Parigi. Manifestazione contro la guerra in Ucraina [credit Epa/Christophe Petit Tesson/Ansa]
Quello che mi tiene sveglia questa notte, è la nuova guerra fredda a cui stiamo assistendo. Controllo gli aggiornamenti: Zelensky è ancora vivo e Kyiv resiste. Scorro i nomi degli oligarchi ai quali sono state applicate le sanzioni. C’è anche lui, Ališer Usmanov, il magnate di origine Uzbeka, marito della famosa e controversa regina della ginnastica ritmica Irina Viner. Le mie più solide (ma molto limitate) nozioni di geopolitica euro-asiatica le ho acquisite praticando e seguendo questo sport. Il mio primo contatto con l’Imperium (come direbbe Kapuscinski) l’ho avuto proprio durante il periodo con la nazionale italiana, dove i metodi di allenamento erano quelli importati dagli Urali. E il pensiero va a lui, il cuoco del Cremlino: forse l’unico a cui affidarsi


Il racconto di SILVIA PIETRANGELI, da Barcellona

HO SEMPRE DORMITO la notte prima degli esami. Magari di un sonno agitato, leggero, fragile, ma che fosse capace di separare un giorno da quello successivo: una tregua di oblio da preoccupazioni e doveri, da sforzi di memoria e crampi ai polpacci. Sono sicura di aver dormito anche la notte prima dei campionati del mondo di ginnastica ritmica, forse perché a quattordici anni si dorme sempre o forse perché ero riserva; e ho dormito addirittura poche ore prima del parto, tra la rottura delle acque e l’inizio delle contrazioni. Ero capace, nei primi faticosi anni di vita di Michele, mio figlio, di addormentarmi nel bel mezzo del pomeriggio, per recuperare un po’ di energia e di lucidità erose dalle notti in bianco. 

Dico ero, perché questa meravigliosa facoltà curativa del sonno, nei due anni di pandemia, sembra avermi abbandonata, salutata con il fazzoletto in mano dal ponte di una nave che lentamente si allontana.

“Ti spiezzo in due”: abbiamo riso guardando Rocky un mese fa, come se si trattasse di una vecchia battuta un po’ naif di un passato ormai sepolto. E invece

Quando poco fa Stefano è uscito per andare in ospedale, richiamato da un’urgenza, ho capito che la mia notte era finita. Ormai so che cambiare posizione mi aiuta e che tirare il piumone fin sopra le orecchie può ingannare l’interruttore del cervello e convincerlo che era solo uno scherzo; ma se nel giro di pochi minuti un pensiero razionale riesce a sfondare la cortina nebulosa dell’inconscio, se non riacciuffo al volo il filo interrotto del sogno, allora non c’è più niente da fare. E in questa notte, mi sembra di capire, non c’è più nulla da fare. 

Mi alzo, vado a bere un bicchiere d’acqua, entro in bagno. Cammino per la casa, mi sdraio sul divano, accendo e spengo la luce, poi lo faccio: impugno il cellulare. Sono consapevole che oltre lo sfinimento da due anni di Covid, quello che mi tiene sveglia questa notte di fine febbraio, è la nuova guerra fredda a cui stiamo assistendo. Un mese fa, con Stefano, abbiamo rivisto un pezzo di Rocky: sul “ti spiezzo in due” abbiamo riso entrambi, come se si trattasse di una vecchia battuta un po’ naif di un passato ormai sepolto. E invece.

Controllo gli aggiornamenti: Zelensky è ancora vivo e Kyiv resiste

Vladimir Putin e Irina Viner, la regina della ginnastica ritmica

Scorro i nomi degli oligarchi ai quali sono state applicate le sanzioni. C’è anche lui, Ališer Usmanov, il magnate di origine Uzbeka, marito della famosa e controversa regina della ginnastica ritmica Irina Viner. 

Confesso che le mie più solide (ma molto limitate) nozioni di geopolitica euro-asiatica le ho acquisite praticando e seguendo questo sport, durissimo e apparentemente facile, poco conosciuto in Italia, ma tenuto in grande considerazione nell’ex blocco sovietico. Il mio primo contatto con l’Imperium (come direbbe Kapuscinski) l’ho avuto proprio durante il periodo con la nazionale italiana, dove i metodi di allenamento erano quelli importati dagli Urali: otto ore di allenamento sei giorni alla settimana, salto dei pasti nel caso di lievi oscillazioni del peso controllato ogni mattina e acqua razionata durante le ore in palestra, perché, come ci spiegava la viceallenatrice russa, anche l’acqua “gonfia”. Comunque, all’epoca le russe erano davvero delle extraterrestri. Ricordo quando ci passarono accanto nella pedana di prova il giorno prima del campionato del mondo: erano tutte più alte di noi di almeno una dozzina di centimetri e nonostante fossero più grandi di qualche anno, avevano un fisico androgino, acerbo, senza alcun accenno di seno o di trasformazioni ormonali. Attraverso il body di lycra si poteva contare ogni loro singola vertebra, ogni osso delle scapole e del gomito, e la calzamaglia, arrotolata sulle anche sporgenti, rivestiva le loro gambe lunghissime, trasformandole in uno stormo di fenicotteri rosa pronti a spiccare il volo. 

In alto, Alina Kabaeva in pista per un esercizio con la palla; in basso con Vladimir Putin col quale avrebbe concepito alcuni figli illegittimi del presidente russo

Nel 1992 quindi, quando ancora avevo l’impudenza di dormire la notte prima di un campionato del mondo, Irina Viner, una donna ambiziosa e determinata, forte della sua carriera di ginnasta Uzbeka, allenava la squadra inglese. L’anno successivo ritorna in patria, divorziata e con un bambino piccolo, e ritrova il suo amico di gioventù, lo schermidore Ališer Usmanov, che si accinge a compiere la scalata del mondo finanziario post-sovietico, che lo porterà negli anni seguenti a essere uno degli uomini più ricchi e più vicini a Putin. Madame Viner invece, viene nominata responsabile della nazionale russa, e da inizio al suo imperialismo nella ginnastica mondiale, dove negli anni si sono comunque affacciate ginnaste di diverse nazionalità sempre più competitive. Però, da Sidney 2000 a Rio 2016, è la Russia a vincere tutte le medaglie olimpiche d’oro, sia individuali che a squadre; alcune meritate, altre meno. Nel 2004 ad Atene sale sul gradino più alto Alina Kabaeva, squalificata l’anno precedente perché risultata positiva a una sostanza diuretica (d’altronde si sa, l’acqua “gonfia”) e che, da quel che raccontano le cronache, sarebbe diventata l’amante di Putin e la madre di diversi figli illegittimi del Presidente. 

Gli equilibri geopolitici internazionali si riverberano anche nel mondo della ritmica, dove la Bielorussia negli anni conquista podi e medaglie discutibili e dove progressivamente l’Ucraina, pur annoverando ginnaste di altissimo profilo tecnico, viene ingiustificatamente allontanata dal podio. È la Viner che, con i cappelli sgargianti e i gioielli luccicanti, abbraccia le sue ginnaste sul divanetto del “kiss and cry”; è lei che, quando le cose si mettono male, segue le sue protette quasi dentro la pedana, per incitarle, per spronarle. 

Poi, incredibilmente, lo scorso agosto a Tokyo, l’impero subisce una battuta d’arresto: per la prima volta dal 2000 la Russia non conquista le due medaglie d’oro olimpiche. Uno shock per tutti: per loro, ma anche per il resto del mondo della ritmica che da anni da per scontata la vittoria della Russia.

Ališer Usmanov e Irina Viner verso una serata di gala

Rileggo alla luce azzurra del cellulare le dichiarazioni della Viner, che parlano di dolosa umiliazione inferta al suo paese, di una cospirazione politica internazionale perché venissero superati nel medagliere dagli inglesi, con offese e minacce ai giudici. Concetti che in questi giorni risuonano sinistri e familiari, seppur declinati in chiave sportiva.

La immagino adesso furente, con la matita un po’ sfatta sotto gli occhi e il rossetto sbavato, mentre il Cio annuncia l’esclusione della Russia da tutte le competizioni internazionali. La immagino seduta al tavolo della cucina della sua casa lussuosa, accanto al marito che conta i rubli e i dollari persi a causa delle sanzioni, con la villa in Costa Smeralda e i palazzi a Londra inagibili, gli yacht in secca e gli aerei privati negli hangar. 

Chissà se anche loro penseranno che in fin dei conti, per il nostro e il loro bene, l’unico a cui affidarsi sia il cuoco del Cremlino.

Alzo lo sguardo dallo schermo e attraverso le persiane vedo la luce del cielo rischiararsi. Ho ancora negli occhi le immagini dei bombardamenti e il cuore carico di angoscia, ma finalmente mi sento stanca. Allora faccio quello che ho sempre fatto nelle notti di insonnia durante la pandemia: spengo il telefono e vado da Michele e mi sdraio accanto a lui, tra i pupazzi dei Pokemon e i dinosauri, sotto le stelle fosforescenti attaccate al soffitto. Respiro il suo odore di bambino, che sa di pane imbevuto nel latte un po’ inacidito, e mi rilasso. E dopo qualche minuto, miracolosamente, mi assopisco. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.

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