Le donne rappresentano circa il 43% della forza lavoro agricola nei paesi in via di sviluppo, particolarmente attive nella coltivazione di piccoli appezzamenti e ruoli cruciali nella produzione di cibo per il consumo domestico. In Italia, le donne in agricoltura rappresentano una quota che arriva al 31,5% e incide fortemente nel settore. Le imprenditrici sono 366 mila, le lavoratrici dipendenti 470 mila. Nel 2020, secondo l’Istat, la percentuale di donne agricoltrici è aumentata del 10% rispetto al 2015. La partecipazione femminile cresce non solo nel lavoro nei campi, ma anche nella valorizzazione dei prodotti locali; si stima che il 60% delle aziende biologiche sia gestito da donne. Queste imprenditrici sono spesso all’avanguardia nella promozione di pratiche agricole sostenibili e innovative. Con l’Anno internazionale delle donne in agricoltura la Fao vuole stimolare azioni concrete a favore dell’inclusione e della parità di genere, per vincere le sfide alimentari e climatiche future


◆ L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO

La Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha dichiarato il 2026 Anno Internazionale delle Donne in Agricoltura (Iyaw), per decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questa iniziativa punta a evidenziare il ruolo fondamentale delle donne nel settore agricolo e promuovere l’uguaglianza di genere nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale. Ben noto è, infatti, in tutti i sistemi agricoli il contributo delle donne nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare, ma purtroppo troppe sono ancora le disuguaglianze di genere che persistono nel settore. Le donne rappresentano circa il 43% della forza lavoro agricola nei paesi in via di sviluppo, dove sono particolarmente attive nella coltivazione di piccoli appezzamenti e svolgono ruoli cruciali nella produzione di cibo per il consumo domestico. Tuttavia, il loro accesso a risorse come la terra, il credito e la formazione professionale è spesso limitato rispetto agli uomini. Si stima che se le donne avessero accesso pari agli uomini a risorse produttive, la produzione alimentare globale aumenterebbe fino al 30%, contribuendo a ridurre la fame nel mondo. In media, le donne percepiscono significativamente meno a parità di occupazione degli uomini. Anche se è difficile generalizzare, il divario può raggiungere il 25% in economie avanzate e essere superiore in quelle emergenti. 

Con questa proposta la Fao punta a ridurre la differenza economica e di trattamento con iniziative mirate che prevedono politiche nazionali, investimenti e partenariati per garantire pari diritti e opportunità. Ma non occorre andare molto lontano per osservare diseguaglianza di genere. In Italia, il contributo delle donne in agricoltura è significativo: le donne rappresentano una quota che arriva al 31,5% e incide fortemente nel settore. Le imprenditrici sono 366 mila, le lavoratrici dipendenti 470 mila. Nel 2020, secondo l’Istat, la percentuale di donne agricoltrici è aumentata del 10% rispetto al 2015, dimostrando una crescente partecipazione femminile. Le donne non solo sono coinvolte nel lavoro nei campi, ma anche nella valorizzazione dei prodotti locali; si stima che il 60% delle aziende biologiche sia gestito da donne. Queste imprenditrici sono spesso all’avanguardia nella promozione di pratiche agricole sostenibili e innovative. 

Le principali organizzazioni professionali in agricoltura hanno vivacissime sezioni femminili che svolgono un ruolo cruciale nel supportare le donne agricoltrici. Per non trascurare le dinamicissime Donne del vino, dell’olio, del riso, dell’ortofrutta… Queste organizzazioni offrono formazione, consulenze e opportunità di networking. Negli ultimi anni esse hanno promosso iniziative per aumentare la presenza femminile nelle rappresentanze agricole, contribuendo a garantire una maggiore visibilità e influenza delle donne nei processi decisionali. Peraltro è ben noto quanto le donne in agricoltura siano spesso pioniere dell’innovazione. Un rapporto di Agricoltura Italiana nel 2022 ha rivelato che il 45% delle imprenditrici agricole ha adottato pratiche tecnologiche avanzate, come l’agricoltura di precisione, rispetto al 30% degli uomini. La creatività e l’entusiasmo delle donne è fondamentali nel migliorare l’efficienza delle produzioni e nel rispondere alle sfide climatiche, contribuendo a una agricoltura più sostenibile e competitiva. 

Nonostante il loro contributo significativo, le donne in agricoltura affrontano numerose sfide. La mancanza di accesso a finanziamenti adeguati è una barriera significativa; solo il 25% delle donne agricoltrici ha accesso a prestiti bancari, rispetto al 45% degli uomini. Inoltre, le donne sono spesso sottorappresentate nei ruoli di leadership e nei processi decisionali all’interno delle organizzazioni agricole. Per promuovere una maggiore inclusione delle donne in agricoltura, è fondamentale implementare politiche specifiche. Programmi di formazione mirati, insieme a iniziative per il supporto all’imprenditorialità femminile, possono aumentare le capacità delle donne. È inoltre essenziale creare reti di supporto tra donne agricoltrici per favorire la condivisione di esperienze e best practices. L’Anno Internazionale delle Donne in Agricoltura si propone di stimolare azioni concrete a favore dell’inclusione e della parità di genere, essenziali per affrontare le sfide alimentari e climatiche del futuro.  

Dall’anno Internazionale ci si attende una maggiore visibilità e riconoscimento del ruolo delle donne nell’agricoltura, politiche più inclusive che promuovano l’uguaglianza di genere, un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle donne nel settore agricolo. Senza dimenticare il potenziale incremento della produttività agricola grazie all’empowerment delle donne, che svolgono un ruolo chiave nella produzione alimentare globale. Il 2026 rappresenta un’opportunità unica per riflettere sul ruolo delle donne nell’agricoltura e per sviluppare strategie che ne valorizzino il contributo. Investire nelle donne in agricoltura non solo è una questione di giustizia sociale, ma è essenziale per la sostenibilità e la prosperità del settore agricolo, in Italia e nel mondo. È tempo di riconoscere il loro lavoro e garantire che abbiano le stesse opportunità e risorse degli uomini. E, lasciatemelo dire, alle prossime fiere agricole, locali e nazionali, vorremmo vedere, accanto ai politici di turno, più donne che tagliano i nastri e meno ragazze travestite da mele o pomodori, usate come graziose decorazioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da molti anni si occupa con passione di salute delle piante all’Università di Torino, dove è stata ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, oltre che docente universitario, ha vissuto, studiato e lavorato per lunghi periodi all’estero. Quando non è in viaggio si divide tra Torino, dove ha fondato e diretto per più di vent’anni il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino e la Liguria, dove collabora con l’Università di Genova. È anche giornalista pubblicista e ama molto leggere, scrivere e comunicare. A fianco dei lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Cominciando con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015 un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e nel 2016 “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha pubblicato “Healthy plants, healthy planet” (FAO), tradotto in numerose lingue. Nel 2021 ha pubblicato Spores (Springer). Nel 2021, con Ilaria Borletti Buitoni e Ilaria Capua ha fondato weTree, Associazione che ha lo scopo di valorizzare le piante, l’ambiente e le donne e dal 2023, con Antonio Pascale, organizza a Torino, ColtivaTo, il Festival Internazionale dell’Agricoltura.