Il 2022 che sarà. Vaccini, mutazioni e poche certezze: la Covid del futuro farà ancora paura?

Oltre alla pillola, avremo a disposizione anche nuovi vaccini proteici

I primi studi fanno sperare che Omicron sia più lieve di altre varianti. Anche se la variante avrà un impatto più lieve, il vero problema sarà, come è ormai da anni, la capacità ricettiva degli ospedali, ridotti all’osso già prima della Covid, e ora in difficoltà anche per l’elevato numero di contagi tra il personale. Nel primo semestre 2022 al centro del dibattito sarà la quarta dose, ma è in arrivo anche la Paxlovid, il nuovo farmaco contro la Covid. Oltre alla pillola, avremo a disposizione anche nuovi vaccini proteici, come ad esempio Novavax o quello sviluppato a Cuba dalla ricerca pubblica, che non segue le logiche di sviluppo, né di mercato, dei prodotti delle multinazionali americane


L’analisi di LAURA CALOSSO

IL VIRUS CHE da due anni ci sconvolge la vita sarà ancora con noi nel 2022? Sì, ma non sarà lo stesso. Tre tappe della sua evoluzione le abbiamo già conosciute e alle varianti abbiamo dato anche un nome: la famigerata D614G di fine 2019, meglio nota come Wuhan, sulla cui origine il dibattito non è affatto chiuso, la Delta, emersa nell’estate 2021, e la Omicron che nella coda dell’anno appena passato fa registrare picchi di contagio in tanti paesi occidentali, livelli mai raggiunti prima, neppure  quando i vaccini non esistevano. Per fare previsioni sul nuovo anno è essenziale una domanda: nella nostra azione di contrasto all’epidemia stiamo agendo efficacemente? Al proposito sono in corso vari studi. Il più recente, pubblicato su Nature il 23 dicembre scorso, si intitola: “Sorprendente capacità della variante Omicron di Sars-CoV-2 di aggirare gli anticorpi” [nota 1]. Un nutrito gruppo di scienziati ha rilevato che «una caratteristica stupefacente di questa variante è il gran numero di mutazioni della spike (proteina che decora la superficie del virus con protuberanze n.d.r. ), che rappresentano una minaccia per l’efficacia degli attuali vaccini Covid-19 e per le terapie con anticorpi monoclonali». Cosa significa? Che probabilmente, come scrivono gli scienziati in conclusione, la variante Omicron ci obbligherà «allo sviluppo di nuovi programmi che anticipino la traiettoria evolutiva della Sars-CoV-2». 

Omicron è una variante più contagiosa ma, dai primi studi, appare meno aggressiva 

Il rischio della mutazione del virus a seguito della vaccinazione di massa era già noto nel marzo 2021 quando uno scienziato della UCL di Londra, Indrani Roy, su The British Medical Journal [nota 2] riportava le parole del professor Paul Bieniasz della Rockefeller University, Usa, secondo il quale, il tempo tra la prima dose e il momento della seconda iniezione (prevista per massimizzare la risposta immunitaria) avrebbe potuto funzionare come una sorta di terreno fertile per il virus, aiutandolo ad andare verso nuove mutazioni. «Dopo l’inizio del programma di vaccinazione, quasi tutti i paesi hanno sperimentato un improvviso aumento della trasmissione del virus e la maggior parte di essi ha dovuto imporre severe misure di blocco» sottolineava l’articolo. Quelle ipotesi sembrano confermate dai fatti di oggi. Omicron è una variante molto diversa dalle precedenti, più contagiosa ma in apparenza meno aggressiva. Lo dicono nuovi studi, ad esempio quello pubblicato il 23 dicembre scorso, sempre su BMJ  dal titolo: “Covid-19: I primi studi fanno sperare che Omicron sia più lieve di altre varianti” [nota 3]. Anche se la variante avrà un impatto più lieve, il vero problema sarà, come è ormai da anni, la capacità ricettiva degli ospedali, ridotti all’osso già prima della Covid, e ora in difficoltà anche per l’elevato numero di contagi tra il personale. 

In questi giorni Israele ha avviato la somministrazione della quarta dose nei primi giorni di gennaio

Nel primo semestre 2022 al centro del dibattito sarà la quarta dose. Un esempio di discussione è in corso in Israele. Su The New York Times è apparso al proposito un articolo [nota 4] dal titolo esplicativo: “Israele valuta la quarta dose di vaccino, ma alcuni esperti dicono che è prematuro”. Il sommario dell’articolo sottolinea: “Alcuni scienziati avvertono che troppe dosi potrebbero effettivamente danneggiare la capacità del corpo di combattere la Covid-19. Ma gli esperti israeliani dicono che non c’è tempo da perdere”. 

In queste settimane Israele ha intanto stretto un accordo con Pfizer per l’acquisto di 100mila pillole di Paxlovid, il nuovo farmaco contro la Covid. Anthony Fauci, consulente del Presidente americano Joe Biden, ha dichiarato che la pillola evita i ricoveri, ma l’unico svantaggio è che al momento non ce ne sono grandi provviste. In Italia dovrebbe arrivare da gennaio 2022. Oltre alla pillola, avremo a disposizione anche nuovi vaccini proteici, come ad esempio Novavax o quello sviluppato a Cuba dalla ricerca pubblica, che non segue le logiche di sviluppo, né di mercato, dei prodotti delle multinazionali americane (Pfizer e Moderna)? Attualmente essi esercitano una sorta di monopolio nei paesi collegati alla sfera di influenza statunitense. E la risposta a questa domanda non avrà solo implicazioni sanitarie: peserà anche stavolta la geopolitica.

Se da questa esperienza dobbiamo imparare qualcosa, è forse la necessità di avviare nuove modalità di assistenza ai pazienti, sul modello delle cure palliative, ovvero interventi a domicilio del personale sanitario, che, oltre a costare meno di un ricovero, offrono il vantaggio di cure tempestive. Le code per i tamponi in farmacia a cui assistiamo dopo due anni dalla comparsa del virus ci invitano a un ragionamento complessivo sul futuro del sistema sanitario nel nostro Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.