La prima vittoria della scellerata guerra di Putin. Gas e nucleare nella tassonomia verde dell’Ue

Nella lista degli investimenti sostenibili dell’Unione Europea entrano energie fossili ed energia atomica. Il Parlamento europeo con 328 contrari, 278 favorevoli e 33 astenuti, ha bocciato la risoluzione che proponeva di respingere questa tassonomia cosiddetta «verde». Una decisa sterzata che allontana l’Europa dal cammino verso le fonti energetiche green e allo stesso tempo favorisce i conflitti per il controllo degli idrocarburi nell’Est europeo, in Africa e nel resto del mondo. Un passo indietro che svela una maggioranza parlamentare europea intimorita da possibili e ulteriori ritorsioni russe, consegnandosi nelle mani “sicure” dei predatori Oil&Gas


L’articolo di MASSIMO SCALIA

328 CONTRARI, 278 FAVOREVOLI, 33 ASTENUTI questi i numeri con cui è stata respinta l’obiezione ad adottare l’atto della Commissione Ue che promuove nella tassonomia “verde” nucleare e gas. È vero, è uno scandalo che due fonti così antitetiche, e per motivi diversi, a ogni “transizione ecologica”, tanto più se la si vuole giusta, vengano ammesse a fruire dei finanziamenti previsti per le fonti energetiche green. Un indigeribile ossimoro. Era scontato che la lobby nucleare, morente ma tenuta artificialmente in vita dalla “grandeur de France”, si unisse alla ben più potente lobby Oil&Gas per ottenere ciò che vogliono. Fanno il loro mestiere, aiutati da ominicchi ebbri del po’ di odore di potere che annusano con voluttà, magari fantasticando di “lagrime e sangue”. Ma che è successo nelle ultime tre settimane, da quando il 14 giugno le Commissioni Ambiente e Finanze del Parlamento europeo avevano respinto con inoppugnabili argomentazioni l’atto delegato della Commissione, facendo ben sperare nel Parlamento? Di chi è figlia questa per noi sonora batosta? Draghi, a dir la verità, era già da tempo che, seppure con il garbo dovuto dell’uomo di Stato, spiegava che la resistenza a introdurre un price cap era legata ai timori sulle forniture di gas e petrolio. Sì, quelle russe. E così, tutti in mimetica insieme a Zelenski, hanno dribblato, poco elegantemente invero, la questione; e Zelenski stesso, pur avendo fatto notare la contraddizione, ha preferito insistere fere cotidie sulla necessità di armi sempre più avanzate e efficienti con cui alimentare la Resistenza ucraina.

Ad ogni sanzione europea e americana, Putin replica con le ritorsioni nelle forniture di idrocarburi degli oligarchi russi

Insomma, dobbiamo prendere atto che c’è una maggioranza parlamentare nella Ue, che pure sembrava orientata fino a poco fa in altro modo, che al momento buono se l’è fatta sotto di fronte a ulteriori ritorsioni russe e ha preferito consegnarsi nelle mani sicure dei predatori Oil&Gas. Meglio continuare a far succhiare loro giganteschi sovraprofitti, meglio ignorare le contraddizioni e non rischiare un inverno con un po’ meno di riscaldamento. E le visite a Kiev diventeranno un po’ come la devozione alla Madonna pellegrina, un’espiazione della colpa dell’incongruenza a colpi di nuovi armamenti. E di miliardi per la ricostruzione. Siccome molto ostracismo è venuto e viene dai “rigorosi” – Italiani storicamente inaffidabili, chiudono le guerre alleati a quelli che all’inizio avevano dichiarato nemici, e via elencando – beh, lasciando perdere alcune non eccelse loro figure storiche, possiamo dire che il sei luglio hanno costituito, insieme a vari altri, la maggioranza che ha conferito la prima significativa vittoria alla scellerata guerra di Putin. “Ma che c’entra, che minchia stai dicendo!”: già dimenticavo che la questione energia/clima non è politica vera, quella è bene farla giocare alla Nato e ai petrolieri. Come hanno ben capito quei veri patrioti della Meloni e di Salvini, coi loro “balilla” oil&gas eletti in Parlamento europeo. Antemarcia.

Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica al centro congressi Mico per la conferenza stampa conclusiva del Forum Youth4climate: driving ambition. Milano 2 Ottobre 2021 [creditAnsa/Matteo Bazzi]

Vorrei tanto che non perdessimo tempo sul nucleare, così efficacemente evocato dal ministro Humpty Dumpty. Anche un minus habens si rende conto che non è in gioco per soluzioni energia/clima che diano il 40% dell’obbiettivo 2030 entro il 2025 (come richiede Next Generation Eu). E, guardando al costoso fallimento della generazione dei reattori III+ – fabbricati, si fa per dire, da Areva, l’industria di Stato francese – a Flamanville (Francia) come a Olkiluoto (Finlandia), neanche al 2040! Certo, il contraccolpo darà un po’ di fiato agli “untorelli” atomici, ma, appunto, non sono in grado di comunicare per davvero il batterio. Caso mai, aspettiamoli al varco per un prossimo referendum. Per una soluzione splatter, alla Tarantino, come nei precedenti due, anche se un terzo referendum è, ahimè, un evento di probabilità per davvero 10 a meno sei.

Caronte, o quel che sia, ci ha regalato caldo in eccesso, mentre il climate change ci ha portato una mai così gran siccità e si è macchiato del tragico eccidio della Marmolada; ma, proprio per questo, non molliamo le posizioni sul campo: da Civitavecchia a Ravenna, solo per citare due battaglie simbolo. Ammaccati, e incazzati, proprio da questo giornale che è diventato per noi un compagno di mobilitazione e di lotta, facciamo risuonare ancora una volta: “Continuons le combat”! © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia