Crisi climatica. El Prat, primo quartiere green di Barcellona, s’è messo all’opera 

Joan Herrera, direttore Area azione ambientale ed energetica del Municipio del Prat

È progettato su due direttrici principali, riscaldamento e mobilità elettrica. «Sfrutterà tutte le superfici idonee all’installazione dei pannelli solari, sia private (tetti e facciate) che pubbliche (copertura di una parte dell’autostrada C31), per abbattere l’inquinamento acustico, captando l’energia solare», spiega a “Italia Libera” Joan Herrera, noto politico ecologista della scena catalana. «Con fotovoltaico ed eolico la domanda si adatterà all’offerta. E più rinnovabili significheranno necessariamente maggiore occupazione del territorio». In Spagna si parla del 2% del suolo: «Con questo sacrificio avremo vantaggi ecologici ed economici, con una produzione di energia meno costosa e una minore dipendenza esterna»


La lettera di SILVIA PIETRANGELI, da Barcellona

EL PRAT DE LLOBREGAT è un comune di circa 64.000 abitanti situato lungo il delta dell’omonimo fiume Llobregat, sul cui territorio insistono l’aeroporto Internazionale di Barcellona e parte del porto commerciale. Nonostante il suo nome — Prat in catalano significa prato —, sino a non molti anni fa l’economia di questo popoloso centro abitato ruotava intorno a due importanti fabbriche (una cartiera e un’impresa chimica) che per lungo tempo ne hanno compromesso l’equilibrio ambientale. È significativo quindi che il primo quartiere energicamente positivo dell’area metropolitana di Barcellona venga progettato proprio sul suo territorio.

Pergola fotovoltaica su un edificio pubblico di Barcellona integrato dagli accumulatori

Joan Herrera, direttore dell’Area di azione ambientale ed energetica del municipio del Prat, nonché noto politico ecologista della scena catalana e spagnola, ci illustra i dettagli del progetto e la filosofia ambientalista che l’ha ispirata. «Il maggior consumo di energia di una città è attualmente rappresentato dal riscaldamento e dalla mobilità — ci spiega —; quindi per realizzare un quartiere energicamente positivo è necessario prima di tutto elettrificare questi due tipi di consumi. Dobbiamo affidarci però a dei nuovi modelli di somministrazione energetica: infatti, se in un modello di tipo combinato (energia nucleare e fossile) è l’offerta che si adatta alla domanda di energia, al contrario, in un modello energetico rinnovabile (fotovoltaico ed eolico) sarà prevalentemente la domanda ad adattarsi all’offerta». 

Quali sono quindi le strategie per la realizzazione di un quartiere che risponda a questo nuovo scenario di somministrazione energetica? «In primo luogo, dobbiamo sfruttare tutte le superfici idonee all’installazione dei pannelli solari, sia quelle private, come tetti e facciate, ma anche quelle pubbliche; per esempio, stiamo progettando la copertura di una parte dell’autostrada (C31) che garantisca la diminuzione dell’inquinamento acustico e che contemporaneamente possa captare energia solare. In secondo luogo — aggiunge il Dottor Herrera — è fondamentale digitalizzare la rete di trasporto dell’energia, al fine di monitorare i consumi, e prevedere delle batterie che possano accumulare e conservare l’energia».

Nelle città mediterranee il consumo energetico del trasporto arriva al 60% del totale

Anche sul piano della mobilità è indispensabile intervenire, in particolare nelle città mediterranee dove l’incidenza del consumo energetico del trasporto arriva al 60% di quello totale. «Dobbiamo riconquistare le strade, oggi occupate massivamente dalle macchine private — dice senza mezzi termini il direttore Herrera — attraverso un maggiore investimento nel trasporto pubblico e nei mezzi alternativi, come le biciclette. E soprattutto attraverso una strategia di mobilità elettrica condivisa». Car sharing, quindi, elettrico e con tecnologie che permettano di ricaricare i motori, ma anche di riversare nel sistema eventuali eccedenze di energia prodotte dalle auto.

«Sul fronte idrico, inoltre, il quartiere sarà dotato di un doppio circuito, che consenta di riutilizzare negli scarichi delle abitazioni e nell’irrigazione del verde pubblico l’acqua rigenerata. Il fotovoltaico da solo non è però sufficiente— aggiunge il direttore dell’Area di azione ambientale ed energetica del municipio del Prat —, dobbiamo aumentare la produzione di energia eolica». Come fare allora per contemperare l’esigenza ecologista volta a frenare il cambiamento climatico con il pericolo di un consumo eccessivo del territorio? Come superare le diverse esigenze tra campagne e città, tra paesaggio e diminuzione delle immissioni di Co2? Per Herrera, la risposta deve  garantire elementi di condizionalità e, soprattutto, deve prevedere per i territori ospitanti dei significativi benefici socioeconomici. «Le stesse direttive europee hanno introdotto degli strumenti per evitare che una grande impresa sfrutti l’utilizzo del suolo senza apportare nessun vantaggio ai territori interessati, tra i quali per esempio, le comunità energetiche, costituite tra cittadini, imprese locali, comuni».

Manifestazione di giovani spagnoli contro la crisi climatica [credit David Fernandez, Epa]

Dobbiamo renderci conto, inoltre, che la crisi climatica, se non arginata, comprometterà comunque quei paesaggi che si vogliono tutelare ostacolando l’eolico. «Purtroppo i meravigliosi vigneti italiani non esisteranno più tra vent’anni se la temperatura terrestre aumenterà di due gradi centigradi». Come società ci troviamo, insomma, davanti a un bivio, a delle scelte importanti che avranno delle conseguenze per il nostro futuro e per quello delle prossime generazioni. «Certo, è indubbio che più rinnovabili significhi necessariamente maggiore occupazione del territorio», conclude il direttore Herrera. «In Spagna stiamo parlando del 2% del suolo, che è senz’altro un consumo significativo. Però, a fronte di questo sacrificio, avremo dei vantaggi sia di carattere ecologico che economico, attraverso la produzione di energia meno costosa e di una minore dipendenza energetica esterna». A noi la scelta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.