2 / Cingolaneide. «Caro ministro della Transizione ecologica, le scrivo. Risponda, prego»

Il titolare della Finzione ecologica se ne esce con un’altra delle sue: «gli ambientalisti radical chic sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati». Ma dove vive il fisico prestato (e ben pagato) a Finmeccanica per costruire armi “intelligenti”, cooptato nel governo dei cosiddetti “migliori”? Stavolta sproloquia dalla tribunetta del mercante di Riyad un tanto al chilo, spacciata per scuola di politica. Nientepopodimenoche…


Il commento di FABIO BALOCCO

L’intervento del ministro Roberto Cingolani contro gli ambientalisti dalla tribuna di Matteo Renzi mercoledì 1 settembre 2021

IL MINISTRO DELLA transizione ecologica Cingolani, in una esternazione riportata dall’Ansa del primo settembre, ha affermato quanto segue: «Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti, ideologici: loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati, se non facciamo qualcosa di veramente sensato. Loro sono parte del problema» [nota 1]. Cominciamo con “il mondo è pieno”. Vorrei capire dove il ministro vede questo “pieno”. Le associazioni ambientaliste, ahinoi, sono alla canna del gas: i numeri sono impietosi, anche e soprattutto perché i giovani se si impegnano nel volontariato lo fanno soprattutto in quello sociale, e non già ambientale [nota 2]. Ci sono sì i Fridays for Future: sarebbero loro quelli a cui fa riferimento? Non mi sembra davvero né che siano così numerosi né che siano così radicali: si limitano a chiedere il raggiungimento di uno degli scopi del suo ministero, e cioè il passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili. Ergo: non è dato capire dove Cingolani veda tutti questi ambientalisti radicali nel mondo. 

Passiamo appunto ai termini “ambientalisti radical chic” e “ambientalisti oltranzisti”. E anche qui vorrei capire: forse il ministro pensa che — oggi come oggi — si possa davvero amare Madre Terra senza pensare a soluzioni radicali? Davvero pensa che bastino migliaia di chilometri quadrati di nuovo consumo di suolo con pannelli solari e pale eoliche per arrestare l’aumento delle temperature? E anche ammesso che si riuscisse (ma Cingolani dovrebbe aver letto l’ultimo rapporto Ipcc che ne dubita) pensa che il problema dell’impatto dell’uomo sulla Terra sarebbe risolto? Che si possa tranquillamente «avere la botte piena e la moglie ubriaca»? Davvero non credo che un fisico sia così miope. Un fisico, che dovrebbe quindi avere presente il concetto di entropia, il concetto di consumo di risorse su un pianeta finito, che dovrebbe avere presente l’impatto dell’aumento della popolazione e anche, perché no, della sua dieta a base di carne. Mi faccia capire: sarebbe radical chic o oltranzista chi ha una visione globale dei problemi? Chi non si accontenta di veder circolare una Tesla, ma si preoccupa di come vengono realizzate le batterie e di come si possano smaltire? Che si preoccupa del land grabbing, della desertificazione in atto, della pioggia sull’Artico e del fatto che l’Amazzonia produce più Co2 di quanta ne assorbe? [nota 3]

A causa degli incendi, il polmone verde del Pianeta produce oramai più anidride carbonica di quella che riesce ad assorbire

Passiamo infine all’affermazione che questi ambientalisti sarebbero peggio della catastrofe climatica e sarebbero parte del problema. Davvero pensa che questi ambientalisti rigorosi facciano danni? Suvvia, ministro, le leve del potere ce l’hanno i manager del capitalismo predatorio come lei, non certo gli ambientalisti. L’informazione è sempre più prona al potere, sempre meno sono le voci libere. Davvero pensa che, ad esempio, un blogger come sono io faccia danni con le sue invettive contro questa suicida società? Mi sembra patetico, mi permetta. Piuttosto lei, che ricopre un incarico di rilievo — in aspettativa da quando è stato cooptato al governo da metà febbraio — per Finmeccanica, industria delle armi, e ora è a capo di un ministero che avalla scelte come nuove autostrade, nuove grandi opere, nuove trivellazioni, lei, lei davvero non si ritiene parte del problema? Ci pensi, signor ministro. E mi faccia sapere. Grazie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.