Il tempio del calcio nella Capitale: «Non chiamerò mai lo Stadio Olimpico Stadio Paolo Rossi»

Vogliamo spogliare la Capitale di ogni tradizione storica? E con quale fine? Pratico? No. Culturale? Men che meno. E allora? Non possiamo non pensare che purtroppo ci siamo provincializzati


Paolo Rossi esulta dopo un gol in maglia azzurra ai Mondiali del 1982 contro la Germania. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «Roma e Lazio dovrebbero avere il prima possibile un loro stadio. Quando questo accadrà, con l’Olimpico che può diventare davvero il teatro della Nazionale italiana in stile Wembley, allora il mondo dello sport avrà il diritto e il dovere di intitolarlo a Paolo Rossi»

La lettera di VITTORIO EMILIANI

Caro direttore, ti dico chiaro e tondo che non chiamerò mai lo Stadio Olimpico Stadio “Paolo Rossi” che era toscano, non ha mai giocato in una squadra romana, non si è mai sacrificato anche nel fisico come Gigi Riva, non è Totti, e allora perché? Non chiamerò mai il Parco della Musica, cioè il più frequentato Auditorium plurisale d’Europa, più del Barbican Centre, “Auditorium Morricone”, piacevole confezionatore di musiche da film o di spaghetti western; le sue musiche “serie” sono né Verdi né Rossini, eppure la Scala è rimasta la Scala. Non chiamerò mai lo storico Teatro Valle (serate memorabili per Rossini e Pirandello, nientemeno) “Teatro Franca Valeri” bravissima attrice satirica, ma nemmeno romana; stento molto a chiamare “Galleria Alberto Sordi” la Galleria Colonna. Vogliamo spogliare la Capitale di ogni tradizione storica? E con quale fine? Pratico? No. Culturale? Men che meno. E allora? Non possiamo non pensare che purtroppo ci siamo provincializzati, che vogliamo che i luoghi ormai storici siano meno storici.

— Vittorio Emiliani 

Caro Vittorio, insensata pare anche a me questa ricerca del nome famoso purchessia per dare un ‘volto’ a un luogo, senza alcun criterio artistico o sportivo, come nei casi che citi. C’è un nome più bello, e unificante, di Olimpico per un tempio dello sport, nella Capitale del Paese? Difficile riconoscere una qualche utilità al dibattito pubblico sradicato dalla storia e dai sentimenti dei cittadini. Se non per far caciara, come sta avvenendo anche stavolta. Più provinciali di così… — (Igor Staglianò)

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.