Nella pregevole fiction lo scambio di prigionieri attraverso la Croce Rossa poteva e doveva essere raccontato in modo esplicito. Di conseguenza, il “no” della stragrande maggioranza della Democrazia Cristiana meritava di essere evidenziato dalla regia del film. Per ostacolare la trattativa imbastita dall’ex presidente del Consiglio fu eretto un autentico sbarramento incrociato tra maggioranza e opposizione contro il quale un Cossiga già divorato dalla nevrosi non ebbe il coraggio di andare


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

Paolo VI-Toni Servillo riceve Noretta Moro-Margherita Buy e prepara un ultimo appello ai rapitori; sotto il titolo, il presidente della Dc abbandonato dal suo partito con la croce in spalla

NELL’ULTIMA PUNTATA della fiction su Aldo Moro, molto interessante ed efficace, è mancata una parte essenziale. Il drammatico appello di un papa Montini stremato e prossimo a morire (scomparirà nell’agosto di quel 1978) perché evitassero quel feroce omicidio. Nel pregevole film di Bellocchio non compare però il tentativo di mediazione del solo Fanfani attraverso la Croce Rossa. Il già tre volte Presidente del Consiglio aveva individuato un terrorista già in carcere e malato per uno scambio di prigionieri. Lo stesso Paolo VI fu più esplicito col suo appello gridato in toni acuti «ai signori delle Brigate Rosse». La guida spirituale di Moro doveva spegnersi nell’agosto successivo. 

Ma dove si riscontrò l’opposizione più dura fu nella stragrande maggioranza della Dc dalla quale Moro si era dichiarato ormai fuori. E questo aspetto non manca. Moro fu dunque abbandonato a se stesso, e all’interno dei suoi rapitori prevalse purtroppo la tesi rudimentale di Gallinari, Moretti e quanti non capirono che Moro libero sarebbe stato una mina vagante scompaginando il cosiddetto partito della fermezza. Che si sarebbe riformato in occasione del sequestro del direttore delle carceri D’urso alla fine del 1980. In quella circostanza io sostenni, con Michele Tito, l’utilità di pubblicare i deliranti comunicati dei capi storici del terrorismo in cambio della messa in libertà del giudice D’Urso. E il giorno dopo la pubblicazione D’Urso fu scarcerato incolume, incatenato ad un cancello vicino sia a Botteghe Oscure che al ministero di Grazia e Giustizia. Ovviamente fummo accusati di rappresentare il “partito del cedimento”. 

A mio sommesso avviso, nel racconto di Bellocchio il tentativo di mediazione di Fanfani (che non c’entra nulla con l’amico americano) poteva e doveva essere raccontato in modo esplicito e, di conseguenza, il “no” della stragrande maggioranza della Democrazia Cristiana meritava di essere evidenziato. Fu eretto un autentico muro contro il quale un Cossiga già divorato dalla nevrosi non ebbe il coraggio di andare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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