“Perdona me he equivocado”. Dietro il nome de plume Carmen Mola tre scrittori maschi

Le copertine dei libri di Carmen Mola

Al nome della vincitrice Carmen Mola gli spettatori del Premio Planeta 2021 hanno visto salire sul palco tre signori di mezza età: la platea è rimasta qualche istante in imbarazzato silenzio, prima di accordare il doveroso applauso. I tre autori premiati, Jorge Díaz, Antonio Mercero, Agustín Martínez, hanno tutti alle spalle una carriera di scrittori e sceneggiatori televisivi. In conferenza stampa hanno dichiarato che la scelta di uno pseudonimo femminile è stato casuale, non calcolato, frutto solo della necessità di non dare alle stampe un libro con tre nomi sulla copertina. Marketing editoriale? Il pubblico dei lettori si divide tra favorevoli, contrari e indifferenti


L’articolo di SILVIA PIETRANGELI, da Barcellona

STIAMO ASSAPORANDO LE ultime cucchiaiate di crema catalana, quando Patricia, seduta accanto a me nella lunga tavolata di mamme in libera uscita, chiede con curiosità: “Cosa ne pensate del fatto che Carmen Mola non è una donna ma tre uomini?” La domanda, lanciata con leggerezza tra i calici svuotati e le briciole di pan con tomate, ha l’effetto stimolante di un caffè cortado. Perché il colpo di scena letterario meglio confezionato degli ultimi anni si è consumato pochi giorni fa qui a Barcellona, durante la consegna del prestigioso e ricco premio Planeta, e ha suscitato sin dai primi istanti un torrente di polemiche sul web e sulla carta stampata. E anche nelle chiacchierate tra amiche a quanto pare. Eppure, rileggendo le interviste rilasciate in questi anni, in occasione dell’uscita dei loro libri polizieschi (divenuti best seller internazionali), i tre autori hanno fatto trapelare alcune informazioni personali su Carmen Mola, disegnandone di fatto un profilo accattivante da un punto di vista del mercato editoriale. Infatti, l’idea che un’insegnante di Madrid, con tre figli, un po’ annoiata dalla vita, si sia messa a scrivere storie di omicidi efferati e violenti, è senz’altro intrigante.

A mì me da igual!” ci dice Olivia dall’altra parte del tavolo “A me non interessa chi sia l’autore, voglio solo leggere una buona storia. Ho divorato i primi due romanzi e quando ho saputo di tutte queste assurde polemiche ho comprato il terzo!” “Io invece mi sento presa in giro” si lamenta Alicia. “Tra un libro scritto da un uomo e uno da una donna, io scelgo il secondo! Per tanto tempo le scrittrici si sono dovute nascondere dietro i nomi maschili e adesso usiamo il femminismo come strategia di marketing?” Dev’essere quello che hanno pensato anche alcune libraie di Madrid, specializzate nella vendita di libri de mujeres, che hanno ritirato le opere di Carmen Mola dagli scaffali e dalle vetrine, con tanto di video diffuso su internet. “No, non sono d’accordo” insiste Olivia “non ha senso gridare allo scandalo. Conta solo il romanzo e non chi l’ha scritto.” Eppure, non è esattamente così. Infatti, nell’era dei social, nella dittatura delle immagini, il non apparire e l’anonimato possono paradossalmente creare un personaggio, una celebrità, possono infondere quell’aura di mistero che cattura l’immaginario collettivo. Basti pensare per esempio a Banksy, uno degli artisti contemporanei più famoso e quotato, che cela gelosamente la propria identità e di cui è stata venduta recentemente un’opera a quasi 22 milioni di euro; o in tema letterario alla nostra Elena Ferrante, autrice di best-sellers internazionali che ha raggiunto la fama senza rivelare mai chi si nascondesse dietro a questo nome di finzione.

“Io, comunque, di sicuro non lo compro!” conclude categorica Alicia. Anch’io ho pensato tra me e me, salvo poi ritrovarmi, qualche giorno dopo, davanti a una vetrina di una libreria di Paseo de Gracia in preda a una tremenda curiosità, a una smania di conoscere la storia della poliziotta Elena Blanca e dei feroci delitti che deve risolvere. Prendo tra le mani “La novia gitana”, pubblicata in Italia da Mondadori con il titolo “La sposa di sangue”, e mi avvio alla cassa, ripetendomi, a ogni passo, che le opere d’arte possiedono una loro vita, autonoma e svincolata dal loro autore; rivendico, mentre apro la borsa per prendere il portafogli, il diritto di lettrice di giudicare la storia per quello che è, senza farmi influenzare da chi l’abbia scritto. Poi mi fermo un attimo poco prima di posare il libro sul bancone davanti alla commessa. Quel nome femminile da cui spuntano le sagome dei tre signori mi trasmette un senso di delusione e di risentimento. Siamo strani noi lettori, affamati di intrecci e di colpi di scena, così difficili da accontentare. Questa volta la narrazione della misteriosa scrittrice femminile non ci soddisfa, perché, da sognatori quali siamo, ci sarebbe piaciuto di più continuare a crogiolarci nell’idea di una Cramen Mola in carne e ossa, anche se con un diverso nome stampato sul passaporto.

Perdona me he equivocado” dico alla commessa sorridendo. Torno indietro, rimetto a posto la copia del volume. Lo compro la prossima volta, penso. Poi mi dirigo verso un’altra parte del negozio, scelgo il libro di un’autrice, cerco il risvolto di copertina e mi assicuro che ci sia la foto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.