La locandina del film di Avatar: Fuoco e cenere

Il colonialismo, l’accaparramento delle risorse, la radicalizzazione e un trauma collettivo su Pandora sono la metafora del nostro mondo dopo la catastrofe. Il Popolo della Cenere sono le popolazioni abbandonate, Jake è l’Occidente militarizzato, Neytiri è il dolore che diventa odio, Spider è l’identità sospesa. Il cast, pieno di grandi nomi, è lo stesso dei film precedenti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Kate Winslet, cui si è aggiunta Oona Chaplin. Nessuno compare con il suo vero volto, ma la computer grafica che li trasforma negli altissimi e slanciati Na’vi è ancora migliorata, e non ha più nulla di artificioso


◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI

Film come “Terminator“, “True Lies“, “Titanic” e “Avatar” hanno fatto di James Cameron uno dei registi di maggiore successo nella storia del cinema. Pochi come lui sono stati capaci di mettere l’innovazione tecnologica  — animazione, computer grafica, 3D — al servizio di storie costruite per piacere a tutti e per  “fidelizzare” il pubblico con trame di elementare semplicità: i buoni contro i cattivi, la pace e la guerra, la difesa dell’ambiente, l’amore che trionfa, e una spruzzata di dramma. Non fa eccezione la terza puntata della saga di Avatar, “Fuoco e cenere”, che è appena uscita e si avvantaggia di una distribuzione capillare, con oltre 1300 sale in tutta Italia.

Siamo, come già in “Avatar” e nel seguito “La via dell’acqua”, sul pianeta Pandora, abitato dai pacifici Na’vi, e concupito dagli umani perché ricco di un minerale che potrebbe risolvere i problemi energetici della Terra. Questa volta, però, tra i cattivi c’è anche il Popolo della Cenere, una tribù di nativi guidata dalla focosa regina Varang, che ha trovato un alleato prezioso nel perfido Quaritch, mai domo nonostante le sconfitte rimediate negli episodi precedenti. Messi alle strette, i buoni guidati dal solito Jake Sully e dalla sua dolce sposa Neytiri sono costretti a rinnegare la loro filosofia non violenta e a ricorrere all’uso delle armi.

La resa dei conti finale conclude oltre tre ore di ambientazioni spettacolari. Il cast, pieno di grandi nomi, è lo stesso dei film precedenti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Kate Winslet, cui si è aggiunta Oona Chaplin. Nessuno compare con il suo vero volto, ma la computer grafica che li trasforma negli altissimi e slanciati Na’vi è ancora migliorata, e non ha più nulla di artificioso. Complessivamente, però, si ha l’impressione che Cameron, nonostante gli oltre quattrocento milioni di dollari investiti nella produzione, abbia un po’ esaurito lo slancio. Anche se, come sempre, l’ultima parola spetterà al botteghino. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.