
Ai tempi dei romani Cisterna si chiamava Tres Tabernae ed era l’ultima stazione di posta prima della palude pontina: i ‘cow boy’ locali, esportati poi anche in Maremma, custodivano le mandrie di vacche e di bufali. Le tecniche dei mandriani sono ancora vive nella tradizione locale. I butteri erano uomini forti, sempre a cavallo, vestiti con pantaloni di fustagno, giacca di velluto e cappello nero. In mano un bastone per governare gli animali. Ed erano molto più abili dei cow boys americani a domare i cavalli senza malmenarli. Erano quasi tutti alle dipendenze della nobile famiglia Caetani di Sermoneta, a cominciare da Augusto Imperiali. E fu proprio “Augustarello” a vincere la sfida col più celebre dei cow boy del tempo che, dimesso dall’esercito nord americano, si guadagnava lautamente da vivere portando in giro in Europa il suo caravan serraglio con nome di Buffalo Bill, al secolo il colonnello William Frederick Cody, Medaglia d’onore del Congresso, deputato del Nebraska. Nella sfida diretta a Cisterna ebbe la peggio e non pagò le 500 lire che avrebbe dovuto dare al buttero venticinquenne vincitore della gara
◆ Il racconto di CESARE A. PROTETTÌ
► L’estate italiana del turismo si sta concludendo portandosi via concerti, sagre, feste ed eventi di paese. Tra le ultime “Il Palio dell’anello” a Cisterna di Latina, una disfida tra trenta abili cavalieri che, con un pungolo, lanciandosi al galoppo devono centrare un anello appeso a un palo. I trenta rappresentavano i comuni di Artena, Cisterna di Latina, Cori, Lariano, Norma, Segni, Sermoneta e Sezze, in una sfida sportiva che è anche una grande festa di sport, tradizioni, cultura che unisce i cittadini e i comuni vicini in un omaggio annuale alla “patria dei butteri” (per la cronaca il palio lo hanno vinto i cavalieri di Artena). Durante il fine settimana della festa, il 22 e il 23 agosto – introdotto dall’immancabile esibizione della banda e degli sbandieratori di Velletri (a volte vengono quelli di Cori, altrettanto scenografici) e concluso da un formidabile spettacolo pirotecnico di oltre 20 minuti – non è mancato l’omaggio al leggendario Augusto Imperiali, l’uomo che sconfisse Buffalo Bill. Un omaggio compiuto attraverso la simbolica cavalcata di Francesco “Franchino” Salvatori, classe 1946, che, sventolando il suo tipico cappello, ha salutato al trotto la folla venuta a vedere il Palio.

Cisterna (ai tempi dei romani si chiamava Tres Tabernae) era l’ultima stazione di posta prima della palude pontina: i ‘cow boy’ locali, esportati poi anche in Maremma (i butteri maremmani però sostengono il contrario), custodivano le mandrie di vacche e di bufali. Le tecniche dei mandriani sono ancora vive nella tradizione locale, rievocati periodicamente con esibizioni e manifestazioni equestri. A Cisterna, nel Palazzo Caetani, sulla piazza principale della città, esiste una Mostra permanente del Buttero e del cavallo con foto, documenti dell’epoca e strumenti di lavoro usati dai mandriani. I butteri erano uomini forti, sempre a cavallo, vestiti con pantaloni di fustagno, giacca di velluto e cappello nero. Nelle giornate di pioggia si proteggevano con il tipico cappello e con un grande mantello. In mano un bastone per governare gli animali. Erano quasi tutti alle dipendenze della nobile famiglia Caetani di Sermoneta, a cominciare da Augusto Imperiali nato a Cisterna il 27 agosto 1865. Fin da bambino cavalcava magnificamente e si guadagnò sul campo la selezione come buttero nella tenuta Caetani. Contrariamente a Buffalo Bill, Augusto era una persona schiva, umile e taciturna, ma era anche un ragazzo molto determinato e forte: fu vittorioso anche contro la malaria che imperversava in quelle lande. Ebbe dieci figli: non erano tempi di inverno demografico. Anzi…

Dall’altra parte dell’oceano, in America, nasceva il mito del colonnello americano William Frederick Cody, Medaglia d’onore del Congresso, deputato del Nebraska, detto Buffalo Bill. Un mito controverso al quale anche Francesco De Gregori nel 1976 intitolò una canzone. Ve la ricordate? “Il verde brillante della prateria dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio, del Dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia...”. E poi: “mi presentarono per i miei cinquant’anni un contratto col circo “Pacebbeene” a girare l’Europa. E firmai, col mio nome firmai, e il mio nome era Bufalo Bill”. Prima di allora era stato arruolato nel Settimo Cavalleggeri del Kansas, durante la guerra di Secessione e divenne successivamente guida civile dall’esercito. Da qui in poi nacquero aneddoti e leggende: quella che avesse ucciso oltre 4.000 bisonti in quattro anni per rifornire gli operai che lavoravano alla costruzione della ferrovia; quella che avesse fatto lo scalpo a un guerriero cheyenne per vendicare la morte del generale Custer; quella che si allenava a sparare verso un grande melo due colpi in rapida successione: il primo tagliava il picciolo di una mela, ed il secondo la centrava pochi centimetri sotto mentre, recisa, stava cadendo.
Con gli anni le storie su Cody che si raccontavano nei saloon erano diventate ottimo materiale per uno scrittore. E qui entra in scena un giornalista, Ned Buntline, che inizia a scrivere una serie di storie sul mitico avventuriero. Riscuotono subito una grande popolarità. Fiutato l’affare, Ned chiede a Buffalo Bill di interpretare sé stesso in uno spettacolo: Cody accetta e arriva un successo tanto grande che, nel 1883, porta al varo del Buffalo Bill Wild West Show, con assalti alla diligenza e doma dei cavalli. Allo spettacolo partecipano veri cowboy e pellerossa dell’epoca, come Toro Seduto, il leggendario capo Sioux, Calamity Jane e Wild Bill Hickock. Nel vecchio continente, a Londra nel 1889, diviene una delle attrazioni principali durante il Giubileo d’Oro della Regina Vittoria. La carovana dello show arrivò in Italia nel 1890: centinaia di persone e una notevole attrezzatura, in gran parte caricata su un treno speciale. La prima esibizione ebbe luogo a Roma, in un grande spiazzo a Prati di Castello, non lontano dal Vaticano, una piazza d’armi che ospitava le esercitazioni della guarnigione militare, Era il 20 febbraio, di pomeriggio, la folla era enorme anche se il biglietto era molto caro per l’epoca: cinque lire. Eppure lo show, dicono le cronache, nei primi undici giorni incassò oltre 160mila lire. Nell’occasione il colonnello Cody-Buffalo Bill, convertitosi da poco tempo al cattolicesimo, realizzò anche il suo desiderio di incontrare papa Leone XIII.

Al termine di uno spettacolo, Buffalo Bill viene contattato dal Duca di Sermoneta, Onorato Caetani, che afferma con sicurezza che i cavalli dell’Agro Pontino sono molto più difficili da domare rispetto a quelli americani. Buffalo Bill, incuriosito, decide di affidarli per la doma ai suoi cow boy. I suoi uomini usano subito le maniere forti. Ma quando i butteri vedono maltrattare i loro cavalli, intervengono e gettano il loro guanto di sfida affermando che si potevano rendere docili i cavalli senza massacrarli di legnate e rispettandoli. Buffalo Bill e i suoi accettano la scommessa: in palio mille lire, poi ridotte prudentemente dall’americano a 500. La sfida si svolge l’8 marzo del 1890. In campo una mezza dozzina di butteri cisternesi con i loro capi: Alfonso Ferrazza e Augusto Imperiali, detto Augustarello, di soli venticinque anni ma con tanta esperienza ed un’ottima squadra.
Questa la cronaca del Messaggero del 10 marzo 1890: «il morello, tenuto con le corde, si dibatte frenetico; s’alza sulle zampe di dietro, tira rampate. I butteri le schivano sempre con la sveltezza di uomini esperti. Riescono finalmente a mettergli la sella con il sottocoda, e d’un salto uno dei butteri gli è sopra. È Augusto Imperiali. Nuova tempesta di applausi. I butteri, entusiasti del successo ottenuto, saltano, ballano, buttano all’aria i cappelli, tanto per imitare in tutto quello che si è visto fare dagli americani. Augusto Imperiali fa una stupenda galoppata intorno al campo, tenendo con la destra le redini e agitando con la sinistra il cappello. Tutte le sfuriate del cavallo non riescono a muoverlo dal posto un solo momento. Sceso a terra, è chiamato ad avvicinarsi ai primi posti dove riceve le più vive congratulazioni da tutti, compresa la Duchessa di Sermoneta ed i suoi figli».

I butteri italiani riuscirono dunque a domare i cavalli con grande rapidità e maestria. Il disappunto di Buffalo Bill fu grande. Ripartì per l’America e non accettò di pagare le 500 lire della scommessa. Pare che Augusto Imperiali commentò, gelido, in cisternese: “O tenghi bello o vizio!”. L’umile e taciturno Augusto Imperiali, dopo la clamorosa vittoria, tornò alla vita di sempre. Morì a Cisterna il 18 dicembre del 1954 all’età di 89 anni. All’uomo che sconfisse il “mito americano” non venne dedicato alcun film, ma un paio di libri parlano di lui. Oggi porta il suo nome una scuola elementare di Cisterna e nella Mostra permanente sul Buttero, a palazzo Caetani, c’è uno spazio dedicato a lui. Non hai preso i soldi che ti spettavano, Augustarello, ma sei stato un uomo tutto d’un pezzo. Pochi giorni fa, andando al cimitero di Cisterna dove riposano persone a me care, ho visto che qualcuno ha lasciato un vaso con una pianta fiorita davanti alla lapide, attorniata da quelle dei tuoi familiari, che copre da 72 anni il tuo loculo e che ricorda “il buttero che sconfisse Bufalo Bill”. Riposa in pace, Augustarello. Da queste parti non sarai mai dimenticato. © RIPRODUZIONE RISERVATA