«L’Italia brucia e il decreto incendi non la spegne»: per gli ex forestali altri sprechi in agguato

Un volontario tenta di arginare un’incendio in Abruzzo nel Parco Nazionale  (foto Filippo Coscetta ©)

Presentato mercoledì 13 a Roma il dossier della Ferfa (Federazione rinascita forestale e ambientale) sul decreto Draghi dell’8 settembre per fronteggiare i disastri provocati dai roghi. La riforma Madia ha frammentato il Corpo Forestale tra 5 diverse amministrazioni, distruggendo «il suo ben collaudato sistema per l’antincendio boschivo». La relazione tecnica del decreto, affermano gli ex forestali, è «un carrello della spesa per rifarsi il guardaroba, acquistando mezzi e strumentazioni poco utili all’attività antincendio». Previsti 2,6 milioni di euro in zaini con kit operativi per i Carabinieri forestali che, però, non possono allontanarsi dal proprio mezzo: «prima di comprarli andrebbero cambiate almeno le regole dell’Arma»


L’articolo di LILLI MANDARA

UN DECRETO INUTILE, che darà vita ad altri sprechi, ad altri investimenti sbagliati. Gli ex Forestali sono delusi e decisi a fare la guerra: il decreto legge n.120 dell’8 settembre approvato dal governo Draghi rappresenta un pugno nello stomaco perché le famose “disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile” di fatto nulla hanno a che fare con la lotta agli incendi. “L’Italia brucia e il decreto incendi non la spegne” è lo slogan usato dalla Ferfa, Federazione rinascita forestale e ambientale, che oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa ha presentato le sue osservazioni, un dossier di 44 pagine in cui, in maniera dettagliata, spiega come e perché la riforma Madia ha rappresentato un fallimento dalle conseguenze devastanti per il territorio: nei primi otto mesi del 2021 sono andati a fuoco quasi 200 mila ettari di boschi, una superficie equivalente alle città di Roma, Napoli e Milano messe insieme.

Un Canadair in una pericolosa picchiata sul costone di una montagna (foto Filippo Coscetta ©)

Sono tante le contestazioni che la Ferfa muove al governo Draghi e al decreto dell’8 settembre. Sulla governance dell’antincendio, per esempio: il decreto prevede un suo rafforzamento ma loro sottolineano che il rafforzamento non serve anzi, occorre una sua completa revisione perché proprio nel 2021 l’attuale modello ha dimostrato tutta la sua criticità. «Fino al 31 dicembre 2016 l’Italia disponeva di un sistema di coordinamento efficiente in materia Aib (antincendio boschivo)», ha spiegato il segretario Antonio Alì. «Perno del sistema era il Corpo forestale dello Stato il quale, malgrado la cronica mancanza di risorse rilevata dalla Corte dei conti nel 2011, con la sua elevata professionalità garantiva interventi rapidi ed efficienti. La maggior parte degli incendi riusciva a essere spenta entro un’ora; entro le prime due ore era stato risolto il 19% dei casi e alto è ancora il numero di quelli per i quali occorrono tra le due le 12 ore». La riforma Madia frammentando il Corpo Forestale e il suo personale tra 5 diverse amministrazioni, ha distrutto «il suo ben collaudato sistema per l’antincendio boschivo».

Gli ex Forestali sostengono la richiesta presentata dal Consiglio nazionale dei Geologi delle Regioni Abruzzo e Marche, da un gran numero di sindaci e di Comunità montane per «ricostituire una forza di polizia specialistica ad ordinamento civile che, al pari dell’ex corpo forestale dello Stato, svolga in via esclusiva attività, oltre che di repressione, di prevenzione e vigilanza del territorio in materia forestale dei boschi». Ma c’è dell’altro nell’elenco di critiche al decreto: gli acquisti, una nota dolentissima perché, secondo la Ferfa, non sono finalizzati all’antincendio boschivo, e quindi rischiano di rivelarsi completamente inutili. «Il prospetto presentato dalla relazione tecnica sembra invece un carrello della spesa da cui molti possono attingere per rifarsi il guardaroba, acquistando mezzi e strumentazioni che a volte poco centrano con l’attività antincendio». Come se non bastasse, vengono indicati acquisti per tecnologie già esistenti. Oppure l’acquisto di mezzi pesanti che difficilmente possono avere accesso nelle zone montane o elicotteri che difficilmente possono essere utilizzati negli incendi boschivi.

Comignolo di fumo nella valle sottostante Rocca di Cave, borgo antico nella provincia Roma (foto Filippo Coscetta ©)

Sprechi su sprechi quindi, un elenco della spesa formulato da chi non è tecnicamente preparato. La ciliegina sulla torta è data dall’acquisto di zaini attrezzati con kit di avvistamento, anche questi completamente inutili perché, spiegano gli ex Forestali, «per poter utilizzare efficacemente il kit si dovrebbe prevedere la possibilità di lasciare l’automezzo incustodito, così come è sempre stato nel Corpo forestale dello Stato. Per i carabinieri ciò non è possibile, in quanto le circolari e le disposizioni militari interne lo vietano». Quindi, «prima di spendere 2,6 milioni di euro in zaini con kit operativi andrebbero cambiate le regole dell’Arma». Nuovi sprechi che si sommano a quelli vecchi: «Col nuovo decreto, è evidente che si sta andando verso la creazione di una flotta statale antincendio costituita quasi esclusivamente da aeromobili ad ala fissa rotante di grandi dimensioni poco pratici e con elevati costi di gestione».

In conclusione, secondo gli ex Forestali, il decreto non risolve il problema del coordinamento tra le varie amministrazioni e non garantisce la riduzione delle tempistiche di intervento, principale causa dell’aumento dei boschi andati a fuoco dal 2017 a oggi. I fatti parlano chiaro, parla la storia di otto incendi, tra il 2017 e il 2021, che hanno devastato il territorio distruggendo boschi secolari, facendo strage di animali selvatici e causando danni spaventosi all’economia. «Erano incendi che potevano essere spenti in minor tempo e con meno danni. E — aggiunge la Ferfa — a causare un esito tanto disastroso è stata innanzitutto la distanza dei presidi antincendio, che ha influito sulla tempestività dell’intervento, in aggiunta la scarsa efficacia delle operazioni di spegnimento. In più la presenza dei presidi dei vigili del fuoco è ben lontana dalla capillarità sul territorio garantita dal corpo forestale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.