Crisi tra Iran e Azerbaijan. Nelle esercitazioni le influenze esterne minano gli equilibri geopolitici

La cartina geopolitica mostra i confini e la zona del Nagorno-Karabakh (contrassegnata in rosso) dove l’anno scorso si è svolto il conflitto che ha influenzato le relazioni tra Iran e Azerbaijan

Baku ha concluso nel giro di due settimane esercitazioni con truppe turche e con forze speciali pakistane nella penisola anatolica. Le esercitazioni si sono svolte anche lungo le coste del Mar Caspio. La reazione dell’Iran è stata a sua volta una esercitazione nella seconda metà di settembre lungo il suo confine settentrionale. La guerra del Nagorno-Karabakh dell’anno scorso ha influenzato le relazioni tra i due stati negli ultimi mesi, il bacino caspico si sta trasformando in una zona nevralgica per il mercato energetico mondiale


L’articolo di COSIMO GRAZIANI

NEL MESE DI SETTEMBRE è iniziato un aspro confronto diplomatico tra Iran e Azerbaijan riguardante le attività militari dei due paesi all’interno dei loro confini nazionali. La crisi è iniziata con l’arresto di due camionisti iraniani in territorio azero diretti nella parte di Nagorno-Karabakh. L’arresto è stato effettuato da forze azere prima che i camion entrassero nel corridoio di Lachin, un lembo di terra controllato dai peacekeeper russi che collega il territorio della repubblica di Artsakh con l’Armenia. L’evento in sé non giustifica lo scoppio della crisi, ma ha fatto aumentare le percezioni di pericolo che i due paesi rappresentano l’uno per l’altro.

Esercitazioni incrociate di Iran ed Azerbaijan nel territorio al confine con l’Armenia

La conseguenza più evidente è stata l’organizzazione di esercitazioni militari che in entrambi i casi sono state svolte nelle regioni più prossime all’Armenia. Baku ha concluso nel giro di due settimane esercitazioni con truppe turche e con forze speciali pakistane nella penisola anatolica. Le esercitazioni si sono svolte anche lungo le coste del Mar Caspio. La reazione dell’Iran è stata a sua volta una esercitazione nella seconda metà di settembre lungo il suo confine settentrionale. Alle preoccupazioni di Baku, espresse da presidente Aliyev in un’intervista all’agenzia turca Anadolu, il portavoce del ministro degli esteri iraniano ha replicato che ogni stato ha il diritto di svolgere operazioni del genere sul proprio territorio senza che siano una minaccia per i paesi vicini.

La guerra del Nagorno-Karabakh dell’anno scorso ha influenzato le relazioni tra i due stati negli ultimi mesi: grazie al sostegno esterno di Turchia e Israele, Baku è riuscita a riconquistare dopo trent’anni una grossa porzione della regione. L’atra metà è rimasta sotto il controllo armeno grazie alla presenza di peacekeeper russi e alla sospetta presenza di soldati armeni, in contrasto con l’armistizio che ha posto fine alla guerra. L’Iran in quella occasione non ha avuto un ruolo decisivo per le sorti della guerra, ma ha tenuto una posizione filo-armena, posizione che secondo alcuni analisti è percepita dalla repubblica caucasica come una minaccia all’integrità territoriale.

Soldati armeni al confine con l’Azerbaigian

La vittoria di Baku ha significato per Teheran una minaccia per due motivi: l’aumento del peso della Turchia nella regione e la penetrazione di Israele nel Caucaso attraverso uno dei paesi confinati. Il risultato è che al momento l’Iran rischia di vedersi estromesso da una regione strategicamente importante per la sua politica estera. Non solo, ma il fatto che siano state completate negli ultimi giorni esercitazioni militari anche nel Mar Caspio rischia di escluderlo in maniera quasi definitiva da questo contesto geografico. Storicamente, l’Iran ha sempre avuto un ruolo secondario nella gestione internazionale del bacino caspico e la situazione non sembra essere migliorata neanche dopo la firma della Convenzione del 2018. Considerato che il Caspio si stia trasformando in una zona nevralgica per il mercato energetico mondiale, la penetrazione turca rischia di relegare Teheran ad una posizione totalmente ininfluente.

La presenza di Israele è invece considerata una vera minaccia all’integrità territoriale, esattamente come lo è il supporto iraniano all’Armenia per Baku. In entrambi i casi, si tratta di una coppia di nemici storici. Ma la differenza è che l’Iran non aveva avuto armamenti o agenti israeliani sui suoi confini. Infine, la minaccia territoriale per l’Iran potrebbe arrivare a lungo termine dal suo interno: il 16% della popolazione è azera, ed è concentrata sul confine settentrionale. Nella sua intervista, Aliyev ha fatto delle dichiarazioni ambigue sulla “popolazione azera del mondo”, che lasciano pensare proprio alla minoranza dell’Iran. Il rischio di disordini di tipo etnico è basso, ma alla luce dei rischi percepiti dal regime islamico, è un aspetto da non sottovalutare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dopo la laurea in Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università RomaTre mi sono trasferito prima in Estonia, poi nel Regno Unito e successivamente in Kazakistan per conseguire il Master in Studi Eurasiatici. Mi occupo di politica internazionale e dell'Asia Centrale anche per il Caffè Geopolitico e L'Osservatore Romano. Tra i paesi in cui ho vissuto per studio o per esperienze lavorative ci sono anche gli Stati Uniti, Spagna e Ungheria. In tutti questi paesi, l'obiettivo è stato di immergersi nella cultura locale