La media europea della motorizzazione privata in rapporto alla popolazione è di 578 autovetture ogni 1000 abitanti (poco più di una vettura ogni due abitanti). Secondo i dati forniti dall’Istat, in Italia questo rapporto è di 7 vetture ogni 10 abitanti (701 su 1000) e il record è saldamente in mano a Frosinone con 856 auto su 1000. Alte le percentuali anche nelle due isole maggiori: in Sicilia (il picco è a Catania 824/1000), in Sardegna (709/1000 a Cagliari). Il rapporto Istat certifica che in Italia il 93,9% delle autovetture e degli altri veicoli sono alimentati a benzina, gasolio e gas. Molto significativo il rapporto tra motorizzazione privata e trasporto pubblico: quanto più funziona il servizio pubblico, tanto più cala la motorizzazione privata


L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA

Italia campione europeo per motorizzazione privata. Lo ha appena certificato l’Istat confermando (dati 2024) che il nostro Paese è quello con più autovetture in rapporto alla popolazione: 701 ogni 1.000 abitanti contro 578 della media Ue con un minimo a Venezia (460 autovetture/1.000 ab.) e il massimo a Frosinone (856). Dato che, diversamente da quanto avviene negli altri Paesi europei, continua a crescere a ritmo sostenuto specie nel Mezzogiorno dove si arriva ad un tasso addirittura del 723 per mille nelle isole, con un aumento complessivo dell’ 1% rispetto al recente passato: più in particolare vi è un aumento di oltre lo 0,5% in 74 città, con una diminuzione di oltre lo 0,5% soltanto in tre (Genova, Milano e Monza) ove Catania presenta il valore più elevato (824 autovetture/1.000 ab.), seguita da Reggio Calabria (725), Cagliari (709) e Messina (698); segnali di discontinuità solo a Torino, con una fase di decrescita tra il 2018 e il 2021; a Milano, dove il tasso tende alla stabilità, e a Genova, l’unico capoluogo metropolitano dove il tasso di motorizzazione si è effettivamente stabilizzato a partire dal 2018.

Quanto all’inquinamento, il rapporto Istat certifica che in Italia, le autovetture e gli altri veicoli alimentati a benzina, gasolio e gas rappresentano ancora il 93,9% del parco veicolare anche se, per la prima volta, il loro numero non aumenta rispetto all’anno precedente, di pari passo con l’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici; con valori generalmente più bassi al Nord e più alti nel Mezzogiorno: da 594 autovetture ogni 1.000 abitanti nei capoluoghi del Nord-ovest a 723 in quelli insulari. 

E, come era prevedibile, arriva la conferma dello stretto rapporto tra motorizzazione privata e trasporto pubblico: quanto più funziona il servizio pubblico, tanto più cala la motorizzazione privata come avviene nei capoluoghi metropolitani rispetto ai capoluoghi di provincia (6.695 posti-km per abitante contro 2.318 nel 2023), o nei capoluoghi del Nord-ovest (7.590 posti-km/ab.) rispetto a quelli del Nord-est (3.781), del Centro (5.170), del Sud (2.120) e delle Isole (2.027).

Peraltro, sempre in questi giorni, è stata resa nota anche una accurata analisi dei Floating Car Data (Fcd) elaborati da GO-Mobility su oltre un milione di veicoli da cui risulta che nelle grandi città italiane le auto restano parcheggiate per il 98% del tempo e che, nelle città metropolitane il 13% delle auto viene utilizzato in modo sporadico, al massimo quattro giorni al mese e, in media, per circa 30 minuti al giorno, spesso per tragitti molto brevi. Insomma, siamo al paradosso di essere il paese con  il tasso di motorizzazione più alto dell’Unione europea nonostante una parte consistente del parco circolante urbano venga utilizzata solo occasionalmente. È probabile che ciò sia dovuto in parte alla antica percezione dell’auto non tanto come strumento ma come indice di ricchezza: il che spiegherebbe la assurda proliferazione delle grandi autovetture anche quando ciò è assolutamente controproducente specie nelle grandi città e anche quando esiste una comoda alternativa di servizio pubblico. Ma questo è un problema politico e di cultura non di dati statistici. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dal 1967 Pretore a Roma, inizia ad occuparsi di normativa ambientale dal 1970. Dal 1989 al 1994 parlamentare europeo, vice presidente della commissione per la protezione dell’ambiente. Dal 2000 al 2008 Procuratore aggiunto a Roma con delega ai reati ambientali, poi Procuratore della Repubblica a Civitavecchia fino al pensionamento (2015). Ha ricoperto numerosi incarichi pubblici partecipando a tutte le vicende che hanno visto nascere ed affermarsi il diritto dell'ambiente in Italia. Ha insegnato diritto penale dell’ambiente in varie Università scrivendo una ventina di libri fra cui “In nome del popolo inquinato” (7 edizioni). Attualmente fa parte del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare ed è docente di diritto penale ambientale presso le Università “La Sapienza” e Torvergata di Roma.