Per chi non lo sapesse, le gemelle sono due reti a strascico che lavorano appaiate sulla stessa barca. L’intento, molto dubbio, sarebbe di raddoppiare il pescato, ma il risultato certo è quello di raddoppiare i danni, già enormi, dello strascico singolo. A causa dell’impoverimento del mare nelle fasce superiori, i pescherecci tendono a ‘strascicare’ tra i 600 e i 1000 metri, dove la biodiversità è rappresentata da specie a crescita molto lenta, ancora più vulnerabili. Gli abissi mediterranei, in particolare, offrono rifugio a oltre 3.000 organismi diversi, spesso poco noti, che vivono in ambienti estremi, ma, con la loro capacità di sequestrare la CO2, giocano un ruolo chiave nella stabilità climatica globale. L’Italia, attraverso il ministro Lollobrigida, si oppone ai limiti di profondità che l’Unione Europea propone per tutelare le risorse ittiche e la biodiversità. E autorizza le reti gemelle su un singolo peschereccio: scorticano il 30% in più di fondali marini e aumentano del 38% il consumo del carburante. Da luglio la Commissione Europea ha aperto il fascicolo per l’81esima procedura di infrazione nei confronti dell’Italia


◆ L’inchiesta di MAURIZIO MENICUCCI

► Rimuove lo strato superficiale dei fondali, dove si concentrano migliaia di organismi, componenti del cosiddetto bentos, che tra altre funzioni insostituibili per la salute del mare esercitano quella di spazzini e riciclatori della materia organica. Distrugge anche le specie fissili senza interesse alimentare, come spugne e pennatule. Solleva enormi volumi di sedimenti, che restano sospesi e bloccano il passaggio dei raggi solari, indispensabili per la vita sottomarina. Che la rete a strascico, responsabile di questo disastro, sia il sistema di pesca più efficace come capacità di strappare prede al loro elemento, ma per lo stesso motivo anche più devastante mai escogitato dall’uomo, non è un opinione, ma una verità scientifica, che, nemmeno i terrapiattisti, considerati i più folli negatori di evidenze dopo l’egoarca matto della Casabianca, si  azzarderebbero a smentire. Tant’è che già nel XIV un gruppo di pescatori inglesi aveva chiesto al re Edoardo III di proibirne l’uso, perché rovinava i fondali e tirava su pesci troppo piccoli. Per arrivare a comprenderlo, ci sono dovuti altri sei secoli, e oggi tra i paesi più restii a limitarne l’uso si segnala l’Italia, attenta ad assecondare soprattutto i grandi armatori, che, a scapito della piccola pesca locale, sembrano aver adottato la versione alieutica del famigerato “grill baby, drill” trumpiano, e cioè “pesca tutto, fino all’ultimo pesce”. 

Cosa arriva sul peschereccio con la pesca a strascico

In apparente coerenza con questa logica irrazionale, Roma si oppone, infatti, per il solito pugno di crediti elettorali, a due provvedimenti sulle reti a strascico, volti a rallentare la desertificazione del mare e a garantire un futuro ai tanti pescatori, ormai consapevoli che un pesce in meno oggi vuol dire una rete piena domani. Il primo è l’estensione del divieto di strascico oltre gli 800 metri di profondità, che la Commissione Europea e molti paesi mediterranei vorrebbero adottare, e l’Italia osteggia. Il secondo riguarda le direttive sulle cosiddette reti gemelle, per le quali l’Unione Europea da sei anni non prevede giorni di pesca in Adriatico, ignorata dall’Italia che continua, invece, ad assegnarli. Per chi non lo sapesse, le gemelle sono due reti a strascico che lavorano appaiate sulla stessa barca. L’intento, molto dubbio, sarebbe di raddoppiare il pescato, ma il risultato certo è quello di raddoppiare i danni, già enormi, dello strascico singolo. Nonostante, anzi, proprio per questo – l’esaurimento dele quote superiori – i pescherecci tendono a ‘strascicare’ sempre più giù, nella fascia tra i 600 e i 1000 metri, dove però la biodiversità è rappresentata da specie a crescita molto lenta, ancora più vulnerabili. Gli abissi mediterranei, in particolare, offrono rifugio a oltre 3.000 organismi diversi, spesso poco noti, che vivono in ambienti estremi, ma, con la loro capacità di sequestrare la CO2, giocano un ruolo chiave nella stabilità climatica globale.

Per tali sacrosante ragioni, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) s’era riunita in questi giorni a Roma per decidere se estendere il divieto di pesca dagli attuali 1000 agli 800 metri di fondo. Non è un limite proibitivo, l’hanno già adottato da Egitto, Francia, Montenegro ed è sostenuto dal Commissario europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca, il cipriota Costas Kadis, e dallo stesso Comitato scientifico della CGPM. L’Italia, però, forse per principio, si oppone, anche se l’emergenza più grave riguarda proprio l’Adriatico, considerato, insieme al Golfo del Leone, tra i mari a maggior incidenza di reti a strascico, che hanno eroso la complessità e la produttività dei suoi ecosistemi. Anche qui, tuttavia, si registrano i segnali di un’inversione di tendenza. Nel 2017, è nata la Zona Ristretta alla Pesca (Fisheries Restricted Area) della Fossa di Pomo, tra Abruzzi e Montenegro: la prima di una ventina di aree strategiche per la riproduzione di specie pregiate. Domitilla Senni, è la portavoce di MedReact, un’organizzazione noprofit che è stata fondamentale per istituire la Fossa di Pomo, e ora, insieme alla associazione sorella Oceana, caldeggia l’estensione del divieto di pesca allo strascico profondo. «La riluttanza dell’Italia è difficile da comprendere, alla luce del fatto che il nuovo limite è già stato introdotto dal ministro Lollobrigida nel Tirreno». A sorpresa, qualche giorno fa, anche la Turchia si è dichiarata favorevole a ulteriori limiti. Le ultime notizie raccontano che la riunione romana si è conclusa senza vincitori, né vinti: al no per principio dell’Italia, cui s’era associata la Spagna, i turchi hanno risposto con un sì altrettanto irremovibile, cosicché la decisione è stata rimandata all’anno prossimo. Ma quelli di MedReact non sono ottimisti: «Se, per il veto italiano l’Unione Europea deciderà di non sostenere la proposta, Roma perderà l’ennesima occasione di dar mostrarsi credibile come paladina della sostenibilità».

Foto dall’alto delle reti gemelle in navigazione (credit Nghĩa Đặng da Pixabay)

Che il rischio di apparire ‘poco green’ non assilli il nostro governo, lo conferma l’altra questione, quella delle reti gemelle, una ‘malapesca’ che porta a scorticare una superficie più estesa del 30% rispetto al singolo strascico, senza contare le emissioni. Nel Golfo del Leone, dove le gemelle prevalgono sulla rete singola, si stima che il consumo di carburante sia aumentato del 38%, a discapito delle politiche di decarbonizzazione. Oltrettutto, chi utilizza tecniche meno impattanti nelle stesse zone, lamenta anche lo svantaggio competitivo, perché con due reti prenderebbe più pesce, almeno finché ce n’é. Per Doriano Campione, Presidente dell’Organizzazione Produttori Pescara Pesca, «se non si interviene, potrebbero diffondersi in tutta la flotta a strascico adriatica». «Da tempo – racconta Domitilla – molte marinerie del medio e alto Adriatico denunciano il disastro ecologico delle reti gemelle, ma le richieste di abolirle al governo e alla Regione Marche, non hanno sortito alcun effetto». Campione, ad esempio, appartiene alla Marineria di San Benedetto del Tronto, la più grande dell’Adriatico, che tre anni fa ha scelto di non usarle, e ne segnala altri danni collaterali. «I grandi volumi di pesce catturato con le reti gemelle portano sul mercato prodotti di qualità inferiore, che alterano gli equilibri commerciali». Infine, c’è il costo umano: «Richiedono tempi più lunghi, più sforzo fisico per la calata e il recupero, e questo incide sulla sicurezza e sulla qualità della vita dei pescatori».

Dal 2020, per riportare gli stock ittici a livelli di sostenibilità riproduttiva entro il 2026, la GCPM e l’Unione Europea assegnano all’Italia un tetto annuale di giorni di strascico a rete singola. Le gemelle non sono state nemmeno prese in considerazione, il che equivale a non autorizzarle. Nonostante questo vincolo, nel giugno 2024, il ministero dell’Agricoltura ha ribadito che le unità munite del doppio attrezzo possono pescare per 3 giornate settimanali. «In realtà non ha fatto altro che assecondare le richieste di chi già lavora con le gemelle, violando le misure concordate in ambito regionale», spiega Domitilla Senni. «Lo scorso agosto, il ministero aveva respinto − aggiunge la portavoce di MedReact − la nostra richiesta di accesso agli atti sul numero di giorni di pesca assegnati a questo sistema. Però, grazie alla collaborazione delle Capitanerie di Porto, siamo riusciti ad averli. Ora sappiamo che tra il 2020 e il 2025 le reti gemelle hanno operato per diverse migliaia di giorni, di cui quasi il 60% assegnati a pescherecci di Civitanova Marche. Quando, pochi mesi fa, la questione è ritornata in sede comunitaria, il ministero ha risposto senza una piega, assegnando 1.510 giorni di pesca alle reti gemelle. In tal modo, ha scavalcato sia l’Unione Europea, che ha competenza  esclusiva in materia, sia la CGPM, cui spetta valutare le basi scientifiche per assegnare i contingenti di pesca». La fine è nota, anzi, scontata. A luglio, la Commissione Europea ha aperto il fascicolo per avviare contro l’Italia l’81esima procedura di infrazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.