
Lo straordinario documentario sulla vita di uno dei più grandi giornalisti del nostro tempo è distribuito in streaming da Netflix. Dal massacro di My Lai, dove nel marzo del 1968 i soldati americani avevano massacrato centinaia di vietnamiti innocenti allo scandalo del Watergate, dal ruolo di Kissinger nel golpe cileno alla corruzione nella grande industria americana, dalle torture nel carcere iracheno di Abu Grhaib alla più recente inchiesta sul sabotaggio del gasdotto NordStream. Il racconto sul premio Pulitzer che si guarda con il fiato sospeso, come un thriller. Un omaggio al giornalismo vero, al di là delle conferenze stampa e delle veline dei potenti. Di fronte al quale intristisce vedere com’è ridotto gran parte del giornalismo mainstream, a cominciare da casa nostra
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► “La guerra di Putin uccide in Finlandia”. Così nei giorni scorsi uno dei più importanti giornali italiani ha titolato un articolo sui ferocissimi lupi russi che a migliaia attraverserebbero impunemente il confine tra i due paesi facendo strage delle innocenti renne locali. A tanto si riduce il giornalismo quando confonde la propaganda con l’informazione, e gli esempi, in questi tempi difficili, sono numerosi.
Bene ha fatto dunque Netflix a proporre a un pubblico più vasto lo straordinario documentario “Cover-Up” sulla vita di uno dei più grandi giornalisti del nostro tempo, Seymour Hersh, premio Pulitzer per avere raccontato il massacro di My Lai, dove nel marzo del 1968 i soldati americani avevano massacrato centinaia di vietnamiti innocenti. Hersh era un free-lance, viaggiò a sue spese, incalzò testimoni riluttanti, infranse le barriere che l’esercito aveva eretto per nascondere i fatti, si presentò a molti grandi giornali chiedendo invano di pubblicare la notizia. E alla fine ne convinse uno.

Da allora Hersh non si è più fermato. Dal gas nervino che un aereo militare disperse nelle campagne dello Utah uccidendo migliaia di pecore allo scandalo del Watergate, dal ruolo di Kissinger nel golpe cileno alla corruzione nella grande industria americana, dalle torture nel carcere iracheno di Abu Grhaib alla più recente inchiesta sul sabotaggio del gasdotto NordStream 2, il suo lavoro ha fatto arrabbiare molti, ma è stato fondamentale per mettere in luce la sistematica impunità di cui hanno goduto e godono i potenti del mondo.
A ottantotto anni Sy, come lo chiamano gli amici, è ancora sulla breccia, sempre con gli stessi principi: schiena diritta e scarpe consumate per andare dritto alle fonti, senza mai accontentarsi delle conferenze stampa e delle veline dei potenti. “Cover-Up”, prodotto da Laura Poitras e Mark Obenhaus, è un documentario che si guarda con il fiato sospeso, come un thriller. Ma, soprattutto, è un omaggio al giornalismo. Quello vero. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
