Rahe Saya, racconta la sua fuga da Kabul e la nuova vita in Italia

In fuga dai talebani con un aereo dell’esercito italiano il 25 agosto 2021, poi l’arrivo a Genova. «Quello che mi ha toccata di più è stato come mi hanno trattata. Non come una rifugiata, non come un’estranea ma come una figlia», ha sottolineato. «Mi hanno accolta nel loro cuore… sono diventati la mia casa, la mia famiglia, il mio amore». Oggi Rahel vive a Roma, sostenuta da una famiglia italiana che l’ha accolta “come una figlia”, e sta per concludere un corso di laurea in Global Humanities alla Sapienza. ​Il suo impegno è focalizzato sulla denuncia delle restrizioni imposte alle donne afghane, che «non possono neanche uscire liberamente di casa» e «non hanno voce»


◆ L’incontro di GIANFRANCO NITTI

La storia di Rahel Saya, 25enne giornalista afghana rifugiata in Italia da quattro anni, è un racconto di coraggio e di impegno instancabile per dare voce a chi è stato messo a tacere in Afganistan. Giunta in Italia dopo l’evacuazione del 2021, la giovane, che oggi studia a Roma, vive il suo ruolo come una missione per le donne e le ragazze del suo Paese

15 agosto 2021, i soldati americani su ritirano dall’Afghanistan, tornano i Talebani  e comincia la fuga da Kabul di chi aveva creduto ad una possibilità di vita migliore

La fuga e la forza dei genitori. ​Rahel si definisce una persona fortunata ad aver avuto la possibilità di uscire

e una famiglia “abbastanza aperta” che l’ha sostenuta. La fuga è stata decisa dopo il traumatico 15 agosto 2021, quando i talebani hanno preso Kabul. «Io ero in una conferenza stampa parlando di pace», ricorda, descrivendo il caos che ha trasformato un tragitto di un’ora e mezza in uno di 6 ore. La decisione di partire, grazie a un supporto internazionale, è arrivata subito. Il 25 agosto 2021, Rahel ha lasciato l’Afganistan con un aereo militare italiano. Il sostegno dei genitori è stato cruciale: «Tu devi andare perché tu devi seguire i tuoi studi e il tuo futuro», le hanno detto. «Se tu rimani qui, insieme a te soffriamo anche noi».

​L’arrivo a Cogoleto: un rifugio di speranza. Dopo l’arrivo in Italia, la prima destinazione è stata Cogoleto un «piccolo angolo di paradiso» diventato il suo rifugio. L’accoglienza della Croce d’Oro di Sciarborasca, un’organizzazione ligure di volontariato, le ha ridato speranza. «È lì che ho ritrovato ciò che credevo perduto: la speranza», ha raccontato. ​Gli operatori del centro le hanno offerto supporto concreto e umano. «Quello che mi ha toccata di più è stato come mi hanno trattata. Non come una rifugiata, non come un’estranea ma come una figlia», ha sottolineato. «Mi hanno accolta nel loro cuore… sono diventati la mia casa, la mia famiglia, il mio amore».

In Afghanistan le donne continuano a combattere, in silenzio, per uguaglianza, diritti e parità

Vita a Roma e l’impegno civile. ​Oggi Rahel vive nella capitale italiana, sostenuta da una famiglia italiana che l’ha accolta “come una figlia”, e sta per concludere un corso di laurea in Global Humanities alla Sapienza. ​Il suo impegno è focalizzato sulla denuncia delle restrizioni imposte alle donne afghane, che «non possono neanche uscire liberamente di casa» e «non hanno la voce». Per Rahel questo è un “dovere”: «dobbiamo dare la voce a chi non può parlare più. E non dobbiamo dimenticare». Evidenzia la «grande differenza» con il regime teocratico iraniano, dove le donne possono ancora studiare. La situazione in Afghanistan, a suo avviso, è «più dura ancora» e «non è comparabile neanche con quella iraniana».

La carriera giornalistica in esilio. Rahel mantiene viva la sua passione per il giornalismo, un’attività che svolgeva già in patria collaborando con testate internazionali e conducendo un programma online. Oggi è iscritta all’elenco dei giornalisti stranieri in Italia e collabora con testate italiane e afghane all’estero.

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Giornalista pugliese, residente a Roma, è corrispondente dall'Italia di alcune testate finlandesi. È stato eletto più volte nel Consiglio Direttivo dell'Associazione della Stampa estera in Italia, alla quale è iscritto dal 1989; dal 1981 iscritto all'Ordine dei Giornalisti e dal 2024 all'Associazione Finlandese dei Giornalisti (Suomen Journalistiliito).