I numeri dell’Istat ci comunicano che i costi del carrello della spesa sono saliti ancora a giugno in particolare per gli alimentari +4,2% con un impatto forte sul potere d’acquisto. L’inflazione a 1,7% comunicata a giugno 2025 dall’Istat, comporta, per una coppia con due figli, un rialzo complessivo della spesa pari a 630 euro: di questi 337 se ne vanno per il carrello della spesa, 320euro solo per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche.“Una vera e propria stangata”: i prezzi salgono, i carrelli si svuotano. A colpire le famiglie sono i prezzi dei beni alimentari non lavorati, quelli più sensibili agli shock climatici e alle dinamiche internazionali delle materie prime: la crescita su base annua passa dal +3,5% al +4,2%. Parliamo dei prodotti non lavorati che sono alla base di una sana alimentazione (frutta, verdura, cereali, legumi ecc..) e indicati nel modello alimentare sancito dall’Unesco per il riconoscimento della Dieta Mediterranea. E poi c’è la fuga verso i discount


◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA

Durante l’estate il carrello della spesa degli italiani subisce variazioni legate alle abitudini stagionali e alla disponibilità di prodotti freschi, ed inevitabilmente i prezzi subiscono sensibili variazioni spesso, se non quasi sempre, ingiustificati. Si appalesa un fenomeno poco percepito: salgono i prezzi, ma scendono i volumi, gli italiani spendono di più, ma escono dai negozi con meno. Una crisi silenziosa che svuota le “borse della spesa”. I numeri ci comunicano che i costi del carrello della spesa sono saliti ancora a giugno in particolare per gli alimentari +4,2% (Istat) con un impatto forte sul potere d’acquisto. 

Secondo i calcoli dell’Unci (Unione Nazionale Consumatori), tradotto in termini di aumento del costo della vita, l’inflazione a 1,7% comunicata a giugno 2025 dall’Istat, comporta, per una coppia con due figli, un rialzo complessivo della spesa pari a 630 euro: di questi 337 se ne vanno per il carrello della spesa, 320 euro solo per i Prodotti alimentari e le bevande analcoliche . “Una vera e propria stangata” se si pensa che a maggio 2025, le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,3% in valore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma i volumi – cioè le quantità effettive di beni acquistati – sono scesi dello 0,3%. In parole semplici: i prezzi salgono, i carrelli si svuotano.

Il dato che più colpisce le famiglie è l’aumento dei prezzi dei beni alimentari non lavorati, quelli più sensibili agli shock climatici e alle dinamiche internazionali delle materie prime: la crescita su base annua passa dal +3,5% al +4,2%. Stiamo parlando, appunto, di quei prodotti non lavorati che sono alla base di una sana alimentazione (frutta, verdura, cereali, legumi ecc..) e “previsti” nel modello alimentare sancito dall’Unesco nel riconoscimento della Dieta Mediterranea. Parallelamente si consolida sempre di più la grande fuga dei consumatori verso i discount alimentari, che volano con un +4,5%, più del triplo rispetto alla crescita media. Le persone che acquistano, si spostano dove costa meno, e lo fanno in massa, consolidando un modello di consumo difensivo, per alcuni versi preoccupante, in cui si privilegiano i punti vendita a basso prezzo rinunciando a volte alla qualità dei prodotti, alla provenienza e, aggiungo, alla tutela della propria salute.

Questa ricerca, a tutti i costi, di margini di profitto sempre più alti da parte della Gdo (grande distribuzione organizzata) non tiene conto della crescente sensibilità dei consumatori rispetto ai prezzi, incentivata anche dall’accesso facilitato a informazioni trasparenti, che li rendono sempre più attenti e pronti ad effettuare un confronto immediato sulla differenza dei prezzi, e le App (applicazioni android-ios) in tale direzione risultano spesso molto efficienti. La stessa fidelizzazione della clientela mostra con decisione i suoi punti deboli che cominciano ad appalesarsi attraverso una crescente indifferenza o addirittura disaffezione del consumatore più responsabile e consapevole.

È un processo lento che stenta a crescere bloccato (come abbiamo già scritto qui: clicca sul link) dal neuromarketing e dalla pubblicità ingannevole che punta molto sul consumatore “ingenuo”, recuperando sempre più posizioni e obliterando di fatto la consapevolezza del potere che il consumatore può esercitare attraverso i propri acquisti (consumer empowerment): scegliere tra diversi beni e servizi, svolgere un ruolo attivo nel mercato, condizionare  fortemente la domanda, influenzare le decisioni aziendali e i prezzi. Può apparire pleonastico, ma è utile sottolinearlo: fare la spesa può essere considerato un atto “culturale” specialmente quando parliamo di cibo, perché si esercita un ruolo da protagonista nel rispetto della sostenibilità, nella selezione di alimenti locali, nell’essere attenti al rispetto della stagionalità, quando si è intenti nel leggere le etichette, quando si costruisce interazione sociale attraverso il contatto con i produttori nei cosiddetti mercati di prossimità e molto altro. E il momento nel quale si esprime al meglio, o al peggio, la nostra dimensione di consumatore consapevole e responsabile, facendo la spesa in modo semplice e intelligente, avendo contezza che gli altri, “quelli che fanno la spesa”, siamo noi che possiamo e dobbiamo decidere.

L’assunzione di comportamenti più sobri, abitudini alimentari più corrette, e una attenzione particolare al contesto in cui ci si trova, devono diventare i must dai quali non è possibile prescindere, per migliorare la nostra “educazione comportamentale”. Questo “stile di vita” come nuovo paradigma deve essere accompagnato da una “tattica mirata” con azioni specifiche utili a bypassare la distrazione di massa messa in atto dalla pubblicità ingannevole, per dare senso alle scelte e alle conseguenti decisioni. Ecco alcuni suggerimenti, che mi sembrano quanto mai opportuni:

  • A) non basta aver stilato una lista rigorosa di cosa comprare e aver seguito il consiglio di non essere affamati, bisogna avere “tempo” per cercare i prodotti in base al loro rapporto qualità-prezzo, avere il tempo di osservare le offerte e capire se sono davvero convenienti per lo stile della propria  famiglia. Il tempo in questo caso è una variabile strategica, perché ci   mette nelle condizioni di leggere le etichette in particolare quella degli ingredienti che racconta il contenuto del prodotto che si sta acquistando, che non è il vestito da indossare, ma il cibo da gustare per guadagnare salute.
  • B) L’attenzione all’origine è importante perché i prodotti europei, meglio ancora quelli italiani, garantiscono qualità e sicurezza maggiore di una legislazione rigida sulla sicurezza alimentare dettata dall’Ue.
  • C) Controllare i piani inferiori degli scaffali nei supermercati: in genere, nei punti vendita della grande distribuzione si tende a mettere i prodotti più cari, con i migliori margini di guadagno per il venditore, all’altezza degli occhi del compratore. A volte basta abbassare lo sguardo e il prezzo magicamente scende; essere daltonici nell’osservare le confezioni dei prodotti da acquistare, può ritornare utile, visto che i colori trasmettono emozioni e significati che condizionano le nostre scelte.

Sono solo alcuni suggerimenti utili a contrastare le strategie commerciali messe in atto a danno dei consumatori, ai quali rimane un’unica arma a disposizione: la consapevolezza di non  essere soggetto passivo, ma “consumattore” che sceglie con cognizione di causa per non essere offuscato dagli strumenti del profitto facile. E può essere utile meditare anche su questa riflessione del Dalai Lama: «trovo inaccettabile che la violenza costituisca la base di alcune nostre abitudini alimentari». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.