Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pubblicato il 28 agosto il sesto rapporto curato dal Comitato per il Capitale Naturale e relativo al 2024. Da quest’anno adotta la definizione del Natural Capital Committee della Gran Bretagna: «il Capitale Naturale è l’intero stock di asset naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che contribuiscono a fornire beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’uomo e sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati». Dal quadro di sintesi emerge che in Europa il 60-70% dei terreni non è sano, in Italia sono a rischio 58 ecosistemi (di cui 7 in condizioni critiche, 22 in pericolo e 29 vulnerabili), 18 saranno possibilmente a rischio nel futuro, solo 4 non corrono rischi di essere minacciati e 5 non sono a rischio


ROMA, 22 SETTEMBRE 2025 (Red)L’espressione “Capitale naturale” è entrata lentamente nel lessico giornalistico e, senza un esplicito riferimento al significato specifico, può indurre facilmente in errore. “Capitale naturale” non deve far pensare ad una forma di “monetizzazione” della Natura, ma alla valorizzazione di quanto la Natura – da sempre – ci mette a disposizione. Non una merce, né una forma di mercificazione, dunque, ma un capitale essenziale dato da tutti quei servizi che ci permettono di vivere e che sono la base della nostra società e della nostra economia, senza i quali entrambe collasserebbero in breve tempo.

È, questa, una premessa opportuna per leggere con profitto il Rapporto pubblicato un mese fa dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Esso contiene i principali concetti e i nuovi progressi relativi alla misurazione e alla valutazione dello stato del Capitale Naturale, dei Servizi Ecosistemici e degli impatti delle politiche pubbliche su di essi. In questa sesta edizione del Rapporto, che arriva in un momento cruciale per il nostro Paese, sono indicate le “raccomandazioni” e gli impegni per la tutela del Capitale Naturale che si ritiene debbano essere messi in atto con maggiore impellenza, considerata la recente introduzione dei principi sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, in quelli fondamentali della Costituzione. 

Il Rapporto si sofferma sulla necessità di un coordinamento efficiente e di un allineamento coerente delle politiche internazionali, comunitarie e nazionali, favorendo l’integrazione della sostenibilità nelle politiche di settore, come quelle agricole, forestali, energetiche e industriali. Il riferimento esplicito è alla programmazione ed attuazione del Piano per la Transizione Ecologica, della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, del Piano Nazionale dei Ripristini, nell’azione di mainstreaming e di governance multilivello della Strategia Nazionale per Sviluppo Sostenibile, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Corredato di infografiche (vedi link a fondo pagina), il Rapporto fornisce strumenti per il raggiungimento di obiettivi sociali, economici e ambientali, in coerenza con la programmazione finanziaria e di bilancio, nonché con gli obiettivi per una crescita sostenibile indicati dall’Agenda 2030, con gli impegni derivanti dal Green Deal Europeo e dalle nuove Strategie Europee per la Biodiversità e Farm to Fork. Nel documento vi è un ampio focus sul tema del consumo di suolo, definito con nitida forza come “consumo di capitale naturale”. In Europa il 60-70% dei terreni non è sano, la pressione sul suolo, sul territorio e le aree artificiali sono in aumento, principalmente a scapito dei terreni agricoli che si degradano in modo particolare in parte a causa delle pratiche di gestione del suolo. Nel territorio dell’Unione sono presenti inoltre circa 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati.

Un suolo sano è essenziale per l’agricoltura, per l’ecosistema nel suo complesso e per l’equilibrio territoriale. La biodiversità dei suoli sani contribuisce alla resilienza delle piante, anche quelle coltivate. Il miglioramento della salute del suolo è fondamentale per migliorare la resilienza ambientale agli eventi avversi e l’adattamento ai cambiamenti climatici, per la sue funzioni di conservare e filtrare l’acqua e proteggerlo dall’erosione, per prevenire gli effetti avversi dell’intensità delle inondazioni e dei periodi di siccità.

La Commissione Europea, sulla base della Strategia dell’Ue per il suolo per il 2030 – Raccogliere i benefici di suoli sani per le persone, per il cibo, la natura e il clima (COM (2021) 699 final del 17 novembre 2021) – ha intrapreso un percorso per la definizione di un quadro normativo armonico per l’Unione, attraverso una proposta legislativa (Soil Health Law) dedicata alla salute dei suoli, al fine di ottenere un buono stato di salute dei suoli in tutta l’Ue entro il 2050. Il Comitato Capitale Naturale ha assunto perciò questa visione: “la nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità in uno stato migliore di quello che ha ereditato”. Il termine “capitale”, come suggerisce la Treccani, deriva dal latino “capitalis”, derivato di “caput-pĭtis”, “capo” cioè che riguarda il capo, la testa e quindi la vita stessa. E dovremmo ricordarci sempre che gli aspetti economici arrivano dopo. — (In collaborazione con Forum nazionale Salviamo il paesaggio)

Scarica qui il Sesto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale e la Sintesi con Infografiche

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