Le nostre città sono diventate ostili ai bambini, ed è raro sentire la frase “Vai a giocare fuori!”. Lo spazio pubblico si è progressivamente ristretto intorno a loro perché l’invasione delle auto ha limitato la loro autonomia. Oggi i bambini si muovono meno da soli, per distanze più brevi e sempre più tardi nella vita. Ma i bambini sono anche i più vulnerabili allo smog cittadino ed ai suoi documentati effetti sulla loro salute (asma infantile, malattie respiratorie, disturbi dello sviluppo). Per cambiare strada è necessario cambiare il metro di misura delle politiche urbane nelle nostre città, in particolare quelle sulla mobilità, la qualità dell’aria e l’uso dello spazio pubblico. È quanto si propone di fare la campagna per città accessibili ai bambini lanciata da “Clean Cities”, un’associazione di volontari europei che punta a diffondere le migliori pratiche sul nostro continente
◆ L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA
► «Una città in cui i bambini possono muoversi liberamente è una città sicura per tutti. È tempo di ripensare le nostre strade e i nostri quartieri dal punto di vista di un bambino, affinché tornino a essere luoghi di libertà, apprendimento e fiducia». Così inizia il manifesto della campagna per le città accessibili ai bambini dell’associazione di volontari europea Clean Cities, premettendo che ormai le nostre città sono diventate ostili ai bambini, tanto è vero che ormai è raro sentire la frase “Vai a giocare fuori!“: lo spazio pubblico si è progressivamente ristretto intorno a loro perché l’invasione delle auto ha limitato la loro autonomia. Oggi i bambini viaggiano meno da soli, per distanze più brevi e sempre più tardi nella vita. Tanto più che proprio i bambini sono particolarmente vulnerabili allo smog cittadino ed ai suoi documentati effetti sulla loro salute (asma infantile, malattie respiratorie, disturbi dello sviluppo).

Si chiede, quindi, che le esigenze dei bambini siano il metro di misura delle politiche urbane, in particolare di quelle legate alla mobilità, alla qualità dell’aria e all’uso dello spazio pubblico. A tal fine, si propone, tra l’altro, di:
- 1) trasformare la scuola in un punto di riferimento cittadino accessibile ai bambini, permettendo loro di andarci in tutta sicurezza attraverso piste ciclabili e sviluppando le strade circostanti attraverso la loro pedonalizzazione parziale o totale; chiudendole, comunque, al traffico durante gli orari di ingresso e uscita degli studenti, creando piste ciclabili separate dal traffico motorizzato e sostenendo iniziative per il trasporto di gruppo verso le scuole (come autobus per biciclette o scuolabus a piedi).
- 2) Reinventare il quartiere dal punto di vista di un bambino con spazi accoglienti ed incoraggiando l’organizzazione regolare di strade riservate al gioco o “strade dei bambini” onde consentire loro di giocare liberamente e in sicurezza, tenendo presente che la percezione di pericolo negli spazi pubblici è spesso il primo ostacolo alla libertà di movimento e all’indipendenza dei bambini: ridurre e rallentare il traffico automobilistico contribuirà a rimuovere parzialmente questa barriera.
- 3) Garantire la qualità dell’aria aumentando le zone a emissioni zero e riducendo il più possibile in tutta la città le emissioni da traffico.
Appare, quindi, evidente che non si tratta di mutamenti parziali ma si chiede un deciso e generale cambio di rotta culturale per il governo delle città da valutare in base alle esigenze dei bambini e non delle auto. Utopia? Forse, ma, se andiamo oltre i nostri confini, vediamo che qualcuno è già sulla buona strada: diamo uno sguardo, allora, alla prima classifica stilata dall’associazione per valutare i progressi compiuti nella creazione di sistemi di trasporto che pongano al primo posto le esigenze dei bambini analizzando misure chiave come le strade scolastiche, i limiti di velocità sicuri e le infrastrutture ciclabili protette: su 36 città esaminate, al primo posto assoluto figura Parigi ove negli ultimi anni è stato favorito un forte aumento della rete ciclabile e pedonale, seguita da Amsterdam, Bruxelles, Helsinki, Barcellona, Oslo, Copenaghen, Vienna, Londra e Berlino. La prima città italiana è Bologna al sedicesimo posto, seguita da Milano (23), Torino (24), Firenze (29), e, da ultimo, Roma al trentaduesimo posto, seguita solo da Cracovia, Bucarest, Lisbona e Sofia.
Eppure i dati di cornice sono impressionanti: riporta l’associazione che ogni anno, in Europa, 1.200 decessi prematuri tra i minori di 18 anni sono causati dall’inquinamento atmosferico, un pedone ha otto volte più probabilità di morire se investito da un’auto a 50 km/h rispetto a un’auto a 30 km/h, e, soprattutto, oltre seimila bambini hanno perso la vita sulle strade europee negli ultimi dieci anni. Non si tratta, quindi, di richieste utopiche: per noi italiani si tratta semplicemente di garantire a tutti – e, in primo luogo ai soggetti più fragili come i bambini –, il diritto alla salute ed alla sicurezza sancito solennemente dalla nostra Costituzione come diritto fondamentale del cittadino. © RIPRODUZIONE RISERVATA
