Stefano Boeri, Giancarlo Tancredi, il sindaco di Milano Beppe Sala e Manfredi Catella
Due anni fa, in occasione del conferimento del Premio CerviaAmbiente all’archistar Boeri si metteva in evidenza la bufala di una architettura spacciata per sostenibile ma fatta di cemento e di grandi volumetrie, coperti da una artificiale pellicola di verde che mascherava e giustificava tutto. Queste astute trovate edilizie spacciate come risolutive avevano conquistato una larghissima parte di commentatori, cittadini, amministratori tanto da nascondere la loro vera sostanza e cioè che era in atto la rivalutazione del cemento, tornato ad essere un positivo fattore della qualità urbana.Finalmente emergono i guai che quegli interventi hanno provocato alla città nella quale la speculazione edilizia è tornata a mostrare il suo volto feroce, costruendo ricchezza attraverso la deregolamentazione selvaggia, creando quartieri per ricchi con l’espulsione degli antichi abitanti. Al di là delle vicende giudiziarie del modello milanese, a cui pochissimi si sono opposti con determinazione, ciò che le inchieste stanno rivelando mostra la vera natura della trasformazione dell’urbanistica da attività eminentemente pubblica a strumento di contrattazione, con la pubblica amministrazione in posizione subalterna nei confronti dei potenti interessi degli investitori, addirittura ricercati anche nei mercati esteri. E, da quanto si apprende, tutto ciò trovava non solo la copertura culturale di una supposta superiore qualità architettonica ma anche risultandone addirittura interessato motore e proponente. Di seguito ilcorsivo dell’11 ottobre di due anni fa su “Italia Libera” ripubblicato oggi — (s.t.)
Il corsivo di SAURO TURRONI
► (11 OTTOBRE 2023) — Se premiando l’archistar Stefano Boeri si voleva rilanciare il “CerviaAmbiente” si è fatto un grossolano errore. Ormai non è più neppure green washing ricoprire di alberelli e cespugli costose operazioni immobiliari fatte di grandi torri di greve cemento. Riproponendo lo stesso modello edilizio a Milano come a Tirana o a Dubai significa solo, ancora una volta, consumare suolo e cementificare.
Torri sono e torri restano, la pellicola arborea di cui sono ricoperte migliora forse l’aspetto paesaggistico degli insediamenti, ne fa balzare alle stelle i prezzi e aggiunge solo maggiori profitti a chi investe. Questi insediamenti non creano città pubblica, sono una interpretazione del tutto privata di una modalità costruttiva e ciò che è peggio è che spacciano queste operazioni puramente immobiliari e speculative come trasformazioni positive per la città.
Ma non è così. Nelle città c’è bisogno di boschi che però sono orizzontali, boschi che devono trovare posto in aree liberate dal cemento, con operazioni di de-sealing, cioè di interventi di desigillazione o deimpermeabilizzazione del suolo, individuando porzioni di territorio adatte per essere liberate dall’asfalto e dal cemento, per essere riportate nelle condizioni idonee a far crescere erba, alberi e arbusti.
Architetto e urbanista, dal 1972 ha svolto la propria attività professionale pubblica in qualità di dirigente presso i Comuni di Cervia e Cesena; dal 1986 è stato dirigente all’urbanistica, servizio tutela e valorizzazione del territorio, della Regione Emilia Romagna. Ha progettato, fra l’altro, il Piano Territoriale Paesistico dell’Emilia Romagna, ed è stato responsabile del laboratorio regionale per la sperimentazione della pianificazione ecologica. Dal 1992 e per quattro legislature consecutive è stato deputato e senatore dei Verdi. È stato anche il primo parlamentare italiano a recarsi in Antartide e in Artide per le ricerche sul clima. Dal 2007, per otto anni è stato membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide (Csna). Nel settembre del 1995 è stato a Mururoa con Greenpeace contro gli esperimenti nucleari e nel ’96 a Cernobyl per il decennale della catastrofe. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte della delegazione italiana presso l’Osce. È presidente di una Fondazione con scopi di solidarietà sociale.