José Mourinho: è venuto, ha visto ma non ha vinto: «Colpa degli arbitri e della rosa»

Oggi il fronte dei perplessi è in progressiva emersione, non solo per le sei sconfitte rimediate dalla Roma nelle ultime dodici partite, soprattutto per come sta gestendo la squadra. La messa al bando di gran parte dei rincalzi dopo il naufragio di Bodoe è stato un pezzo unico nel suo genere: i tecnici normalmente difendono i propri giocatori dagli attacchi, lui li ha pubblicamente messi all’indice. Una forma di pressione sulla proprietà? Probabile, ma quando il tecnico ha avuto necessità di ripescare giocatori ripudiati e svalutati, ne ha ottenuto prestazioni modeste, com’era prevedibile


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

La tribù mediatica attorno al calcio è contenta ma i risultati non arrivano

È ARRIVATO, HA VISTO, e per ora non ha vinto. In compenso, è costantemente al centro della scena. Il ritorno di José Mourinho nel calcio italiano, undici anni dopo il Triplete interista, è stato ancora più fragoroso di quanto si potesse prevedere. Oggi come allora, la grande tribù mediatica che gira attorno al calcio dovrebbe ricordarlo nelle preghiere del mattino, per il flusso di spunti, riflessioni, polemiche e titoli a effetto che regala senza soluzione di continuità.

Quanto al suo contributo alle fortune della Roma, che lo ha ingaggiato per tre anni con un contratto di circa 7 milioni a stagione, il bilancio è meno esaltante. La sconfitta nel derby e l’umiliante 6-1 in casa del Bodoe Glimt hanno venato di diffidenza il consenso oceanico delle prime settimane, quando il mantra era “già si vede la mano di Mourinho” e perfino un’amichevole finita in rissa contro il Betis in precampionato veniva salutata da stampa ed emittenti romane come una manifestazione del carattere infuso dal nuovo tecnico. 

Oggi il fronte dei perplessi, pur minoritario, è in progressiva emersione, non solo per le sei sconfitte rimediate dalla Roma nelle ultime dodici partite; ma anche e soprattutto per come Mourinho sta gestendo la sua rosa. La messa al bando di gran parte dei rincalzi dopo il naufragio di Bodoe è stato un pezzo unico nel suo genere: laddove i tecnici normalmente tendono a difendere i propri giocatori dagli attacchi, lui li ha pubblicamente messi all’indice, ritenendoli inadeguati e inutilmente costosi. Non ho ricambi, è stato da allora il suo leit motiv, reiterato ad ogni conferenza stampa. Una forma di pressione sulla proprietà? Probabile, ma quando il tecnico ha avuto necessità di ripescare giocatori ripudiati e svalutati, ne ha ottenuto prestazioni modeste, com’era prevedibile. 

Special One gioca sempre due partite: una con i suoi giocatori, l’altra con il direttore di gara e i suoi assistenti

E poi gli arbitri, bersagli storici dello Special One, che gioca sempre due partite: una con i suoi giocatori, l’altra tesa a interagire (se non condizionare) il direttore di gara e i suoi assistenti. Un atteggiamento che finora non ha però portato nulla di buono, visto che la Roma ha dovuto ingoiare decisioni inspiegabili, ultima della serie il rigore del provvisorio 2-2 concesso al Venezia. 

Chissà che non sia anche questo un segnale: il Mourinho dei tempi d’oro riusciva ad “allenare” anche gli arbitri, quello attuale fatica a farsi seguire dai suoi uomini© RIPRODUZIONE RISERVATA


L’analisi integrale di Marco Filacchione su Mourinho è pubblicata per gli abbonati sul numero 14 del nostro magazine

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Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.