Il greenwashing più grande del mondo: il Parlamento europeo cede alla lobby del gas e del nucleare

Con l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia verde, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha rovesciato la maggioranza che l’ha eletta

Le cronache “politiche” nazionali non riportano neanche una virgola sul dossier esaminato a Strasburgo che segna una rottura verticale della maggioranza di governo italiana: Pd 5S e Verdi per il no all’inserimento di fossili e nucleari nella tassonomia dell’Ue, Lega Forza Italia e renziani dalla parte opposta. Le compagnie di idrocarburi, come l’Eni, e nucleari, come l’Edf rinazionalizzata (dopo i rovesci finanziari e giudiziari), potranno utilizzare i fondi pubblici del Green Deal europeo ed emettere obbligazioni “verdi” per sostenere i loro investimenti nel gas e nell’energia atomica, attingendo persino ai nostri fondi pensione. La decisione di Strasburgo sarà impugnata a tutti i livelli, promettono Greenpeace, Friday For Future e i Verdi, perseguendo legalmente presso la Corte di giustizia di Bruxelles il documento proposto dalla Commissione e approvato dal Parlamento europeo


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ 

CON UNA MANO asciughiamo le lacrime (di coccodrillo) per il Po che si prosciuga e il ghiacciaio della Marmolada che si fonde. Con l’altra, alziamo la mano per dire sì al gas e al nucleare come «investimenti verdi» da sostenere con fondi pubblici europei. È quanto s’è consumato nelle ultime ore al Parlamento di Strasburgo, come se la crisi climatica non incombesse già nelle nostre vite quotidiane, non provocasse già miliardi di danni all’economia e alla salute del mondo intero, non annunciasse già effetti catastrofici locali e planetari.  

Manifestazione di attivisti del Wwf a Bruxelles contro gas e nucleare nella tassonomia [credit Epa/Stephanie Lecocq]

La manina del sì l’ha alzata l’intero centro destra italiano, a sostegno della scelta voluta dalla Commissione e appoggiata a testa bassa — come un bisonte accecato — dal ministro della Finzione ecologica italiana Roberto Cingolani, cooptato nel governo Draghi in quota “grillina”. Tutto s’è consumato mentre a Roma era in corso l’incontro sul cahier de doléances dei Cinque Stelle tra Conte e il presidente del Consiglio. Le cronache “politiche” non riportano neanche una virgola sul dossier esaminato a Strasburgo che segna una rottura verticale della maggioranza di governo italiana: Pd, Verdi e 5S per il no all’inserimento di fossili e nucleari nella tassonomia dell’Ue, Lega, Forza Italia e renziani (più Fratelli d’Italia, ça va sans dire) dalla parte opposta (astenuti i due “dimaiani”).

O Giuseppe Conte non era informato di quanto si consumava oltralpe, o ha ritenuto di dover glissare su una questione che segnerà il futuro politico ed energetico del Continente, tenendo la questione energia-clima — la più cruciale del nostro tempo— fuori dal quasi-decalogo (fermatosi difatti a nove punti) consegnato ieri a Draghi. La decisione di Strasburgo sarà impugnata a tutti i livelli, promettono Greenpeace, Friday For Future e i Verdi europei, perseguendo legalmente presso la Corte di giustizia di Bruxelles il documento proposto e approvato dalla Commissione europea. La tassonomia nasce, difatti, per orientare gli investimenti verso attività economiche sostenibili, seguendo criteri scientifici e standard climatici globali. L’opposto del mercato delle vacche imbastito dai governi (tedesco e italiano per il gas, francese per il nucleare) assieme alla presidente Von der Leyen, che ha rovesciato con la sua scelta politica la maggioranza parlamentare che l’ha eletta tre anni fa. A cui ha dato manforte il governo italiano che avrebbe potuto essere, viceversa, un ago della bilancia verso il futuro. 

Alla ricerca di un senso per la loro presenza nella maggioranza — altro che termovalorizzatore a Roma —, sarebbe stato molto utile ai 5S (e al Paese) chiedere a Draghi per conto di chi sta lavorando il “suo” ministro: si sarebbe dovuto occupare della Transizione ecologica dell’Italia e ha finito per fare il piazzista di Descalzi (a favore dei fossili) e porta parola di Macron (a favore del nucleare francese sull’orlo del fallimento economico). Le compagnie di idrocarburi, come l’Eni, e nucleari, come l’Edf rinazionalizzata (dopo i rovesci finanziari e giudiziari subiti sin qui), potranno utilizzare i fondi pubblici del Green Deal europeo concepito per sostenere le energie rinnovabili. E potranno emettere obbligazioni “green” per sostenere i loro investimenti nel gas e nell’energia atomica, attingendo persino ai nostri fondi pensione. Una gigantesca operazione di inquinamento finanziario da suscitare — addirittura — le perplessità della più grande società mondiale di investimento come BlackRock e di banche d’affari come Goldman Sachs e Jp Morgan. Ambienti non del tutto ignoti al nostro premier, che il tentennante fu “Giuseppi” avrebbe potuto ben evidenziare nel faccia a faccia di Palazzo Chigi. Quantomeno a futura memoria. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Aiutaci a restare liberi

Dona ora su Pay Pal

About Author

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.