Il servizio pubblico, la Rai e i partiti. No, non è la Bbc, e la notte è sempre più scura

Sabina Guzzanti e Serena Dandini in una delle trasmissioni storiche di Rai 3

Nei giorni della chiusura di CartaBianca, mi torna in mente un lontano episodio del 2002. Concluso il nostro mandato quadriennale al Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, il bravo Roberto Zaccaria volle tenere una sorta di riassunto delle varie iniziative avviate alla presenza di autori, presentatori, inchiestisti Rai. Non ci avesse mai pensato: Sabina Guzzanti e Serena Dandini sentenziarono che in quei quattro anni si era vista «la peggior televisione possibile». Macché Perlasca. Macché Montalbano. Macché postino di Chiambretti o inchieste di Zavoli. Per le due Erinni, era tutta una schifezza da gettare, spazzatura


Il corsivetto di VITTORIO EMILIANI

PROPRIO IN QUESTI giorni Aldo Grasso ha elogiato come trasmissione di servizio pubblico “Che ci faccio qui” di Domenico Jannaccone. Una delle poche trasmissioni di inchiesta sociale in una marea di programmi di gioco o di evasione, oppure di ostinato racconto di delitti irrisolti, di storie quasi sempre di profondo disagio omofilo dalle quali per fortuna ci salvano lo humour e la bravura, la musicalità di Memo Remigi. A CartaBianca la conduttrice Bianca Berlinguer dichiaratasi — ahilei — allieva dichiarata di Curzi-Telekabul si è incartata col montanaro Corona e col quasi incomprensibile prof filoputiniano. E la risorsa di Rai 3 è andata a farsi benedire o maledire.

La proposta di una Fondazione-filtro tra governo-parlamento-governance aziendale fu fatta cadere

Mi torna in mente un lontano episodio del 2002. Concluso il nostro mandato quadriennale al Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, il bravo Roberto Zaccaria volle tenere una sorta di riassunto delle varie iniziative avviate alla presenza di autori, presentatori, inchiestisti Rai. Non ci avesse mai pensato: Sabina Guzzanti e Serena Dandini sentenziarono che in quei quattro anni si era vista «la peggior televisione possibile». Macché Perlasca. Macché Montalbano. Macché postino di Chiambretti o inchieste di Zavoli. Era tutta una schifezza da gettare, spazzatura. Qualcuno, per esempio Enrico Vaime, cercò di contraddirle, di moderarne quel tono da Erinni ma non ci fu nulla da fare. Furono irremovibili. 

Mi domando ora: non hanno mai provato un qualche rossore ripensando a quella furia distruttiva, vedendo che Berlusconi e i suoi boys si apprestavano a incatenarla al governo con la legge Gasparri? Noi, con Zaccaria, avevamo cercato di preservarla anche dopo lo scioglimento dell’Iri chiedendo — invano purtroppo — alla Presidenza della Repubblica di essere la terza fonte di nomina assieme a quelle già in essere dei presidenti della Camera e del Senato, per dar vita a una Fondazione che facesse da filtro tra governo, parlamento e governance aziendale. Così la Rai finì in pasto ai partiti e ai loro istinti peggiori. Chissà se se ne sono accorte le signore Dandini e Guzzanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.