Lasciarsi è una cosa da grandi”. Difatti il brano, come potete ben immaginare, non decolla. 

Dunque, Warner cosa fa? 

Mica cerca di creare un percorso di medio, non dico lungo perché, per carità, sarebbe troppo, ma medio termine per un ragazzo di 17 anni, no, lo ributta nell’ennesimo talent, che vince nel 2026 e lo porta alla pubblicazione dell’EP di esordio (un mini disco di 6 brani, dalla durata di addirittura 16 minuti). 

Adesso, oltre a chiedermi quale sarà il prossimo talent della lista, la questione rimane: qual è il senso di tutto ciò? 

Il problema non sono i ragazzi, ai quali, poverini, viene venduto un sogno difficile da realizzare come un qualcosa di attuabile dall’oggi al domani.  Il problema restano le etichette discografiche. Incapaci di fare scouting reale, valutare, nel medio-lungo termine, chi può lasciare un segno (che non sempre corrisponde ad una copia certificata) e chi no. 

Gli allievi sui rispettivi banchi mariani

Invece, prendono tutti. Vogliono tutti. 

Se funzioni nell’immediato, bene, passi alla prova per i sei mesi successivi. 

Altrimenti finisci nel pozzo dei dimenticati, e soprattutto dalla strizzacervelli. 

Le major sono come quei fidanzati tossici che ti riempiono di promesse al primo appuntamento, ti scartano al primo calo di “hype” e ti mettono like tattici quanto ti vedono riemergere per due mesi in tv. 

E la cosa più inquietante è che continuano a cascarci, tutti, i ragazzi e il pubblico. 

Tutti pronti per fare il tifo all’ennesimo “esordiente” che ha alle spalle più contratti delle partecipazioni di Al Bano al Festival di Sanremo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista digital ventenne, scrive di musica sui social attraverso un approccio diretto e lontano dalla recensione classica. Fondatore di ARTYOMETRO — piattaforma dedicata alla critica e alla promozione discografica —, collabora con etichette del settore e realtà indipendenti per raccontare la scena musicale italiana tra uscite, attualità e voci emergenti.