Alla vigila del nuovo Piano nazionale della Prevenzione, la sfida è evitare ogni confusione semantica e strategica tra i due riconoscimenti e trasformarli in strumenti concreti di prevenzione primaria, capaci di incidere realmente sugli stili di vita degli italiani. Ed è necessario partire da alcuni dati: obesità, sovrappeso e malattie croniche, soprattutto tra bambini e adolescenti, indicano che non è più sufficiente e men che mai utile intervenire a valle del problema e che la prevenzione, in particolare la primaria, deve diventare un “must”. Inoltre, nel nostro Paese gli over 65 rappresentano il 24% della popolazione, oltre 24 milioni di italiani convivono con almeno una patologia cronica, il 23% degli adolescenti presenta un eccesso di peso prossimo all’obesità, ma il dato più eclatante è il costo dei circa 65 milioni di euro (65-70%) della  spesa sanitaria assorbita dalle malattie non trasmissibili. Ed è necessario affermare con chiarezza che la cucina non è automaticamente sinonimo di salute: può diventarlo solo se guidata da equilibrio, qualità delle materie prime e consapevolezza nutrizionale


◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA, presidente dell’Osservatorio nazionale Dieta mediterranea

Il riconoscimento della Dieta Mediterranea e quello della Cucina Italiana collocano l’Italia in una posizione di assoluta leadership internazionale sul tema del cibo e della Prevenzione Primaria. Due riconoscimenti Unesco distinti, ma profondamente complementari, che oggi possono e devono diventare una leva strategica per la salute pubblica e per il benessere collettivo. Siamo nella fase di redazione del nuovo Piano nazionale della Prevenzione con un patrimonio unico al mondo che parla direttamente di cibo, cultura e salute, con l’imprinting dell’Unesco. Una straordinaria opportunità, ma anche una grande responsabilità istituzionale. La sfida è evitare ogni confusione semantica e strategica tra i due riconoscimenti e trasformarli in strumenti concreti di prevenzione primaria, capaci di incidere realmente sugli stili di vita degli italiani.

Due “Medaglie” che non sono la stessa cosa. Condividono radici comuni ma non coincidono è d proprio in questo il loro valore. La Dieta mediterranea non è una Dieta e non è neanche un insieme di ricette: l’Unesco l’ha riconosciuta come modello culturale e sociale fondato su equilibrio nutrizionale, stagionalità, biodiversità, convivialità e stili di vita sani e attivi, la Fao la indica come uno dei modelli alimentari più sostenibili al mondo, capace di coniugare salute umana, tutela dell’ambiente e sviluppo delle economie locali. La Cucina italiana, invece, rappresenta identità, creatività, tradizione, territorio e filiere produttive. È un patrimonio culturale che racconta il Paese e le sue comunità. Tuttavia, dal punto di vista sanitario, è necessario affermare con chiarezza che la cucina non è automaticamente sinonimo di salute: può diventarlo solo se guidata da equilibrio, qualità delle materie prime e consapevolezza nutrizionale.

Sovrapporre Dieta mediterranea e Cucina italiana significa indebolire entrambi i riconoscimenti. Al contrario, tenerli distinti e farli dialogare rafforza il valore strategico, evita confusione e aumenta  la loro sinergia. In definitiva: la Dieta mediterranea è lo strumento scientifico della prevenzione primaria, la Cucina Italiana è il linguaggio culturale capace di rendere quella prevenzione accessibile, comprensibile e quotidiana. Le considerazioni esposte, seppure succintamente,  assumono un valore ancora più rilevante alla scadenza del Piano nazionale della Prevenzione, che dopo la conclusione del ciclo 2020–2025 ci fornisce un quadro piuttosto preoccupante alla luce di alcuni dati: obesità, sovrappeso e malattie croniche, soprattutto tra bambini e adolescenti, indicano che non è più sufficiente e men che mai utile intervenire a valle del problema e che la prevenzione, in particolare la primaria, deve diventare un “must”. Non a caso, l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea come la prevenzione primaria rappresenti l’unica strada sostenibile per ridurre l’impatto delle patologie croniche sui sistemi sanitari, abbattendone i costi.

Un quadro che si rappresenta ancora più insostenibile nel nostro Paese dove gli over 65 rappresentano il 24% della popolazione, oltre 24 milioni di italiani convivono con almeno una patologia cronica, il 23% degli adolescenti presenta un eccesso di peso prossimo all’obesità, ma il dato più eclatante è il costo dei circa 65 milioni di euro (65%/70%) della  spesa sanitaria assorbita dalle malattie non trasmissibili. In tale  contesto, Dieta mediterranea e Cucina italiana devono diventare assi portanti del nuovo Piano, dando vita ad una strategia nazionale capace di integrare questi due Patrimoni come driver di prevenzione, dando vita ad un nuovo paradigma: passare dalla cura alla prevenzione, dal farmaco al cibo e dal marketing alimentare alla cultura alimentare. In tale direzione appare quanto mai urgente:

  • l’inserimento della educazione alimentare come materia curricolare e non come appendice superficiale di improbabili progetti scolastici;  
  • porre un freno  con decisione al dilagare dei prodotti ultra-processati;
  • promuovere  la cucina italiana come momento culturale quotidiano, recuperando  la  sobrietà come atto politico capace di contrastare lo spreco alimentare.

Sono solo alcuni degli interventi che da subito possono dare vita realmente ad una inversione di tendenza verso una prevenzione primaria degna di tale nome. L’Italia detiene oggi una leadership culturale e scientifica sul tema del cibo. Il nuovo Piano nazionale di Prevenzione rappresenta un’occasione storica per trasformare i riconoscimenti Unesco in politiche pubbliche strutturate. Lasciare fuori la Dieta mediterranea e la Cucina italiana dalle linee strategiche del piano prevenzione significherebbe rinunciare a strumenti già riconosciuti, credibili e condivisi a livello internazionale, ma essenzialmente sarebbe una grave  mancanza di responsabilità istituzionale. Se correttamente valorizzati e tradotti in politiche concrete, i due riconoscimenti Unesco, possono costituire un riferimento internazionale, di benessere, sostenibilità e salute pubblica, esprimendo appieno il loro valore culturale e sociale e assolvendo alla loro funzione: la Dieta mediterranea  nell’indicare la strada della salute e dello stile di vita sano; la Cucina italiana nel divenire patrimonio quotidiano degli italiani, insegnata, praticata e condivisa. Fra il dire e il fare non c’è più di mezzo il mare, ma il “cominciare”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.