Oltre i due terzi dei tedeschi fanno una doccia al giorno di 11 minuti di media, con una temperatura di 36-37 gradi

Il ministro dell’Economia dell’attuale governo tedesco (verdi, socialdemocratici e liberali) ha puntato il dito sulle docce con acqua calda, affermando di aver ridotto i suoi tempi sotto la doccia (che sarebbero di uno/due minuti), e invitando i suoi connazionali a fare altrettanto. Il sindaco di Hannover è passato ai fatti ed ha imposto che le docce di piscine e palestre siano fredde, che la temperatura di tutti gli edifici pubblici non superi i 20 gradi, ed ha spento le fontane e l’illuminazione dei monumenti. Riflettiamoci un attimo: l’impronta ecologica di un cittadino europeo è incompatibile con le risorse della Terra, e i due terzi dei tedeschi fanno una doccia al giorno di 11 minuti con una temperatura di 36-37 gradi. E apriamo una piccola parentesi: cosa fa un tedesco sotto la doccia per undici minuti, consumando 50 litri d’acqua?


L’articolo di FABIO BALOCCO

SÌ, LO SO, è inutile che me lo rimarchiate, è una goccia in mezzo al mare. Ma qualcosa è, anche a livello educativo, anzi, soprattutto a livello educativo. Mi riferisco ai verdi tedeschi, che — con diverse responsabilità — stanno affrontando il tema del risparmio delle risorse. Sicuramente ci saranno state altre prese di posizione, ma i media italiani intanto riportano la voce di due rappresentanti che affrontano il tema del risparmio dell’energia. Anche se, a dirla tutta, in qualche modo i tedeschi vi sono costretti, in quanto la Germania dipende pesantemente dalla Russia sul fronte della fornitura del gas. 

Il sindaco di Hannover, Belit Honay,  è passato dalle parole ai fatti ed ha imposto che le docce di piscine e palestre siano fredde, che la temperatura di tutti gli edifici pubblici non possa superare i 20 gradi, ed ha spento le fontane e l’illuminazione dei monumenti: misure “educative” (e non solo) 

Il primo verde a parlare è stato Robert Habeck, ministro dell’Economia dell’attuale governo con socialdemocratici e liberali. In un’intervista a “Der Spiegel”, ha puntato il dito sulle docce, sì, proprio le docce con acqua calda, e, affermando di aver ridotto ulteriormente i suoi tempi sotto la doccia (che sarebbero di uno/due minuti), ha indirettamente invitato i suoi connazionali a fare altrettanto [leggi qui nota 1]. Il secondo verde è il sindaco di Hannover, Belit Honay, il quale invece è passato dalle parole ai fatti, ed ha imposto che le docce (sempre loro!) di piscine e palestre siano fredde, che la temperatura di tutti gli edifici pubblici non possa superare i 20 gradi, ed ha spento le fontane e l’illuminazione dei monumenti [leggi qui nota 2].

Del resto, se l’impronta ecologica di un cittadino europeo è incompatibile con le risorse della Terra, leggendo che oltre i due terzi dei tedeschi fanno una doccia al giorno di 11 minuti di media e con una temperatura di 36-37 gradi, si capiscono le preoccupazioni dei due politici. Apro una piccola parentesi: sarei curioso di capire cosa fa un tedesco sotto la doccia per undici minuti, senza contare che a questo punto anche il risparmio di acqua rispetto ad un bagno nella vasca si riduce: dieci minuti di doccia equivalgono mediamente a 50 litri. 

Una norma passata quasi sotto silenzio prevede che solo negli uffici pubblici italiani la temperatura non dovrà superare i 19 gradi in inverno e non potrà scendere al di sotto dei 27 gradi in estate. Con la possibilità di sforare in maniera il tetto imposto, con 2 gradi di tolleranza. La soglia reale sarà quindi di 21 gradi nei mesi più freddi dell’anno e di 25 nel periodo più caldo. E solo fino al 31 marzo 2023

Come esordivo, sono una goccia in mezzo al mare, ma è la prima volta, devo dire, che sento un uomo politico dei nostri tempi (Gandhi è parecchio lontano…) parlare della necessità del risparmio delle risorse (anche se avrei preferito che i due politici dicessero anche che non bisogna sprecare l’acqua…). Qui da noi invece è il deserto. Fatta salva una norma passata quasi sotto silenzio che prevede che solo negli uffici pubblici la temperatura non dovrà superare i 19 gradi in inverno e non potrà scendere al di sotto dei 27 gradi in estate. Ma è già prevista la possibilità di sforare in maniera significativa il tetto imposto, con 2 gradi di tolleranza. La soglia reale sarà quindi di 21 gradi nei mesi più freddi dell’anno e di 25 nel periodo più caldo. E comunque solo fino al 31 marzo 2023. 

L’idea di, non dico imporre, ma anche solo di invitare gli italiani alla cultura del risparmio è del tutto assente, così come è assente la prevenzione, così come è assente la voce di un politico che ammetta che, cazzo, stiamo sprecando troppo. Qui ci si riempie la bocca di transizione energetica solo perché (il re è nudo) è il nuovo business del capitalismo, e si affrontano, quando accadono,  solo le emergenze, perché evidentemente è impopolare anche solo invitare la popolazione a risparmiare acqua finché scende dai rubinetti, o limitare la temperatura in casa finché la caldaia eroga gas. Ma, e ancora una volta mi ripeto, i politici non sono altro che espressione del sentire comune. E si continua a gozzovigliare con i barbari alle porte. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.