3 / Veleni imboscati. Fluoro nella birra, Ichnusa: «la nostra acqua è pura», l’Arpas conferma, Solinas tace

La prima pagina dell’ampio servizio dedicato il 27 novembre 2019 da “Vanity Fair” al presidente del Cagliari Calcio; questa la didascalia della foto: «Con il vento in poppa. Tommaso Giulini, 42 anni, è nato a Milano: È diventato presidente del Cagliari nel 2014, la sua Fluorsid  è leader mondiale del Fluoruro di alluminio

Per il laboratorio della Camera di Commercio di Bari (l’unico accreditato in Italia per la ricerca di fluoro nell’acqua da bere), il fluoro nella birra è 10 volte superiore al limite di legge. Per l’Università di Cagliari, un terzo del valore di soglia. Medicina Democratica chiede i dati dei controlli all’Assl e alla Regione Sardegna: non battono ciglio. Si appella al difensore civico, ma è vacante. Resta muto (e non è una novità) il presidente della Giunta regionale Christian Solinas, interpellato sia da noi che dal regista del documentario “Chemical Bros”. Tace anche la Fluorsid di Tommaso Giulini, leader mondiale del Fluoruro di alluminio, alla quale avevamo rivolto domande sulla bonifica dei terreni inquinati. Nel 2019 i suoi manager avevano patteggiato una condanna per disastro ambientale. Interpellata da Italia Libera, la Heineken, proprietaria di Ichnusa, risponde che la birra non è contaminabile; Matteo Borocci: «l’acqua con cui è fatta, originata da falde profonde, risulta praticamente pura». Conferma Mauro Iacuzzi, responsabile dei monitoraggi Arpas: «Tutto sotto controllo, ma… E se il fluoro nell’acqua della birra fosse d’origine idrotermale?»


L’inchiesta del nostro inviato MAURIZIO MENICUCCI, da Macchiareddu (Cagliari) 

TRASFORMARE IN DOCUMENTI UFFICIALI i test fatti fare sulla birra Ichnusa dall’Anonymous cagliaritano nel 2019 richiedeva un percorso molto rigoroso. Ecco allora che quelli di Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute Onlus sono ripartiti da zero. Nel dicembre 2020, hanno acquistato 4 lattine di Ichnusa da 33 centilitri della stessa confezione originale. Poi, ne hanno fatto analizzare il contenuto dal laboratorio dell’Università di Cagliari e da quello della Camera di Commercio di Bari, tra l’altro l’unico accreditato in Italia per la ricerca di fluoro nell’acqua da bere. I test sardi hanno trovato un terzo del valore di soglia, cioè 0.45 microgrammi al litro. I test pugliesi 10 volte, cioè 16.3 microgrammi al litro. E “Honi soit qui mal y pense”.

Questo 18 mesi fa. E se qualcuno dovesse chiedersi che è successo dopo, la risposta è: nulla. Il presidente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli, aveva scritto, un anno fa, all’Assl di Cagliari, che vigila sui pozzi di acqua potabile, chiedendo di accedere alle loro analisi. Nessuna risposta. Nel settembre 2021, ha segnalato l’omissione al difensore civico della Regione. L’8 giugno scorso, il segretario generale del Consiglio regionale, Marcello Tack, lo ha informato, si suppone con tutto l’imbarazzo del caso, che «l’Ufficio di difensore civico in Sardegna al momento non è ricoperto, quindi la segnalazione in oggetto non potrà essere esaminata».

In alto, Matteo Borocci direttore di Ichnusa, testimonial della campagna ambientale “vuoto a buon rendere”; in basso, le bottiglie di birra Ichnusa “indossano” la maglia rossoblù del Cagliari; dopo i tanti problemi creati dalla Fluorsid di Giulini quanto durerà ancora l’idillio con il padrone della squadra?

Al regista, Massimiliano Mazzotta, non è andata meglio. «Ho chiesto di intervistare il direttore dell’Arpas di Cagliari, Massimo Secci — racconta, esibendo il carteggio — ma, da uno scranno a una sedia e da una sedia a una poltrona, mi hanno fatto arrampicare fino al trono di Christian Solinas, presidente della Regione, che ha opposto un eloquente silenzio». A rispondere subito, sono stati, invece i 1600 soci del circolo Gramsci di Torino. Per tagliare la testa al fluoro, hanno deciso di escludere dai loro convivi ‘la birra dei sardi’ finché tutto non sarà chiarito.

Matteo Borocci è il direttore green di Ichnusa, testimonial diretto delle campagne ambientali dell’azienda. Tre anni fa, per la campagna di Heineken “Diecimila ore per l’Ambiente” aveva mandato i dipendenti del birrificio a ripulire, con Legambiente, la spiaggia di Giorgino (a Cagliari). Tirato dalle notizie dentro una polemica alimentata da autoproclamati “scoop” giornalistici, che sembra mettere sullo stesso piano Ichnusa e Fluorsid, oggi mantiene la calma, anche se il motivo per perderla disterebbe giusto due chilometri dal suo ufficio. E tiene il punto: «Nel nostro processo produttivo, l’unica possibile origine di sostanze estranee nella birra è l’acqua. Quella che adoperiamo viene attinta da falde profonde e artesiane, quindi protette da strati rocciosi impermeabili, rispetto alla superficie. Le nostre analisi, affidate a laboratori interni ed esterni, in ogni caso certificati, garantiscono altissimi standard di sicurezza e qualità alla nostra birra. Ne abbiamo fatte più di 50 negli ultimi 5 anni, senza mai rilevare sostanze in quantità pericolose per la salute». I fluoruri, in particolare, aggiunge Borocci, «risultano, in media, otto volte inferiori ai limiti indicati nella normativa, e 5 volte inferiori ai valori medi nelle acque italiane, stimati dall’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, il nostro birrificio è dotato di un impianto ad osmosi inversa, che purifica ulteriormente l’acqua».

Tommaso Giulini e Cristian Solinas, presidente della Regione Sardegna che gli consegna un premio a nome di tutti i sardi: «Il Cagliari rappresenta la proiezione di un popolo e dell’Isola»

Parti e controparti ora promettono un’altra tornata di test allo spettrometro di massa, e comunque solo sull’acqua. Applicata direttamente alla birra, la spettrometria non sarebbe esente da ambiguità. A spiegare perché è Mauro Iacuzzi, responsabile del Servizio Monitoraggio e Controllo Ambientale dell’Arpas, l’unico della parte pubblica a rispondere alle domande che avevamo rivolto per iscritto anche alla Giunta regionale, oltre che alla Fluorsid: «Le impronte elettromagnetiche di certe sostanze presenti negli ingredienti, come l’orzo e il luppolo, potrebbero interferire con quelle ricercate e falsare i risultati». Il che riporta la ‘querelle’ alle falde idriche, sulla cui purezza Iacuzzi non nutre dubbi, prima di tutto per ragioni idrogeologiche: «Scorrono tutte, superficiali e profonde, dalla Ichnusa verso le aree in cui si sono verificati inquinamenti da fluoro, perché il birrificio è più a monte». Obietta facilmente Marco Caldiroli, presidente dei Medici Democratici: «Chi può mettere la firma sul fatto che non ci siano scarichi abusivi anche a monte?».

Un gruppo di fenicotteri rosa (simbolo della bellezza naturale dell’area metropolitana di Cagliari) negli stagni di Santa Gilla, prospicienti l’area industriale di Macchiareddu che ospita fabbriche ad alto impatto ambientale: un contrasto lancinante e suicida per l’equilibrio ecologico della laguna e del territorio a ovest del capoluogo regionale 

Anche Iacuzzi conviene, poi, sulla possibilità che gli strati di roccia presentino delle interruzioni così da permettere alle falde superiori di mescolarsi a quelle inferiori. Ma aggiunge che, in base alle analisi, nulla c’è da temere: «Dei 27 pozzi piezometrici di proprietà pubblica nella zona di Macchiareddu, il più prossimo alla Ichnusa, il n. 580, che dista 550 metri, viene campionato due volte l’anno, e ha sempre dato valori di fluoruri molto al di sotto, pari a un ventesimo, dei limiti di legge per le acque potabili. Oltretutto sono pozzi meno profondi di quelli cui attinge Ichnusa, tra i 40 e 50 metri contro i 50-100 dell’azienda, dunque sono a maggior ragione indicativi della sicurezza dei pozzi più bassi. In ogni caso, nel 2018 abbiamo prelevato e analizzato campioni anche dai pozzi di proprietà del birrificio e i risultati sono perfettamente allineati con gli altri. L’unico superamento di un contaminante rilevato nella rete di pozzi della zona riguarda il tricloroetilene e non fu confermato dalla campagna straordinaria di monitoraggio del 2017», avviata dalla Giunta Pigliaru dopo l’apertura dell’inchiesta della magistratura. 

Quanto al sospetto che qualcuno si sia ‘distratto’, Iacuzzi assicura che non è così: «In parallelo alla vigilanza ambientale che prosegue, come stabilito nel 2017 dal Tavolo Tecnico della Regione Sardegna, un quadro complessivo e insieme dettagliato dei flussi idrici sotterranei di Macchiareddu è proprio l’obiettivo del progetto che l’Arpa Sardegna sta per mettere in campo con la Città Metropolitana e l’Università di Cagliari». Che ci si arrivi, è un altro paio di maniche, perché le vie dell’acqua nel sottosuolo sono infinite come quelle della Provvidenza, tanto che alla fine è lo stesso dirigente dell’Arpas a chiedersi se il fluoro nella acqua della birra non sia arrivato in modo del tutto naturale: «Il Cagliaritano sta dentro una faglia di antica origine vulcanica (“Fossa del Campidano”) con risalite idrotermali. Per questo una nota acqua minerale, che sgorga a Villasor, a 23 chilometri da Macchiareddu, denuncia in etichetta 8.4 milligrammi al litro di fluoro». Quasi sei volte il limite. Se quel che si può bere a garganella come acqua, non si può bere, in quantità ovviamente minori, come birra, forse c’è qualcosa da rivedere nelle leggi: quelle che regolano queste sostanze negli alimenti, e, soprattutto, quelle che in tutta la Penisola permettono alle aziende di operare dentro le aree industriali più inquinate, quando tutte, e a maggior ragione quelle agroalimentari, dovrebbero distarne anni luce per la sicurezza dei consumatori e dei dipendenti.

Nel frattempo, come diceva un celebre Renzo, bevitore di birra: meditate, gente, meditate. E se qualcuno vorrà assistere, finalmente, alla prima visione sarda di ‘Chemical Bros’, l’appuntamento è a Villanovaforru, il 31 luglio, alle ore 21, in piazza Costituzione. Sempre a Villanovaforru, dibattiti sul tema dal 20 al 24 settembre, alla 9° edizione del Life After Oil International Film Festival organizzato dall’omonima associazione. Non pensiamo di rovinarvi lo spettacolo, anticipando che il film documentario termina più o meno con questa frase: “Per restare uniti ci vuole la chimica. La chimica c’è in tutto quello che ci circonda”. Il che è banalmente vero, ma può assumere aspetti inquietanti a seconda di chi lo dice. E, in questo caso, non è difficile indovinare. (3 – fine; le puntate precedenti sono state pubblicate martedì 12 e mercoledì 13 luglio 2022) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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About Author

Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.