Del Tevere e di altri fiumi: il disastro in atto sul dio Tiberis non è solo la sua sporcizia

Un’altra impressionante morìa di pesci nel tratto urbano del Tevere 

Secoli fa c’era (c’è ancora) la Cloaca Massima, ora il Tevere nel tratto romano minaccia di essere tutta una cloaca. Con tante competenze frantumate anziché tornare ad Autorità o a Distretti (come vuole la Ue) cogenti per tutti nel loro territorio. A monte di Roma (sull’Aniene) scarichi chimici e allacci abusivi, pesci morti a Castel Sant’Angelo: trent’anni fa nel tratto davanti a San Pietro c’erano ancora i marangoni (cioè i cormorani) che si nutrivano del pesce e delle anguille di fiume con grande dispetto dei pescatori e di quanti catturavano le numerose anguille, le spurgavano e addirittura le esportavano a Parigi


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

IL TEVERE DEL TRATTO romano è tornato ad essere un grave problema con una impressionante morìa di pesci. Repubblica se la cava accusando la sporcizia quale causa fondamentale di questo disastro. Troppo poco. Angelo Bonelli verde tenacemente superstite e attivo ne dà invece una lunga e dettagliata spiegazione scientifica che mi sembra assai più convincente. Molti anni fa al Messaggero promuovemmo una lunga e incisiva campagna per rendere il Tevere addirittura balneabile. Ci dissuasero specialisti come il prof. Gianmarco Margaritora facendoci capire che al massimo lo si poteva rendere pulito. Avevamo disceso il grande fiume in gommone e in effetti lo stesso superava con fatica alcuni “punti neri”, sotto la città di Perugia, o a Marsciano dove c’era un grande allevamento di maiali. Poi però si autodepurava e arrivava a Castel Giubileo in condizioni accettabili. Ma subito dopo veniva “killerato” dall’immissione dell’Aniene dove c’erano tante fonti di inquinamento e tanti depuratori scassati, non funzionanti e cominciavano gli insediamenti abusivi di ogni tipo. 

Giugno 1986, Vittorio Emiliani e Gian Lupo Osti ai remi sul gommone del “Messaggero” nella discesa del Tevere

Nel tratto urbano il Tevere però era ancora ricco di uccelli (i marangoni, cioè i cormorani) che si nutrivano del pesce e delle anguille di fiume con grande dispetto dei pescatori e di quanti, per esempio, catturavano le numerose anguille, le spurgavano e addirittura le esportavano a Parigi. Il Comune di Roma aveva creato un sistema di depuratori che riusciva a rimediare in buona parte agli scarichi delle costruzioni edilizie abusive (una marea). Aveva anche commesso errori come quello di mischiare, in un depuratore acque nere e acque chiare, col risultato che al depuratore arrivavano non fanghi bensì acqua sporca per la quale non era “tarato”. Tuttavia era in corso un grande sforzo, sei depuratori contro uno solo in costruzione a Milano, a Nosedo, e quindi il “gran Milàn” riversava nell’Olona e quindi nel Po una quantità enorme di rifiuti liquidi, domestici, fecali, industriali, ecc.

Ingenuamente lanciammo lo slogan “l’anno prossimo tutti a fare il bagno nel Tevere”, subito frenati dagli idraulici, idrologi e simili. Però c’era una grande speranza da coltivare e cioè la nuova legge sulle Autorità di Bacino (alcune nazionali, come Po, Arno, Adige, Tevere), la n. 183 del 1989 modulata sulla Authority del Tamigi che aveva riunito centinaia di enti e funzionato così bene che il salmone era tornato a guizzare nel grande corso d’acqua londinese. Ebbene questa legge esemplare — di cui fu promotore soprattutto il senatore socialista Achille Cutrera specialista di questioni ambientali, primo presidente del Parco Regionale del Ticino — è stata subito sabotata e poi svuotata dalle Regioni e dai Comuni. L’esatto contrario della Themes Authority inglese nel cui consiglio di gestione erano presenti anche gli utenti (e si era all’epoca della Thatcher). Così gli interventi organici e organizzati sono stati disarticolati e i piani delle nostre Autorità (?) nazionali e regionali sono diventate mere esercitazioni grafiche o poco più.

Scarichi abusivi di materie chimiche e costruzioni abusive riducono il fiume in cloaca

I risultati li abbiamo sotto gli occhi, coi continui furti d’acqua per irrigare senza controllo anziché consorziarsi per questa essenziale funzione (anche se oggi pure il riso viene coltivato in parte “a secco”), con sprechi assurdi e continui tentativi di costruire abusivamente in aree alluvionali. Lungo il Po si è edificato parecchio nelle stesse aree golenali facilitando così le esondazioni nella contigua pianura. E la immissione dei pesci siluro ha favorito l’arrivo di autentiche bande criminali. Ma l’intero sistema fluviale è in Italia disordinato, per non parlare nel Sud e nelle Isole delle fiumare dalle piene improvvise, furenti e disastrose.

Tornando al Tevere bisogna analizzare a fondo le cause del disastro ecologico in atto e porvi seriamente rimedio a monte (Aniene), agli scarichi abusivi di materie chimiche e di costruzioni abusive. Altro che sporcizia. Così non si può proprio andare avanti. Secoli fa c’era (c’è ancora) la Cloaca Massima, ora il Tevere nel tratto romano minaccia di essere tutta una cloaca. Con tante competenze frantumate anziché tornare ad Autorità o a Distretti (come vuole la Ue) cogenti per tutti nel loro territorio. Senza eccezioni di sorta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.