
Nel 1983, all’apice della sua fama per la trasmissione “Portobello”, fu accusato da alcuni pentiti di essere un camorrista che spacciava droga nel mondo dello spettacolo e fu arrestato, in favore di telecamere, in una retata che portò in carcere oltre ottocentocinquanta persone. Restò per parecchi mesi in cella, proclamando la sua innocenza. Rinunciò all’immunità parlamentare conseguente all’elezione con il Partito radicale nel Parlamento europeo dopo essere stato condannato a dieci anni di carcere. Fu assolto in appello e tornò in Rai con la celebre frase “Dove eravamo rimasti?”, che suonò come un potente atto di accusa per l’ingiustizia subita. Interpretato da Fabrizio Gifuni perfetto nella parte di Tortora, la regia del primo episodio della serie trasmesso dalla piattaforma Hbo Max promette un prodotto di alto livello
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► Bello l’esordio di “Portobello”, la miniserie in sei episodi che Marco Bellocchio ha dedicato al caso Tortora. Purtroppo è visibile soltanto a pagamento sulla piattaforma Hbo, ma, se riuscite a sopportare una modica quantità di pubblicità, il costo di un abbonamento mensile ridotto è all’incirca pari al biglietto per un film in prima visione. E tutto sommato ne vale la pena.

Quello che accadde a Enzo Tortora, uno dei più popolari presentatori della televisione italiana, è noto a tutti. Nel 1983, all’apice della sua fama per la trasmissione “Portobello”, fu accusato da alcuni pentiti di essere un camorrista che spacciava droga nel mondo dello spettacolo e fu arrestato, in favore di telecamere, in una retata che portò in carcere oltre ottocentocinquanta persone. Restò per parecchi mesi in cella, sempre proclamando la sua innocenza. Candidato dai radicali al parlamento europeo, fu eletto e tornò in libertà, ma nel 1985 fu condannato in primo grado a dieci anni di carcere. Decise allora di rinunciare alla immunità parlamentare, e attese ai domiciliari il processo di appello, dove fu assolto. Il 20 febbraio del 1987 tornò quindi in Tv per la nuova serie di Portobello, esordendo con la celebre frase “Dove eravamo rimasti?”, che suonò come un potente atto di accusa per l’ingiustizia subita.

Nel nome di Tortora, che morì nel 1988 per un tumore al polmone, si sviluppò un aspro dibattito sulla credibilità delle dichiarazioni dei pentiti e sui problemi della giustizia in Italia. Sarà interessante vedere come Bellocchio affronterà il tema nei prossimi episodi. Ma le premesse per un prodotto di alto livello ci sono tutte. Fabrizio Gifuni è perfetto nella parte di Tortora, vecchia volpe del teleschermo, che macina ascolti record con la sua trasmissione. Lino Musella è il detenuto Giovanni Pandico, uno dei camorristi pentiti che fece il suo nome. E Marco Bellocchio, a ottantasei anni suonati, intreccia le loro storie con straordinaria abilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
