Colonie estive al tempo del Covid: gli studenti mandati a Dubai …a spese dell’Inps

Centinaia di adolescenti ospitati dall’Inps nella ricchissima città degli sceicchi

In piena pandemia, i figli adolescenti dei dipendenti statali sono stati mandati nello sceiccato, dopo una accurata selezione e per un corso intensivo di lingua inglese fra i cammelli e i grattacieli di un paese …arabo. Nate negli anni ’30 del secolo scorso, le “colonie estive” erano state ideate per bambini svantaggiati da mandare, a turno, al mare o in montagna. Quanto è costata questa “spedizione culturale” negli Emirati, a quanto ammontano le spese per la quarantena dei ragazzi contagiati dal Covid negli alberghi di gran lusso della città, e quanto ci costeranno i voli speciali per riportare i ragazzi a casa? Il risparmio dell’Inps sulle pensioni degli anziani portati via dal Covid nell’ultimo anno potevano forse avere una migliore destinazione


L’articolo di ARTURO GUASTELLA

TUTTI CON IL FIATO sospeso per i ragazzi infettati dal Covid a Dubai, per un viaggio di studi organizzato e pagato dall’Inps. Sì, avete capito bene. Questo viaggio è stato organizzato, in piena pandemia, dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, quello che piange sempre miseria e che, un giorno sì e l’altro pure, si lamenta dei carichi pensionistici, augurandosi l’ennesima riforma delle stesse, delle pensioni cioè, per risparmiare ancora e sempre sulla pelle di coloro che, al termine di una vita di lavoro, si vedono assegnata una somma mensile che, per milioni di loro, non è neanche sufficiente a farli arrivare a fine mese. E, poi, con disinvoltura, si fa carico delle spese di un viaggio nella ricchissima terra degli sceicchi, di centinaia di ragazzi che, suppongo, non siano proprio figli di operai o di nullatenenti, come si trattasse di una colonia estiva a Lignano Sabbiadoro, Pizzo Calabro, o a Porto Empedocle. 

Le colonie estive erano riservate ai bambini più svantaggiati

Eppure le cosiddette “colonie estive”, nate negli anni ’30 del secolo scorso, erano state ideate proprio per quei bambini svantaggiati i cui genitori, non potendosi permettere, in estate, una qualche vacanza, venivano aiutati dallo Stato mandando i loro ragazzini per una quindicina di giorni, a turno, in località di mare o di montagna. Erano stati, anzi, costruite delle strutture apposite, con mense comuni (refettori), bagni, palestre attrezzate, piccoli campi gioco, ma anche biblioteche e aule scolastiche, che, però, avevano solo funzioni ludico-educative. In queste ultime, insomma, negli scaffali, c’erano soltanto libri per ragazzi. Si trattava, nei fatti, di dare, non solo una mano alle famiglie povere, ma anche di far socializzare i bambini e, comunque, di alleviare per qualche settimana, il carico alle loro famiglie. 

E queste “colonie” statali dovevano davvero funzionare se, sul loro esempio, anche alcuni gruppi industriali pensarono bene di inviare, in estate, i figli dei loro dipendenti in strutture appositamente costruite. Così, nella colonia marina di Cesenatico, d’estate vi sciamavano i figli dei dipendenti di Agip ed Eni, in quella di Massa-Carrara la prole dei lavoratori della Fiat, nella colonia di St. Jacques, ad Aosta, i ragazzini dei dipendenti dell’Olivetti, a Riccione quelli dell’Enel. Le colonie marine statali, ma anche molte di quelle comunali, erano sparse in tutta la penisola, e, alla fine del 1968, erano ben 5748, e ospitavano, nei mesi estivi, qualcosa come 887 mila ragazzini, dai sei anni in su, dando lavoro ad un personale stagionale che sfiorava le cinquantamila unità. Inoltre, alcuni di questi edifici “ricreativi” erano stati progettati da fior di architetti, come Clemente Busiri Vici per quello di Cesenatico, o Eugenio Faludi de Micheli per quello di Cattolica. 

Un gruppo di studenti siciliani bloccati all’aeroporto di Dubai

Si obietterà che nello sceiccato arabo erano stati mandati dall’Inps i figli adolescenti dei dipendenti statali particolarmente meritevoli agli esami di maturità, dopo una accurata selezione e per un corso intensivo di lingua inglese. Forse mi sono un po’ confuso. Ma ero convinto che in quei paesi la lingua corrente fosse l’arabo e che l’inglese sia l’idioma del Regno Unito e dei paesi del Commonwealth. E non risulta che gli Emirati Arabi, dai tempi di Lawrence D’Arabia, avessero scuole d’inglese di una tale rinomanza da suggerire al nostro Istituto di Previdenza Sociale di organizzare, fra i grattacieli e i cammelli di Dubai, corsi intensivi della lingua di Shakespeare. Altro che le colonie estive di Cattolica, di Riccione o di Pizzo Calabro. 

Ci piacerebbe poi sapere quanto sia costata questa “spedizione culturale” a Dubai e a quanto ammonteranno ora le spese per tenere in quarantena le centinaia di ragazzi contagiati dal Covid negli alberghi di gran lusso della città, e quanto il nostro governo, noi alla fine, dovrà pagare per riportare i ragazzi a casa con voli speciali. Ma era proprio il caso, e la domanda non vuole essere capziosa, che in periodi in cui sono stati serrati per mesi e mesi negozi, teatri, musei, ristoranti, piscine e, perfino, parchi e panchine pubbliche, che l’Inps non abbia avvertito il bisogno di ripensare a questa trasferta nella scintillante “colonia marina” del Golfo Persico e ripiegare, se proprio ne avvertiva la necessità, in qualche più modesta città anglosassone più vicina a noi? Ora come possiamo, noi cittadini comuni, accettare nuove restrizioni al lume dei contagi che si stanno moltiplicando settimana dopo settimana, se un ente pubblico come l’Inps organizza e realizza in piena crisi pandemica viaggi-gita di questa portata e di queste distanze, senza porsi il problema, poi puntualmente avvenuto, di un possibile contagio dei ragazzi? 

Forse qualcuno una spiegazione dovrà pur darla. E, se non a noi, a quei milioni di pensionati con le tasche sempre più vuote, cui è stato ripetuto fino alla nausea, “state a casa, non uscite, non ingombrate le piazze, non abbracciatevi, dimenticatevi di figli e nipoti, non respirate se potete”. Non vorremmo, poi − e qui l’inciso è maligno − che le centinaia di migliaia di anziani morti per Covid, con tutte queste pensioni risparmiate, abbiano consigliato qualcuno all’Inps che sì, ora qualche scialo milionario ce lo si poteva pure permettere. Al tempo delle colonie marine, andava in voga una canzoncina francese, “Les jolies colonies de vacances, merci maman merci papa…», che belle le colonie, grazie mamma, grazie papà. Ringraziamenti che non mi sento di estendere all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

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Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.