Il segretario di Ratzinger ed ex prefetto della Casa pontificia non è un personaggio secondario, caso mai lo è diventato a seguito delle dimissioni di Benedetto XVI. Ma prima era potentissimo. Quando sei il segretario di totale fiducia di un Papa schivo, ritirato, essenziale, diventi di fatto il selezionatore dei suoi rari incontri e dei pochi appuntamenti. Diventi la sua percezione del mondo. Svettava in tutta la sua altezza, bello come il sole ed elegante come la luna, un passo dietro il Santo Padre, in bianco il primo ed in viola il secondo. Il giorno del funerale è stato il suo ultimo appuntamento con la gloria ed egli ha recitato la sua parte con determinazione e puntualità. Quel giorno le prime pagine di tutti i più importanti giornali del mondo parlavano di lui. Non certo a sua insaputa, con una strategia comunicativa precisa. Un pubblicitario può dirvi che non ha sbagliato una mossa


Il pensierino di GIANLUCA VERONESI

Città del Vaticano, 5 gennaio. Georg Gänswein, in prima fila davanti al feretro del Papa emerito; sotto il titolo, 27 settembre 2006, Benedetto XVI all’udienza del mercoledì in Piazza San Pietro (credit Ettore Ferrari / Ansa)

SEGUIVO LE ESEQUIE di Papa Ratzinger e mi sono ricordato la profezia di Andy Warhol: tutti avranno nella loro vita un quarto d’ora di fama e celebrità. Aggiungo io: per essersi trovati — del tutto casualmente — in uno specifico luogo, in un dato momento. Mi è venuta in mente mentre inquadravano Padre Georg. Era nel banco più vicino alla bara del Papa emerito, prima del Presidente della Repubblica tedesca e prima del Presidente della Repubblica italiana. Naturalmente era lì perché il più fidato ed affezionato collaboratore del defunto.

Ma quel giorno le prime pagine di tutti i più importanti giornali del mondo parlavano di lui. Non certo a sua insaputa, non contro la sua volontà. Anzi, a seguito di una strategia comunicativa molto precisa. Un pubblicitario può dirvi che non ha sbagliato una mossa. Prima una intervista ad un giornale minore tedesco e poi le indiscrezioni sul suo libro in uscita. Un libro già pronto, evidentemente, se le anticipazioni cominciarono a circolare poche ore dopo la dipartita dell’”emerito”.

Estate 2007. Papa Ratzinger e Padre Georg Gänswein in vacanza nel Cadore

La prima bordata riguardò la “stretta” di Francesco alla messa in latino che ha «spezzato il cuore» a Benedetto. Essendo un ultra ottuagenario, la “frattura” può essere stata decisiva. La seconda chiama in causa Bergoglio che avrebbe esautorato di fatto Padre Georg dal suo incarico di prefetto della Casa pontificia. Nel primo caso il segretario di Ratzinger è solo un testimone ma nel secondo egli diventa il combattente —ingiustamente punito — in una lotta di potere ingaggiata direttamente con il vescovo di Roma.

Ma attenzione! Tanto protagonismo non deve stupire. Georg non è un personaggio secondario, caso mai lo è diventato a seguito delle dimissioni di Benedetto. Ma prima era potentissimo. Quando sei il segretario di totale fiducia di un Papa schivo, ritirato, essenziale, diventi di fatto il selezionatore dei suoi rari incontri e dei pochi appuntamenti. Diventi la sua percezione del mondo. Svettava in tutta la sua altezza, bello come il sole ed elegante come la luna, un passo dietro il Santo Padre, in bianco il primo ed in viola il secondo.

Il giorno del funerale è stato il suo ultimo appuntamento con la gloria ed egli ha recitato la sua parte con determinazione e puntualità. Non a caso, nei giorni successivi, qualunque parola dicesse Francesco veniva interpretata come una risposta a Gärswein, fino all’udienza che è apparsa come una richiesta di tregua, nell’interesse della “istituzione”. Vedete, le grandi istituzioni — e di bimillenaria ce n’è una sola — spesso appaiono come delle favole, naturalmente con tanti personaggi (belli e brutti, buoni e cattivi) e continui colpi di scena. Ma, come noto, ogni favola deve avere una morale. Qual è in questo caso? Che la Chiesa ancora una volta ha saputo gestire con prudenza, rispetto ma anche trasparenza una novità molto significativa: le dimissioni di un Papa e la sua convivenza (con tutto quanto ciò comporta) con il successore. Una novità che potrebbe ripetersi altre volte senza ormai far venir meno la fiducia dei credenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.