L’incontro con l’ex priore del monastero cistercense “Dominus Tecum” a Pra‘d Mill, a Bagnolo in provincia di Cuneo: «Oggi, mi sembra, riusciamo a nascondere meno lo scandalo della miseria e lo accettiamo meno, se poco poco vogliamo tenere gli occhi aperti. La miseria è stata nascosta “in periferia”, dove Papa Francesco ci ha chiesto di andare a servire. La miseria del vicino di casa, senza andarla a cercare in altri continenti, è lo scandalo permanente nella storia dell’umanità e i cristiani, che hanno ricevuto la missione di lottare contro, o non si danno da fare abbastanza o si trovano sommersi da un mondo che non vuole guardare la realtà». Sul passaggio della Certosa di Pavia al ministero della Cultura per i pochi monaci che ci vivono, Padre Falletti offre un riflessione originale e pacata: «I monaci in molti monasteri sono diventati guardiani di musei, e certe comunità nuove, anche se di ordini tradizionali, non se la sentono più di portare un tale peso. Questo non vuol dire che non ci sono più persone che pregano. Sono nati molti monasteri e molte comunità che hanno preferito un habitat più semplice. Sì, a scapito delle opere d’arte, ma in favore della autenticità di una vocazione evangelica. Bisogna ripensare ad un nuovo umanesimo attraverso la bellezza della natura e dell’arte umana. Può aiutare la nostra umanità a guarire»
◆ L’intervista di FABIO BALOCCO con PADRE CESARE FALLETTI
Padre Cesare Falletti, 86 anni, nel monastero cistercense “Domus Tecum” di Pra’d Mill da lui aperto nel 1995 su richiesta del Cardinale Anastasio Ballestrero a Bagnolo in provincia di Cuneo
►Padre, per chi è anziano come noi il mondo non solo non è migliorato ma sono aumentate le guerre, i genocidi, le disuguaglianze, le depredazioni dell’ambiente naturale. Cose impensabili, per lo meno nelle proporzioni attuali, anche solo alla metà del secolo scorso. Invece che un mondo di pace ci ritroviamo un mondo in aperto conflitto su ogni fronte. Quali sono le sue considerazioni al riguardo?
«Sono nato nel momento in cui scoppiava la Seconda guerra mondiale e ho vissuto la giovinezza negli anni della rinascita dell’Italia. Anni belli, c’era lavoro e il futuro sembrava sereno. Ma sono gli anni in cui con molta incoscienza si è pensato solo al benessere, senza pensare al futuro del pianeta, all’ambiente, allo sviluppo delle terre che stavano decolonizzandosi e a molti problemi che oggi pesano sulla nostra società e sulle nostre coscienze. Bisogna riconoscere che oggi i giovani sono più attenti di quelli della mia generazione alle ferite del mondo. Sono entrato in monastero al momento in cui vari movimenti giovanili si formavano per portare aiuto ai paesi più abbandonati. Oggi mi dispiace non essere stato coinvolto da essi, anche se la vocazione monastica per me era ben chiara. È vero le guerre oggi si moltiplicano e la violenza dei prepotenti domina: ma non è una novità; oggi ne siamo più sensibili».
— Ricordo bene quando lei mi disse anni fa che la povertà è una scelta, la miseria la si subisce: oggi purtroppo sono sempre di più i miseri e sempre più ampio il divario tra chi ha e chi non ha. Anche in questo campo il mondo è peggiorato. Anche su questo tema qual è il suo pensiero?
«Oggi, mi sembra, riusciamo a nascondere meno lo scandalo della miseria e lo accettiamo meno, se poco poco vogliamo tenere gli occhi aperti. Quando ero bambino a Roma, accanto a casa mia c’erano delle grotte abitate da famiglie. Immigrati del Sud, e non era un quartiere popolare, come quelli che si sono formati dopo gli anni 70. Le grotte sono scomparse al momento dei giochi olimpici del ‘60 e apparentemente i miseri non c’erano più. Ma il cuore degli uomini non è cambiato e la miseria è stata nascosta “in periferia”, dove Papa Francesco ci ha chiesto di andare a servire. La miseria del vicino di casa, senza andarla a cercare in altri continenti, è lo scandalo permanente nella storia dell’umanità e i cristiani, che hanno ricevuto la missione di lottare contro, o non si danno da fare abbastanza o si trovano sommersi da un mondo che non vuole guardare la realtà. Non bisogna credere che non si può far nulla. Ancora ultimamente il Papa Leone ha parlato chiaro. Ma il cuore degli uomini non si lascia toccare. C’è come una gara perversa per essere il più ricco, cosa che non serve a nulla. Se si accettasse una certa semplicità di vita generalizzata, la miseria scomparirebbe».
— Qualche tempo addietro Pierluigi Dovis, direttore della Caritas di Torino, mi disse sconsolato che sia i volontari della Caritas che preti e suore erano sempre più anziani. E proprio sulle loro spalle grava oggi buona parte dell’assistenza ai miseri. Cosa sarà il futuro dell’aiuto a chi non ha?
«È vero, la carità è in mano oggi a una certa categoria di persone; ma si vede che con l’andar del tempo ci sono nuove iniziative. Prima di tutto penso che le classi con tempo libero per servire gli altri si rinnovano: gli anziani validi ci saranno sempre. Forse non saranno più ordini religiosi con missione specifica, ma dottori che partono per i paesi poveri per un tempo di servizio, una volta che hanno terminato il loro tempo professionale, ce ne sono sempre di più; volontari che ottengono un tempo libero per un servizio determinato, anche. Ma forse bisogna anche rendersi conto che la società stessa deve farsi carico della povertà e del servizio che essa richiede. Il volontariato è una cosa bellissima e insostituibile; ma non è tutto. E qualcosa è migliorato dai tempi della nostra gioventù. Il Signore non smette di ispirare la carità e tira fuori cose vecchie e cose nuove dai cuori disponibili».
All’interno della Certosa cistercense di Pavia
— Un recente articolo de Il Fatto parla della Certosa di Pavia, che passerà al ministero della Cultura e i monaci, cistercensi come lei, emigreranno. La crisi delle vocazioni è un dato di fatto. “Siamo rimasti in sei. Il più anziano ha 86 anni, il più ‘giovane’ 70”. dice un monaco dall’interno. Quali considerazioni le suggerisce questo fatto?
«Può sembrare un peccato che monumenti di grande bellezza e di una storia ricca di santità non riescano a sopravvivere. Ma lo è davvero? La vita religiosa, e in particolare la monastica, hanno dovuto fare un grande sforzo per rinnovarsi ed essere fedeli al Vangelo. Al tempo del suo grande splendore la Certosa di Pavia era un luogo in cui si decidevano le sorti del Ducato di Milano e si riusciva a mantenere la pace fra le grandi famiglie. Era un vero servizio alla società, ma oggi non è più così. I monaci in molti monasteri sono diventati guardiani di musei, e certe comunità nuove, anche se di ordini tradizionali, non se la sentono più di portare un tale peso. Questo non vuol dire che non ci sono più persone che pregano. Sono nati molti monasteri e molte comunità che hanno preferito un habitat più semplice, meno pesante e costoso da intrattenere, più rispondente al bisogno degli ospiti che cercano rifugio nella preghiera e nell’accoglienza fraterna. A scapito delle opere d’arte? Sì, ma in favore della autenticità di una vocazione evangelica. La funzione delle opere d’arte è forse cambiata. Basta vedere come oggi esse sono invase dai turisti. Forse bisogna pensare a come renderle utili e nutrienti per questo nuovo genere di fruitori; ma non tocca ai monaci, che, in genere, non ne sono neanche i proprietari. Bisogna ripensare ad un nuovo umanesimo attraverso la bellezza della natura e dell’arte umana. Può aiutare la nostra umanità a guarire».
— Il monastero di Pra’d Mill gode buona salute?
Il monastero “Dominus Tecum” Pra’d Mill a Bagnolo in provincia di Cuneo voluto dal Cardinale Anastasio Ballestrero
«Non so se Pra ‘d Mill gode di buona salute. È un monastero non tanto grande, di dodici monaci di varie età, fra i 34 e gli 86. Dodici monaci che amano il loro monastero e la vita che vi si vive, con i loro problemi, ma volendosi bene, fedeli alla preghiera comune e al lavoro. È un monastero frequentato da molti ospiti, di cui molti giovani, che cercano seriamente Dio ed entrano nel clima aiutando la comunità a vivere la sua vocazione al servizio di Dio. La vita è semplice, fervente e silenziosa e si cerca di vivere del proprio lavoro. Ringrazio Dio perché sono sempre stupito di ciò che è successo in questi trent’anni di vita del monastero».
Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.