Piano nazionale di ripresa e resilienza: per la ricerca, tante risorse con i giusti paletti

In arrivo, una quantità di fondi mai vista prima per la ricerca pubblica e privata. Li avremo con una tempistica molto rigorosa e andranno spesi nei tempi definiti dal Pnrr. Solo la ricerca fondamentale sarà finanziata al 100%, mentre ricerca industriale e studi di fattibilità saranno finanziati al 50% e lo sviluppo sperimentale al 25%. Se ben utilizzati, superando localismi  e storiche ripartizioni a pioggia, potranno contribuire a migliorare le strutture, a rafforzare i gruppi di ricerca, a investire su temi di attualità ma anche con uno sguardo al futuro, a trattenere i talenti in Italia e ad attrarne da altri paesi


 L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO

30 miliardi a istruzione e ricerca e più donne nella scienza previsti dalla Pnrr e ricordati dal premier Mario Draghi, accompagnato dal Nobel per la Fisica Parisi, il 16 febbraio ai Laboratori del Gran Sasso

IL DISEGNO DI LEGGE n. 152 per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) apporterà molte risorse per la ricerca, ambito nel nostro paese spesso ingiustamente bistrattato o, almeno, sottovalutato. La Missione 4, Istruzione e ricerca, Componente 2: Dalla ricerca all’impresa del Piano, gestita dal ministero dell’Università e Ricerca (Mur), prevede quattro tipologie di interventi: a) partenariati estesi, b) centri nazionali, c) ecosistemi dell’innovazione, d) infrastrutture di ricerca e innovazione. I finanziamenti, erogati mediante l’emanazione di bandi: al momento della stesura di questo articolo i bandi per gli interventi b) e d) sono aperti. Vediamo, nel dettaglio, i criteri messi a punto a livello europeo.

Le azioni devono rispettare il principio del “Do not significant harm”: un’attività risulta compatibile con tale principio se contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più obiettivi ambientali, non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali, è svolta nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia previste dal Regolamento (Ue) 2020/852 ed è conforme ai criteri di vaglio tecnico fissati dalla Commissione europea. Inoltre, le azioni devono riguardare per almeno il 40% delle risorse le otto regioni del mezzogiorno e rimediare alla disparità di genere utilizzando i finanziamenti per assumere almeno il 40% di donne. Anche la disparità generazionale deve essere affrontata con azioni positive per trattenere i giovani ricercatori italiani e attrarne da paesi Eu ed extra Eu. Le diverse azioni devono inoltre rispettare vincoli digitali e climatici. Complessivamente, cioè a livello del Pnrr nella sua completezza, almeno il 37% della spesa per investimenti e riforme deve sostenere gli obiettivi climatici. Sempre complessivamente, almeno il 20% della spesa per investimenti e riforme deve sostenere la transizione digitale. Infatti, nei piani nazionali di ripresa e resilienza gli Stati membri hanno dovuto quantificare in che misura essi contribuiscono alla transizione verde, compresa la tutela della biodiversità, e alla transizione digitale. Quindi, per riassumere, tante risorse in arrivo, e anche tanti paletti da rispettare. E tempi molto stretti per la progettazione e realizzazione dei progetti. 

Le risorse arriveranno con una tempistica molto rigorosa, e dovranno essere spesi nei tempi certi stabiliti dal Pnrr. Solo la ricerca fondamentale sarà finanziata al 100%, la ricerca industriale e studi di fattibilità saranno finanziati al 50% e lo sviluppo sperimentale al 25%

L’organizzazione per la Missione 4 è stata definita per le diverse azioni con un Hub centrale, che svolge l’azione di coordinamento, e una serie di Spoke che realizzano il progetto. Una pioggia di risorse, viene da dire finalmente, per la ricerca pubblica e privata. Risorse che arriveranno con una tempistica molto rigorosa e che andranno spese nei tempi definiti dal Pnrr. Va a questo punto precisato, per chiarezza, che solo la ricerca fondamentale sarà finanziata al 100%, mentre ricerca industriale e studi di fattibilità saranno finanziati al 50% e lo sviluppo sperimentale al 25%. 

I Partenariati estesi (Pe) finanzieranno una decina di grandi programmi di ricerca fondamentale e/o applicata, caratterizzati da un approccio interdisciplinare, olistico e problem solving, realizzati da Università, Centri di ricerca e altri soggetti pubblici e privati che si uniranno in forma consortile. Diverse tematiche sono state proposte: dall’intelligenza artificiale all’alimentazione sostenibile, passando per la cybersecurity e la medicina di precisione. I programmi di ricerca che saranno presentati  dovranno essere orientati alle tematiche previste dal Piano Nazionale di ricerca e dai cluster del Programma europeo Horizon Europe. Il livello di maturità tecnologica dovrà essere basso.

I Centri Nazionali (Cn) saranno invece cinque e riguarderanno la ricerca di frontiera su tematiche ben definite: Simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; Tecnologie dell’agricoltura; Sviluppo di farmaci con  tecnologia a RNA; Mobilità sostenibile; Biodiversità. Anche in questo caso è prevista la partecipazione di Università e Centri di ricerca pubblici e privati. Il livello di maturità tecnologica è in questo caso medio. Nel caso dei Cn i vincoli climate e digital sono ben definiti. 

Superando logiche localistiche e le storiche ripartizioni a pioggia, le risorse in arrivo potranno contribuire a migliorare le strutture, a investire su temi di attualità, a trattenere i talenti in Italia e ad attrarne da altri paesi

Gli Ecosistemi dell’Innovazione (Ei) dovranno invece affrontare le grandi sfide sociali e ambientali in diversi ambiti, con attenzione verso le priorità di ricerca e innovazioni regionali, recependo le vocazioni scientifiche ed economiche dei territori, dimostrando un buon collegamento con le strategie europee. Le infrastrutture di ricerca (Ir) e le infrastrutture tecnologiche di innovazione (Ii) verranno realizzate tenendo conto delle prassi già definite a livello europeo. Anche per le infrastrutture si prevede un approccio multidisciplinare, in modo che comunità scientifiche appartenenti a più discipline siano in grado di interagire. 

È evidente che una tale disponibilità di risorse, peraltro finalizzate a  progetti che devono riguardare tematiche ben precise e di grande rilevanza, con molta attenzione a favorire il processo di digitalizzazione e di lotta ai cambiamenti climatici, rappresenta un’occasione unica per il nostro paese. Se ben utilizzate, superando logiche localistiche e le purtroppo storiche ripartizioni a pioggia, esse potranno contribuire a migliorare le strutture, a rafforzare i gruppi di ricerca, a investire su temi di attualità ma anche con uno sguardo al futuro, a trattenere i talenti in Italia e ad attrarne da altri paesi. 

Non dobbiamo dimenticare che buona parte della ricerca prevista nelle diverse azioni è finalizzata a rendere più competitive le imprese italiane. Solidi partenariati pubblico-privato potranno consentire di superare la storica ritrosia della nostra ricerca pubblica a collaborare con quella privata. Senza dimenticare lo stimolo che arriverà ai giovani a cimentarsi in brevetti, avvio di spin-off. Chi scrive può definirsi un ricercatore di lungo corso. L’ambiente che si sta realizzando nel mondo della ricerca è quello che qualsiasi ricercatore ha sognato per anni. L’impegno di tutti quanti, ricercatori pubblici e privati, ma non solo, deve essere quello di farsi trovare pronti e capaci di cogliere le opportunità offerte dal Pnrr. Nelle prossime puntate proveremo a vedere come. — (Fine prima parte) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.