Arrivati a pari punti all’ultimo gran premio, Verstappen e Hamilton hanno cominciato a battagliare dal primo metro. L’inglese ha preso la prima posizione, ma il giovane olandese ha reagito con un tentativo di sorpasso a dir poco energico, costringendo il rivale a prendere la via di fuga e tagliare la traiettoria, rimanendo in testa. La visione romantica della vecchia Formula Uno non fa più neanche parte del passato, ma della preistoria. Da decenni vittoria e sconfitta sono frutto della tecnologia e dell’efficienza dello staff, non meno che che dell’abilità del pilota. Semmai, la vicenda Verstappen-Hamilton rende evidente il peso di norme complesse, alleggerite solo da un’ampia e discutibile dose di discrezionalità


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

Max Verstappen riceve gli applausi di Lewis Hamilton sul podio del Gp di Abu Dabi; sotto il titolo, il sorpasso finale della Red Bull del giovane pilota olandese

MAGARI FRA QUALCHE anno qualcuno deciderà di farne un film, sulle tracce di “Rush”. O forse no, perché il mondiale vinto in volata da Verstappen su Hamilton è stato già in diretta un thriller d’autore, orientato e in buona parte deciso dalle decisioni prese in “regia”. È la Formula Uno moderna, nella quale il corpus di regolamenti e procedure può prendere il sopravvento sulla pura vicenda agonistica. Nulla da dire sulle misure atte a tutelare l’incolumità dei piloti; ma la successione di colpi di scena che ha animato il Gp di Abu Dhabi non si esaurisce nella sfera della sicurezza, tanto che le polemiche sono scoppiate ancora prima dell’epilogo.

Riassumiamo: arrivati a pari punti all’ultimo gran premio, Verstappen e Hamilton hanno cominciato a battagliare dal primo metro. L’inglese ha preso la prima posizione, ma il giovane olandese ha reagito con un tentativo di sorpasso a dir poco energico, costringendo il rivale a prendere la via di fuga e tagliare la traiettoria, rimanendo in testa. Primo punto contestato: la Red Bull avrebbe voluto che ad Hamilton fosse imposto di restituire la posizione, visto il vantaggio ottenuto prendendo la via di fuga. I commissari, considerando anche la manovra ai limiti di Verstappen, hanno deciso di non intervenire. 

La safety car impone l’interruzione della gara dopo l’incidente della Williams di Latifi

Nei giri successivi, il vantaggio di Hamilton è arrivato a sfiorare i 12 secondi, finché, a 6 giri dalla fine, non è apparsa la safety car, per un incidente della Williams di Latifi. Una svolta rovinosa per l’inglese, non solo per l’azzeramento del vantaggio, ma anche per la decisione di Michael Masi, direttore di gara, di “sdoppiare” (in pratica di far sgomberare) le cinque auto doppiate che dividevano i due grandi avversari. Una misura non applicata a tutti gli altri doppiati, ciò che a fine gara ha fatto scattare il reclamo della Mercedes. Respinto, peraltro, perché la gestione della safety car, si è saputo, è a discrezione del direttore. Ripartita la gara, Verstappen ha fatto un sol boccone del rivale, ormai vittima sacrificale, visto che viaggiava con gomme finite. 

In tutto questo, la visione romantica della vecchia Formula Uno non fa più neanche parte del passato, ma della preistoria. Da decenni vittoria e sconfitta sono frutto della tecnologia e dell’efficienza dello staff, non meno che che dell’abilità del pilota. Semmai, la vicenda Verstappen-Hamilton rende evidente il peso di norme complesse, alleggerite solo da un’ampia e discutibile dose di discrezionalità. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.

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