14 settembre 2021, settecento anni con Dante. Il venerabile Beda e il ‘plagio’ della Divina Commedia

Dante a Santa Croce. Sotto il titolo, dipinto di Domenico di Michelino nel Duomo di Firenze

Morto al crepuscolo e risorto all’alba, Drychthelm spiegò alla moglie, che lo stava vegliando, il suo ritorno dal mondo dei morti. Quel che aveva visto lo aveva determinato a vivere in modo diverso, non mancando però di raccontare quel che gli era capitato nella notte in cui era defunto: «Neri spiriti sorti dal profondo del fuoco mi circondarono e mi terrorizzarono con i loro occhi e con le loro fiamme, ma non osarono toccarmi. Lungo il tragitto vidi venire una stella, che si faceva più grande e più vicina. I demoni fuggirono e vidi che la stella era l’angelo … ma la mia guida mi disse: “Non sei ancora in cielo”».


Il racconto di HERR K.

MI SEMBRA STRANO che nelle analisi sull’italofonia nel mondo non venga adeguatamente evidenziato il ruolo ‘promozionale’ che Dante e la Divina Commedia esercitano nel convincere molte più persone di quante pensiamo a studiare l’italiano. Infiniti, invece, gli articoli, i libri e i saggi che autori anche non italiani hanno dedicato e dedicano a Dante, alle sue opere e al suo personaggio storico. Uno dei testi meno frequentati è il Dante esoterico” di René Guénon, ma quel demone di Jeff Bezos, dominatore dei gironi del consumo “globale”, penso che riuscirà a sollevarlo dai reconditi recessi degli Adelphi “piccoli”, che, primi, lo pubblicarono. Esoterismo in Dante, un tema iniziato da Foscolo e che ha motivato Rossetti, Pascoli e il suo discepolo Valli, con non molti riscontri nel Dantismo ufficiale. Più circostanziato nell’interpretazione della Divina Commedia come percorso iniziatico, anche se non è la sua opera più motivante, mi pare il saggio di Guénon.

Guénon è un autore complesso, interessante, che per me dovrebbe essere celebrato come un guru dal pensiero di destra. Ma finché Salvini continuerà a ripetere come un mantra la parola ‘bimbi’, lui lumbàrd, invece di ‘bambini’ e la Meloni si rifugerà in Atreju, cugino povero di Frodo, a Guénon toccherà una sorte più infelice di quella di Julius Evola. Che, se non altro, ha goduto a destra di una qualche popolarità, anche se presumibilmente digiuna della sua lettura e ancor di più della sua non trascurabile opera di pittore futurista. Sia ben chiaro, non che i politici di sinistra stiano molto meglio. E gli intellettuali… Guénon, un discorso da riprendere.

“The Venerable Bede Translates John” di James Doyle Penrose (1862-1932)

Se non fosse stato per il mio sviscerato amore per il De rerum naturae” di Lucrezio, chi mai l’avrebbe incontrato il Venerabile Beda? Peraltro, abbastanza casualmente e impropriamente e solo perché un suo scritto reca lo stesso titolo. Beda, dottore della Chiesa e fatto santo (per me vale, pour cause, la “memoria liturgica” tridentina che lo celebra il 27 maggio) è in realtà più noto come autore medievale, VIII secolo, di una “Historia ecclesiastica gentis Angliorum che va al di là del carattere ecclesiastico del titolo. Alla quale francamente non ho attinto molto, nonostante il latino piano dello scrittore, perché mi bastava il Lamé Fleury di Storia d’Inghilterra raccontata a’  fanciulli, che avevo divorato da ragazzino dal prezioso libriccino di famiglia stampato a Venezia nel 1843. Ora te lo vende pure Amazon! E la mia fame di vicende sassoni, danesi e vichinghe, suscitata allora, è stata assai più recentemente soddisfatta, alla grande, dalla saga Vikings, eccezionale anche per ricchezza storica, della quale ho atteso con impazienza i nuovi episodi finalmente in prima visione.

E ‘stu Beda che ci viene a significare? Direbbe Montalbano. Beda, colto e curioso di tutte e sette le arti liberali di Cassiodoro, introduce anche visioni ultramondane attribuite ad alcuni dei suoi Anglosassoni. Drychthelm, uomo della Northumbria, morto al crepuscolo e risorto all’alba, spiegò alla moglie, che lo stava vegliando, che ritornava dal mondo dei morti. Quel che aveva visto lo aveva determinato a vivere in modo diverso, perciò, spartiti equamente i suoi beni, si era ritirato in un monastero per condurre una vita austera, non mancando però di raccontare quel che gli era capitato nella notte in cui era morto. Per la nota legge del maggior fascino che esercita il male sul bene cominciamo con le cose spaventose. 

La prima pagina della “Historia ecclesiastica gentis Angliorum” di Beda, edizione 1644

«Una valle profonda e ampia di interminabile estensione; a sinistra c’era fuoco, a destra vortici di grandine e di neve. Le tempeste scaraventavano da un lato all’altro una moltitudine di anime in pena, così che i miserabili sfuggiti al fuoco che non si spegne piombavano nel freddo glaciale, e così all’infinito … avanzammo e l’oscurità s’andò accrescendo e io non percepivo altro che lo splendore di colui che mi guidava. La mia guida mi abbandonò e restai solo tra le incessanti sfere che erano colme di anime. Un fetore salì dal baratro. Mi fermai in preda allo spavento e, dopo un tempo che mi parve interminabile, sentii dietro di me desolati gemiti e aspre risate, come se una turba si burlasse di nemici prigionieri. … Neri spiriti sorti dal profondo del fuoco mi circondarono e mi terrorizzarono con i loro occhi e con le loro fiamme, ma non osarono toccarmi. Accerchiato da nemici e da tenebre non riuscii a difendermi. Lungo il tragitto vidi venire una stella, che si faceva più grande e più vicina. I demoni fuggirono e vidi che la stella era l’angelo. … Passammo dall’ombra al chiarore e dal chiarore alla luce e vidi una muraglia infinita, in altezza e ai lati. … Di colpo, senza sapere come ci trovammo sulla sommità e potei scorgere un vasto e fiorito campo erboso la cui fragranza dissipò il fetore delle prigioni infernali. … e io pensai che quello dovesse essere il regno dei cieli, di cui avevo sentito tante lodi; ma la mia guida mi disse: “Non sei ancora in cielo”».

Sì, lo so. Il racconto di Drycthelm è un saccheggio a mezze mani da quel pozzo di affascinante sapienza che è Jorge Luis Borges. A mezze mani, perché ho riportato solo quei passi che mi sembrava più si prestassero al confronto con Dante. È aperto un concorso, senza premi, per chi voglia cimentarsi con le similitudini. Gli altri, o meglio, tutti, si leggano i Nove saggi danteschi, quello in questione è il quinto.

Jorge Luis Borges ritratto da Stefano Davdson

L’irriverenza del titolo è per un briciolo d’ironia nei confronti de “il miglior libro scritto dagli uomini” (Borges). È vero che Beda viene collocato nel Paradiso tra gli spiriti sapienti del cielo del Sole, ma nella lista dei dodici dottori appare però, francamente, come un poveraccio, alla stessa stregua del suo contemporaneo, Isidoro. Le conclusioni sono, inevitabilmente, quelle del grande autore argentino. Quand’anche Dante avesse letto Beda —improbabile, penso, perché le storie altomedievali degli Anglosassoni non erano al centro dell’attenzione nel ‘dibattito’ culturale e politico dell’epoca — il fatto importante è che Beda abbia incluso quelle visioni nella sua “Historia”.

«Un grande libro come la Divina Commedia non è l’isolato e casuale capriccio di un individuo; molti uomini e molte generazioni tesero a esso. Ricercare i suoi precursori non significa compiere un miserabile lavoro di carattere giuridico o poliziesco; significa indagare i movimenti, i tentativi, le avventure, i barlumi e le premonizioni dello spirito umano». Considerazioni borgesiane che ben si attagliano anche alle “premonizioni” del “ghibellin fuggiasco” sull’Italia come nazione. Una vera profezia, se si considera che cos’era l’Italia politica del Trecento. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Non ha mai amato la poesia, in particolare quella contemporanea. Archiloco, Saffo, Lucrezio, Dante, Ariosto, Shakespeare e Leopardi, stop. Per questo, forse, si diletta a cimentarsi con racconti brevi, il romanzo non è nelle sue corde e nemmeno alla sua portata. Fascinato dalla Mitteleuropa di Hofmannsthal, Schnitzler, e sì, pure Roth. Ha un sano disprezzo per quell’orda di umanisti — tutti hanno sicuramente scritto poesie anche dopo i vent'anni — che infesta l'amministrazione pubblica ed è colpevole di linguaggio e procedure, che in nome di Sicurezza e Privacy bastonano impietosamente le parti basse degli utenti; e che vanificano gli sforzi per far risalire l’Italia dall’attuale ultimo posto nella Ue per digitalizzazione. Promette di lardellare con excursus scientifici, episodicamente, qualche racconto. Per contribuire a superare il gap che ha la letteratura italiana, fatti salvi Gadda, Calvino e, in parte, Eco 😂. Ma sta anche valutando se non tralignare con un po’ di esoterismo