Gli studenti urlano di voler appendere lo striscione, spingono per avvicinarsi alle porte: la polizia carica. La situazione degenera in fretta: le manganellate colpiscono i primi delle file, alcuni cadono a terra tra le urla inorridite degli studenti affacciati dai balconi e dalle scale. La polizia protegge studenti da altri studenti. Perché? Facciamo un passo indietro, con gli occhi di una matricola alla prima manifestazione pubblica


L’articolo di NUR

Roma, giovedì 27 ottobre 2022. Un manifestante viene scaraventato a terra e ammanettato con le mani dietro la schiena; sotto il titolo, la carica della polizia manganelli in pugno

“FUORI I FASCISTI dalla Sapienza”. Lo striscione degli studenti di Cambiare rotta, organizzazione giovanile, e del collettivo di Scienze Politiche campeggia davanti alle forze dell’ordine. Loro sono invece schierate, con caschi e scudi, davanti alla facoltà di scienze politiche, sbarrata. Gli studenti urlano di voler appendere lo striscione, spingono per avvicinarsi alle porte: la polizia carica. La situazione degenera in fretta: le manganellate colpiscono i primi delle file, alcuni cadono a terra tra le urla inorridite degli studenti affacciati dai balconi, dalle scale. Accorsi a vedere la polizia che protegge studenti da altri studenti. Ma perché? Per capire la situazione va fatto un passo indietro.

L’associazione studentesca di centrodestra Azione Universitaria ha organizzato un dibattito in facoltà. Incontro su “Il Capitalismo: il profilo nascosto del sistema’’ (e non sul “capitalismo buono’’ come invece è stato riportato in questi giorni), e gli ospiti sono Daniele Capezzone e Fabio Roscani. Il primo è un giornalista, ex radicale poi passato ad essere portavoce della prima Forza Italia e del Popolo della libertà. Fabio Roscani è un neodeputato di Fratelli d’Italia e presidente di Gioventù nazionale dal 2017. Già dai giorni precedenti il collettivo studentesco aveva promesso di presentarsi alle nove davanti la facoltà per fare da controparte, elemento mancante nel dibattito reso invece indispensabile nel contesto di un’università pubblica. Gli studenti rivendicavano il diritto ad opporsi alla rappresentanza politica in università, visto che nei giorni precedenti era stato invitato Pillon, e questo era l’obiettivo dello striscione e dell’adunanza. 

Dopo le tensioni e la carica della polizia di giovedì 27 ottobre, la facoltà di Scienze politiche è stata occupata dagli studenti

Ma non sarebbe stato più efficace organizzare un contro evento? A chiederselo non sono in pochi: si sarebbe offerta agli studenti della Sapienza la possibilità di scegliere quale dibattito seguire. Con un corollario non da poco: ostacolare un convegno perché non si è d’accordo sulla sua impronta politica non è forse (come invece si rivendica) poco antifascista? Questo è il parere più comune espresso sui social, dove invece sono stati raccolti pareri concordi e quasi unanimi sulla reazione della polizia: la violenza contro i manifestanti è ingiustificabile. Ma chi ha chiamato le forze dell’ordine, ritenendo la situazione potenzialmente critica? Dal momento che la polizia era già lì dalla mattina, e non in seguito a scontri tra studenti o tentativi di irrompere nel convegno, chi li ha autorizzati ad entrare preventivamente nella città universitaria? e perché lo ha fatto? La risposta arriva da una lettera aperta della rettrice Antonella Polimeni: «L’intervento delle forze dell’ordine nel corso delle contestazioni è stato deciso e coordinato dal dirigente del servizio predisposto dalla Questura, che lo ha ritenuto necessario per garantire l’ordine pubblico. La Sapienza ha all’interno della propria città universitaria un presidio fisso della polizia». 

La rettrice dell’università La Sapienza di Roma, Antonella Polimeni, prende le distanze dalle cariche della polizia davanti alla facoltà di Scienze politiche: «L’intervento delle forze dell’ordine nel corso delle contestazioni è stato deciso e coordinato dal dirigente del servizio predisposto dalla Questura»

La lettera della rettrice arriva però in serata, dopo molte ore dagli scontri. Nella mattina gli studenti protestano, spingono e le forze dell’ordine rispondono con ancora più forza: un ragazzo viene preso e scaraventato a terra, ammanettato con le mani dietro la schiena. Sono due i ragazzi fermati, uno perde sangue dalla testa e viene portato all’interno della facoltà. La conferenza è ancora in corso, fuori regna il caos: dopo le manganellate gli studenti si disperdono, si allontanano dalla minaccia e restano attoniti per qualche minuto. Poi arriva la rabbia. Gli stessi studenti che prima si erano radunati davanti alla facoltà si allontanano, e si dirigono in corteo verso il Rettorato. Stavolta non sono da soli: li seguono tutti quelli che hanno assistito affacciati dalle aule, radunati sulle scale antincendio, in piedi sui gradini dell’ingresso con il collo allungato sugli scontri. Li seguono e gridano alla rettrice di scendere, rivendicando un’università in cui la polizia non deve entrare, in cui si sia liberi di protestare e fare da controparte. “Fuori i fascisti dall’università’’ gridano tutti, stavolta lo striscione non basta e si alzano le voci. Nella gestione del confronto pubblico, un anno accademico partito decisamente col piede sbagliato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Studentessa di scienze politiche, appassionata della realtà, voglio raccontare quel che mi circonda