L’Europa regala soldi pubblici a gas e nucleare, aggrava la crisi climatica e volta le spalle al futuro

Mentre il clima dimostra ogni giorno di essere fuori controllo, la guerra ucraina è l’occasione per un clamoroso capovolgimento di fronte nella lotta al riscaldamento globale del pianeta. Si poteva puntare tutto sulle energie rinnovabili, ora c’è la ricerca spasmodica del gas e il rilancio del carbone. Al via una nuova epoca di attacco al clima, ignorando gli allarmi degli scienziati. Per quanto riguarda il nucleare non solo è in vista una crisi del materiale fissile, ma il parco elettrico francese alimentato dalla fissione dell’atomo sta andando in tilt per la siccità; la sicurezza delle centrali non ha fatto passi avanti e i depositi delle scorie più pericolose restano un problema irrisolto. Il governo lussemburghese, quello austriaco e Greenpeace si appelleranno alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento di questa decisione su gas e nucleare: «Siamo pronti a partecipare a questa iniziativa»


L’appello di MARIO AGOSTINELLI, ALFIERO GRANDI, JACOPO RICCI e MASSIMO SCALIA (*)

Con la nuova tassonomia la Commissione europea metterà miliardi di euro a disposizione delle fonti fossili e nucleari, subendo la pressione dei potentati economici, finanziari e politici, mentre la crisi climatica diventa sempre più grave

IL PARLAMENTO EUROPEO ha respinto a maggioranza una mozione che puntava a capovolgere la decisione della Commissione Europea di includere gas e nucleare nell’elenco delle fonti rinnovabili, riconoscendole quindi come attività finanziabili. Ancora miliardi di euro alle fonti fossili come il gas e al nucleare che è pericoloso. La maggioranza del parlamento ha votato sotto la pressione dei potentati economici, finanziari e politici che, mentre la crisi climatica diventa sempre più grave, pensano solo ai loro guadagni ed interessi, senza riguardo alle conseguenze ambientali. Addirittura hanno fatto delle conseguenze della guerra in Ucraina l’occasione per rilanciare i loro affari ed interessi, come dimostra anche il tentativo, purtroppo appoggiato dall’Italia, di rinviare di anni la dismissione della produzione di nuovi veicoli a motore basati sulle fonti fossili.

La tassonomia europea è l’elenco delle attività energetiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale con l’obiettivo di orientare gli investitori privati, la finanza europea e internazionale, gli interventi pubblici dell’Europa e nazionali. Gli impianti a gas avviati entro il 31 dicembre 2030 potranno di fatto aggirare le nuove restrizioni previste. I nuovi impianti nucleari potranno essere costruiti entro il 2045 ed entro il 2040 ampliati quelli esistenti, mentre gli Stati dovranno attivare un impianto di smaltimento dei rifiuti ad alta radioattività solo entro il 2050. La Commissione europea consente a tutti i nuovi impianti e a quelli esistenti di operare da quando i permessi verranno rilasciati e i finanziamenti incassati. Di fatto un permesso al buio.

Manifestazioni contro la nuova tassonomia a Bruxelles e a Strasburgo. A favore di gas e nucleare hanno votato gli eurodeputati di Lega, FdI, FI e Italia Viva, contro M5S, Pd e Verdi, astenute le due elette oggi con Di Maio, assente Calenda 

La maggioranza europea favorevole a gas e nucleare è composta anzitutto da gruppi politici tradizionalmente posizionati a destra dello schieramento politico e dai liberali di Renew Europe. A favore di gas e nucleare gli eurodeputati eletti in Italia di Lega, FdI, FI e Italia Viva, mentre hanno votato contro M5S, Pd e Verdi, astenute le due elette oggi con Di Maio, assente Calenda. Questo voto conservatore e contro il clima del parlamento europeo, che ha perso l’occasione di ribaltare la decisione della Commissione Europea, viene considerato molto grave dall’Osservatorio sulla Transizione Ecologica-Pnrr che insieme a tanti altri ha fatto di tutto per impedire questa decisione, compresa una petizione che ha raccolto oltre 160.000 firme. Questa decisione riporta il dibattito sul clima indietro di decenni.

Solo il Parlamento poteva opporsi alla Commissione e costringerla a ritirare la sua posizione. La conferenza di Glasgow, gli impegni del G20 sono stati contraddetti clamorosamente proprio da chi solo alcuni mesi fa aveva affermato la priorità del clima. La guerra in Ucraina è stata l’occasione per passi indietro clamorosi. Mentre il clima dimostra ogni giorno il suo impazzimento fuori controllo, le sedi politiche e istituzionali che si erano impegnate a metterlo al primo posto hanno colto l’occasione della guerra per un clamoroso capovolgimento di posizioni. 

 Invece di accelerare sulle rinnovabili per respingere i ricatti degli autocrati dei fossili, è ripartita la ricerca spasmodica del gas e il rilancio del carbone, dando vita ad una nuova epoca di attacco al clima, ignorando gli allarmi degli scienziati

Si poteva e doveva puntare tutto sulle energie rinnovabili, invece ora c’è la ricerca spasmodica del gas e il rilancio del carbone, dando vita ad una nuova epoca di attacco al clima, ignorando gli allarmi degli scienziati. Per quanto riguarda il nucleare non solo è in vista una crisi del materiale fissile, ma adesso il parco nucleo-elettrico francese sta andando in tilt per la siccità, mentre la sicurezza delle centrali non ha fatto passi avanti perché la tecnologia di fondo resta la stessa e i depositi delle scorie, soprattutto di quelle pericolose, restano un problema non risolto.

Il governo lussemburghese, quello austriaco e Greenpeace, hanno annunciato di essere determinati a chiedere l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento di questa decisione su gas e nucleare. L’Osservatorio plaude a questa determinazione ed è pronto a partecipare a questa iniziativa.

C’è un patto scellerato tra interessi finanziari ed economici, a partire dalle grandi compagnie che dominano il mercato dei fossili, contro il clima e una Commissione europea debole, incapace di resistere alle lobby, e i governi nazionali che guardano solo al (presunto) interesse immediato, fingendo di ignorare gli effetti devastanti sul clima di questa tassonomia europea, di fatto alternativa agli investimenti a favore di nuove modalità energetiche compatibili con il clima.

Un folto gruppo di ragazze e ragazzi ha presidiato per giorni il parlamento a Strasburgo. Guardiamo a loro con speranza e ci auguriamo che siano l’avanguardia di una grande mobilitazione che deve ripartire prima possibile, perché è in gioco il futuro di tutti. Il voto del parlamento europeo è un colpo di coda della vecchia Europa degli interessi e del lobbismo, in gioco c’è il senso stesso dell’Unione europea. Non bisogna arretrare. Non bisogna scoraggiarsi. Occorre rilanciare la mobilitazione. La crisi climatica, purtroppo, dimostrerà che avevamo ed abbiamo ragione e chi ha scelto gas e nucleare si è assunto gravi responsabilità.

(*) Osservatorio sulla transizione ecologica-Pnrr promosso da “Coordinamento per la democrazia costituzionale”, “Laudato Si’”, “Nostra” (coordinamento scientifico del prof. Scalia)


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