Il 5 dicembre 2025, la Commissione europea ha comminato a X una multa salata di 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act, segnando la prima applicazione concreta di norme che impongono trasparenza, sicurezza e tutela degli utenti. Per l’Unione Europea le piattaforme devono rispettare le regole dei paesi in cui operano, indipendentemente dalla loro sede legale, e proteggere cittadini e minori dai rischi dei sistemi digitali. Nel Far West caro alle Big Tech la commissaria antitrust Margrethe Vestager rappresenta una voce chiara e determinata: con la “rebuilding platform”, gli utenti devono poter scegliere piattaforme trasparenti, sicure e utili, capaci di rispettare diritti e democrazia, invece di sfruttare vulnerabilità psicologiche per profitto
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA

► Negli ultimi mesi, le Big Tech sono finite sotto crescente pressione legale e politica. Famiglie e avvocati hanno portato in giudizio colossi come Meta e X, accusando i loro algoritmi di creare dipendenza tra adolescenti e giovani, con effetti negativi sulla salute mentale e sul funzionamento della democrazia. L’immagine di Mark Zuckerberg che evita le domande dei giornalisti amplifica il sospetto che queste piattaforme non siano sicure, siano dannose e operino spesso al di fuori della responsabilità pubblica. Il contrasto con l’Europa è già tangibile. Il 5 dicembre 2025, la Commissione europea ha comminato a X una multa salata di 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act, segnando la prima applicazione concreta di norme che impongono trasparenza, sicurezza e tutela degli utenti.
Queste sanzioni rafforzano la priorità della Unione Europea: le piattaforme devono rispettare le regole dei paesi in cui operano, indipendentemente dalla loro sede legale, e proteggere cittadini e minori dai rischi dei sistemi digitali. In questo contesto, Margrethe Vestager, commissaria europea, rappresenta una voce chiara e determinata: la tecnologia deve aiutare le persone, non danneggiarle. Le piattaforme non possono censurare gli altri senza applicare regole coerenti a se stesse, né permettere incitamento all’odio o pratiche manipolative. Vestager propone un modello di “rebuilding platform”, dove gli utenti possano scegliere piattaforme trasparenti, sicure e utili, capaci di rispettare diritti e democrazia, invece di sfruttare vulnerabilità psicologiche per profitto.

Negli Stati Uniti, la dinamica politica è diversa. Trump e altri leader hanno spesso assunto posizioni apparentemente contraddittorie: criticano la censura di alcune piattaforme, ma difendono la libertà d’azione delle Big Tech, considerate asset strategici nazionali, anche di fronte a evidenti rischi etici o sociali. Figure come Peter Thiel, legate a sistemi di sorveglianza globale, accentuano la percezione di pericolo che Vestager cerca di contenere, rendendo la commissaria “nemica” degli interessi economici statunitensi più che dei cittadini. Il messaggio è chiaro: la responsabilità digitale è globale, ma vincolata alle regole locali e ai diritti dei cittadini. Le piattaforme devono meritare la fiducia degli utenti, non imporla per forza di algoritmo. Solo così la tecnologia potrà davvero servire le persone, proteggere la democrazia e contrastare i rischi dei sistemi di sorveglianza globale. © RIPRODUZIONE RISERVATA
