(Pikos) — Della serie”incredibile ma vero”. Con una faccia tosta degna di miglior causa, il principe Vittorio Emanuele e le sue tre sorelle principesse hanno deciso di citare in giudizio lo Stato italiano per rientrare in possesso dei gioielli della Corona. Della Corona, appunto, non loro. 

La lunga assenza dal patrio idioma può averli indotti a non capire la sostanziale differenza tra la parola “dotazione” e “proprietà”. La prima, “dotazione”, per di più l’aveva scritta un loro illuminato avo, Carlo Alberto, all’articolo 19 del suo Statuto Albertino il 4 marzo del 1848, dove si parla chiaramente dei beni in “dotazione del Re”. Dotazione, dunque, non proprietà. 

Lo stesso Umberto II, il re di maggio, che al momento di lasciare il Quirinale consegnò a Luigi Einaudi i gioielli della Corona (che evidentemente non considerava suoi), pregandolo di “consegnarli a chi di diritto”. 

I principi Savoia prima di chiedere la restituzione dei gioielli della Corona dovrebbero preoccuparsi di restituire all’Italia la dignità che il loro nonnino le tolse appoggiando incondizionatamente venti anni di dittatura fascista, la condivisione con tanto di firma delle leggi razziali e una guerra perduta  coronata dall’ingloriosa fuga verso ortona a Mare, lasciando l’esercito senza ordini e il Paese allo sbando. 

Avanzi Savoia… © RIPRODUZIONE RISERVATA

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