Una spesa sanitaria alta, però troppo bassa: così il Covid-19 vince su tutta la linea

Fondazione Gimbe: saccheggiati 37 miliardi di euro dalla sanità pubblica tra il 2010 e il 2019

In termini assoluti la spesa è cresciuta quasi costantemente negli ultimi 20 anni, passando da 71,3 miliardi di euro nel 2001 ai 127 miliardi attuali. Mai come in questo caso, però, l’apparenza inganna. Negli ultimi dieci anni i soldi destinati alla Sanità sono cresciuti meno dell’inflazione. E il think thank di politica sanitaria della Fondazione Gimbe ha calcolato che 37 miliardi di euro sono stati sottratti al Sistema sanitario nazionale, tra de-finanziamento e tagli nel periodo 2010-2019. In pratica se si valuta la spesa in termini reali, il livello del 2018 è all’incirca uguale al livello del 2005. Cosa incide allora di più sulla spesa? Il costo dei nuovi farmaci e i nuovi macchinari soggetti a obsolescenza più veloce


L’analisi di LAURA CALOSSO

LA SPESA SANITARIA italiana è troppo alta o troppo bassa? È vero che dal 2000 sono stati fatti troppi tagli? E soprattutto: è colpa dei tagli se la Covid-19 ha avuto la meglio? Facciamo un passo indietro. Il 16 settembre 2019 Il “Sole 24 Ore” titolava: Fondazione Gimbe: «Saccheggiati 37 miliardi nella sanità pubblica» [leggi qui nota 1]. Il think thank di politica sanitaria partiva da un dato: i 37 miliardi di euro sottratti al Sistema sanitario nazionale, tra de-finanziamento e tagli nel periodo 2010-2019, indeboliscono la struttura che va messa invece in sicurezza.

Tre giorni dopo, il 19 settembre 2019, l’Oms e World Bank pubblicavano un report del titolo “A World at risk” [leggi qui nota 2] in cui si dichiarava: «Il mondo è a forte rischio di devastanti epidemie di malattie regionali o globali o pandemie che non solo causano perdite di vite umane ma sconvolgono le economie e creano il caos sociale». Nel rapporto si evidenziavano le carenze degli Stati nel caso fosse arrivata un’emergenza sanitaria che a inizio 2020 è puntualmente arrivata.

In termini assoluti la spesa sanitaria in termini assoluti è passata da 71,3 miliardi di euro nel 2001 ai 127 miliardi del 2021 

Pertanto: quando nei talk show sindacati e politici si accapigliano parlando rispettivamente di tagli e incrementi di spesa, chi ha ragione? A prima vista, i dati sembrano dare ragione a chi parla di crescita. La spesa sanitaria in termini assoluti è infatti cresciuta quasi costantemente negli ultimi 20 anni, passando da 71,3 miliardi di euro nel 2001 ai 127 miliardi attuali. Mai come in questo caso, però, l’apparenza inganna. Negli ultimi dieci anni, infatti, i soldi destinati alla Sanità sono cresciuti meno dell’inflazione. È per questo che, anche se i dati parlano di aumento, sempre meno sono i “beni” che si possono acquistare a parità di numeri. In pratica i governi degli ultimi anni hanno lasciato all’inflazione il compito di erodere anno per anno le somme messe a disposizione.

Cosa è stato effettivamente tagliato negli ultimi due decenni? I tagli riguardano gli investimenti e gli aumenti di spesa previsti per il sistema sanitario. La spesa sanitaria avrebbe non solo dovuto crescere con l’inflazione, ma sorpassarla. Questo perché una gran parte degli italiani è anziana. Dal 2000 a oggi gli over 65 sono aumentati di quasi un terzo, passando da 10,6 a quasi 14 milioni. Costano al sistema sanitario circa il doppio rispetto a un giovane. È anche per questo che la crescita della spesa si è rivelata nei fatti una riduzione.

La spesa sanitaria in termini reali nel 2018 è stata pari al livello del 2005; nel 2021 è circa il 7,3% del Pil

Da quando le Regioni hanno in gestione i costi della Sanità, il panorama è a macchia di leopardo. Ma è vero che nel 2012 il governo Monti aveva annunciato un taglio della spesa prevista per i tre anni successivi intorno ai 25 miliardi di euro. Dal 2015 al 2019 altri 12 miliardi di aumenti previsti (in parte per pareggiare l’inflazione e in parte per adeguare il sistema) erano stati cancellati. La giustificazione era stata: mantenere un bilancio in equilibrio e bandire sprechi e inefficienze. In pratica se si valuta la spesa in termini reali, il livello del 2018 è all’incirca uguale al livello del 2005. La Legge di Bilancio 2020 ha previsto un’ulteriore crescita nominale nei prossimi anni, come è avvenuto. Nel 2021 la spesa sanitaria è intorno al 7,3% del Pil, e ammonta a circa 127 miliardi di euro, contro il 7,5% del 2020. 

Cosa incide molto sulla spesa? Il costo dei nuovi farmaci e le nuove tecnologie, ovvero dei macchinari, che rispetto ad anni fa sono soggetti a obsolescenza più veloce. Cosa è stato sacrificato in questi anni? I tagli più ingenti hanno riguardato il personale. Il numero di medici non è stato ridotto ma, nonostante l’invecchiamento della popolazione, non è cresciuto, e sono stati assunti pochissimi medici giovani. «La carenza di personale medico nelle corsie ospedaliere e nei servizi territoriali rischia di subire una ulteriore brusca accelerazione con l’introduzione dellaQuota 100” prevista nella Legge di Bilancio 2019 con l’obiettivo politico del superamento dell’articolo 24 del DL n. 201 del 6 dicembre del 2011, la cosiddetta “Riforma Fornero”», scriveva “Quotidiano Sanità” nel 2019: «I medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale oggi vanno in quiescenza con una anzianità in media intorno ai 65 anni di età. Nel 2018 è iniziata l’uscita dal sistema dei nati nell’anno 1953 (circa 7000 medici). Nel triennio 2019-2021, che interesserà secondo le regole “Fornero” essenzialmente i nati dal 1954 al 1956, sono previste uscite tra 6000 e 7000 medici l’anno, per un totale di circa 20.000 unità» [leggi qui nota 3].

Nella sanità oggi c’è un numero esiguo di personale per le prestazioni specializzate

Oltre tutto questo, ecco l’errore fatale: un numero di posti esiguo per la Specializzazione che non permette di rimpiazzare i medici che escono dal sistema. Mancano anche gli operatori non medici e tutto questo fa da contorno all’ingente riduzione dei posti letto. Mancando i medici, il problema è la gestione di posti in terapia intensiva che, se anche non sono calati, registrano carenza di personale adatto a gestirli (il dato va però visto Regione per Regione, perché, ad esempio in Veneto, i sindacati hanno denunciato per un lungo periodo il taglio dei letti in terapia intensiva). 

In conclusione: la spesa sanitaria italiana, rispetto ad altri grandi Paesi europei, non è alta. La percentuale sul Pil è decisamente più bassa di quella francese e tedesca, ma più o meno simile a quella di Spagna e Regno Unito. La gestione della Covid ha dimostrato l’importanza di una rete territoriale di assistenza sul modello delle Cure Palliative, che alcune Asl gestiscono con buoni risultati e costi più bassi rispetto a un ricovero. La Medicina di Prossimità, che porta le cure a casa del paziente, potrebbe essere una soluzione per il futuro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.