L’edizione 2026 della settimana europea dell’uguaglianza di genere è concentrata sulla leadership femminile. L’evento principale ospiterà una discussione su come le donne in posizioni dirigenziali plasmano il cambiamento e ispirano la prossima generazione di leader. Molti paesi europei, tra cui l’Italia, hanno ancora molto da fare. Gli Stati membri dell’Unione Europea mostrano divari profondi nei punteggi pubblicati dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di genere con i paesi nordici, come la Svezia, la Danimarca o Finlandia, al vertice della classifica. Fra le iniziative principali, le conferenze e i seminari della filosofa statunitense Judith Butler, ritenuta la figura di riferimento in assoluto più rilevante nell’ambito degli studi di genere a livello internazionale. Per Butler va ripensata l’identità di ogni persona come qualcosa in continuo mutamento, che non si lascia ridurre ad alcun modello stereotipato. Una sfida che può garantire l’accesso ai diritti e la qualità della pratica democratica
◆ L’articolo di ANNALISA ADAMO AYMONE
► È in corso la settimana dell’uguaglianza di genere al Parlamento Europeo e fino a venerdì 6 novembre figure di spicco provenienti da organizzazioni internazionali, enti locali e mondo dello sport e della moda, stanno dando vita a dibattiti con le commissioni competenti in merito ad alcuni temi tra cui le donne nel settore dell’aviazione e della magistratura, il quadro normativo dell’Ue per i media e il ‘diritto a restare’ nelle aree rurali. «La vera uguaglianza non si realizza quando una singola donna raggiunge il vertice, ma quando tutte le donne vengono sostenute e valorizzate insieme a lei», ha detto Lina Gálvez, presidente della commissione all’Eurocamera per i Diritti delle donne e l’Uguaglianza di genere. Un appuntamento che punterà il faro non solo su quello è stato già fatto, come il rafforzamento della presenza delle donne nei consigli di amministrazione, il contributo all’abolizione della disparità retributiva e la lotta alla violenza contro le donne, ma anche su quello che ancora c’è da fare.
L’edizione 2026 della settimana europea dell’uguaglianza di genere è concentrata sulla leadership femminile. L’evento principale ospiterà una discussione su come le donne in posizioni dirigenziali plasmano il cambiamento e ispirano la prossima generazione di leader. Molti paesi europei, tra cui l’Italia, hanno ancora molto da fare infatti, malgrado l’esistenza di quadri normativi comuni e di impegni sovranazionali – come la Strategia per la parità di genere dell’Unione Europea, la ratifica della Convenzione di Istambul da parte dell’Ue e degli Stati membri -, le risorse stanziate e i risultati concreti variano notevolmente. Gli Stati membri mostrano divari profondi nei punteggi pubblicati dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di genere con i paesi nordici, come la Svezia, la Danimarca o Finlandia, al vertice della classifica. Solo in alcuni paesi la rete di protezione territoriale è capillare e finanziata in modo continuativo, mentre in altri si regge spesso su fondi intermittenti o sul volontariato delle associazioni. Persistono differenze legislative nel codice penale, infatti, pur avendo recepito la Convenzione di Istanbul, non tutti i sistemi giuridici nazionali definiscono e puniscono allo stesso modo i reati legati alla violenza psicologica, allo stalking, alle molestie digitali o al consenso nei casi di violenza sessuale.

Proprio nelle ultime settimane Judith Butler, che è ritenuta la figura di riferimento in assoluto più rilevante nell’ambito degli studi di genere a livello internazionale, ha visitato l’Europa ed in particolare l’Italia per tenere varie conferenze sull’argomento. Il suo saggio del 1990, Gender Trouble (tradotto in italiano come Scardinare il genere o Questione di genere), ha ridefinito l’intero panorama filosofico e sociologico contemporaneo. Una posizione, quella della filosofa statunitense Judith Butler, che mette in discussione anche parte del femminismo occidentale che ha riprodotto la stessa gerarchia dei sessi, idealizzando la donna in maniera speculare a quello che ha fatto la cultura maschilista e patriarcale. La sfida lanciata è chiara: ripensare l’identità di ogni persona come qualcosa in continuo mutamento, che non si lascia ridurre ad alcun modello stereotipato. Una sfida che può garantire l’accesso ai diritti e la qualità della pratica democratica.

In un momento caratterizzato da crescenti mobilitazioni “anti-gender” in diversi contesti politici e sociali, Butler ha offerto a studenti e ricercatori strumenti critici per comprendere le narrazioni, le ansie e le dinamiche di potere che plasmano il dibattito contemporaneo sul genere, all’indomani delle elezioni di midterm Usa. Nell’ambito della sua Ciampi Visiting Scholar, ovvero come docente dell’Istituto di Studi Avanzati Carlo Azeglio Ciampi, centro di ricerca interclasse della Scuola Normale Superiore a Palazzo Strozzi, Butler ha tenuto una serie di seminari interni incentrati sulle sfide poste dagli attacchi in corso agli studi di genere, alle politiche femministe e ai diritti LGBTQ+. Butler che è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui anche “Fare e disfare il genere (2004)”, ha messo in discussione la naturalità dell’identità di genere. Secondo l’autrice il genere non è una caratteristica innata, ma si costituisce attraverso la ripetizione di norme, comportamenti, gesti e pratiche sociali che definiscono ciò che una società considera appropriato per uomini e donne.
Questo processo viene definito per formatività del genere. Un tema centrale dell’opera è il riconoscimento sociale: ogni individuo ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri per poter vivere pienamente la propria identità. Tuttavia, le norme dominanti stabiliscono quali identità siano considerate legittime, escludendo o marginalizzando chi non si conforma ai modelli tradizionali. Butler approfondisce queste problematiche attraverso le esperienze delle persone transgender e intersessuali, evidenziando l’importanza dell’autodeterminazione, dell’autonomia corporea e del consenso. Un tema centrale dell’opera è il riconoscimento sociale: ogni individuo ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri per poter vivere pienamente la propria identità. Tuttavia, le norme dominanti stabiliscono quali identità siano considerate legittime, escludendo o marginalizzando chi non si conforma ai modelli tradizionali. Mediante un’ampia analisi dei modi in cui le norme di genere organizzano la vita sociale, le istituzioni, i legami di parentela e le forme della soggettività e della relazione, Butler, docente in California presso l’Università di Berkeley, sviluppa una critica radicale dell’eteronormatività. Disfare il genere significa, dunque, ampliare le possibilità di esistenza e rendere la vita più vivibile per tutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
