Studio israeliano: le emergenze cardiovascolari da vaccino anticovid crescono sotto i 40 anni

I problemi cardiovascolari possono essere causati dalle infezioni da Covid-19, ma le reazioni avverse vengono segnalate anche come effetti collaterali dei vaccini

I problemi cardiovascolari possono essere causati dalle infezioni da Covid-19, ma le reazioni avverse vengono segnalate anche come effetti collaterali dei vaccini. «Arricchire gli attuali sistemi di sorveglianza sulla sicurezza dei vaccini con ulteriori fonti di dati può migliorare la conoscenza in materia di sicurezza dei vaccini Covid-19» è scritto nell’abstract dello studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature” il 28 aprile scorso. «Pur non stabilendo relazioni causali», precisano i ricercatori, «i risultati sollevano preoccupazioni riguardo agli effetti collaterali cardiovascolari gravi, non diagnosticati, indotti dal vaccino, e sottolineano la relazione causale già stabilita tra i vaccini e la miocardite, una causa frequente di arresto cardiaco improvviso negli individui giovani»


L’analisi di LAURA CALOSSO

L’AUMENTO DEL RISCHIO di emergenze cardiovascolari post vaccino, tra persone con meno di 40 anni, è reale o si tratta di fake news? In Israele si sono posti il problema e hanno sviluppato uno studio accurato. La risposta è sì, potrebbe esistere una relazione. Un articolo su questo tema è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature il 28 aprile scorso. Lo studio si è svolto analizzando nel dettaglio le telefonate arrivate al numero per le emergenze in Israele, prima, durante e dopo la pandemia, in relazione anche all’avvio della campagna vaccinale.

«Pur non stabilendo relazioni causali i risultati sollevano preoccupazioni riguardo agli effetti collaterali cardiovascolari gravi, non diagnosticati, indotti dal vaccino e sottolineano la relazione causale già stabilita tra i vaccini e la miocardite, una causa frequente di arresto cardiaco improvviso negli individui giovani»

I problemi cardiovascolari possono essere causati dalle infezioni da Covid-19, ma le reazioni avverse vengono segnalate anche come effetti collaterali dei vaccini. «Arricchire gli attuali sistemi di sorveglianza sulla sicurezza dei vaccini con ulteriori fonti di dati può migliorare la conoscenza in materia di sicurezza dei vaccini Covid-19» è scritto nell’abstract dello studio pubblicato. Utilizzando un set di dati del servizio sanitario nazionale israeliano d’emergenza (EMS), raccolti dal 2019 al 2021, l’analisi ha potuto valutare «l’associazione tra il numero di chiamate per arresto cardiaco e sindrome coronarica acuta, nella popolazione tra 16-39 anni, ricevute da EMS, e dovute a potenziali fattori, tra i quali l’infezione da Covid-19 e la vaccinazione». Secondo quanto emerso dai risultati, rappresentati anche in forma grafica, «è stato rilevato un aumento di oltre il 25% di entrambi i tipi di chiamate nel periodo gennaio-maggio 2021, rispetto agli anni 2019-2020». Utilizzando un particolare modello matematico, i conteggi delle chiamate di emergenza settimanali hanno rilevato una significativa associazione tra problemi cardiovascolari e percentuali di prima e seconda dose di vaccino somministrate a quel gruppo di età, ma non associati ai casi di infezione da Covid-19. «Pur non stabilendo relazioni causali», precisano i ricercatori, «i risultati sollevano preoccupazioni riguardo agli effetti collaterali cardiovascolari gravi, non diagnosticati, indotti dal vaccino, e sottolineano la relazione causale già stabilita tra i vaccini e la miocardite, una causa frequente di arresto cardiaco improvviso negli individui giovani».

Secondo gli autori dello studio, la sorveglianza sui potenziali effetti collaterali dei vaccini e dei casi Covid-19 dovrebbe includere dati come quelli messi a disposizione dal servizio di emergenza israeliani (EMS) e altri dati sanitari, al fine di identificare le dinamiche della salute pubblica (ad esempio, l’aumento delle chiamate di emergenza), «e indagare tempestivamente le potenziali cause scatenanti».

Il periodo di tempo dello studio copre: 14 mesi di un “periodo normale” (prima della pandemia Covid-19 e del programma di vaccinazione, 1/2019-2/2020), circa 10 mesi di un “periodo pandemico” (con due ondate della pandemia 3/2020-12/2020), e circa 6 mesi di un “periodo pandemico e di vaccinazione” (1/2021-6/2021). Durante questo periodo Israele ha avviato il suo programma di vaccinazione parallelo a una terza ondata della pandemia Covid-19. Prendendo in considerazione i periodi indicati, è stato possibile studiare come le chiamate siano mutate nel tempo, in base a diverse condizioni di fondo. L’analisi ha anche permesso di evidenziare i fattori  associati ai cambiamenti temporali osservati.

Se i dati emersi dallo studio verranno confermati in altri Paesi, quali ad esempio l’Italia, sarà importante fare una riflessione sull’obbligo di Super Green Pass

Se i dati emersi dallo studio verranno confermati in altri Paesi, quali ad esempio l’Italia, sarà importante fare una riflessione sull’obbligo di Super Green Pass, imposto dal Governo nell’inverno scorso per moltissime attività. Le persone nella fascia 16-39 anni non avevano infatti obbligo vaccinale, ma l’obbligo diventava surrettizio nel momento in cui il vaccino diventava indispensabile per accedere a luoghi di svago (cinema, teatri, palestre etc.), ma anche a luoghi di studio e di lavoro, compresi i trasporti pubblici.

Sarebbe importante evitare che, in futuro, l’imposizione di rimedi possa causare gravi danni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.